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Lo sterminio degli armeni - Parte II (l'inizio del XX secolo) PDF Stampa E-mail
Domenica 09 Dicembre 2007 11:34

Nei primi anni del XX secolo sono frequenti in tutta Europa gli scenari sociopolitici in cui tendenze nazionaliste e pulsioni rivoluzionarie si mescolano e si intrecciano; il discrimine tra rivolte sociali e insurrezioni nazionaliste si sfuma, progresso e modernizzazione si intrecciano con autodeterminazione, statalismo e rivoluzione. Forze politiche destinate in un prossimo futuro a contrapposizioni roventi sono spesso alleate tra loro. Un tratto comune della storia politica delle popolazioni sotto autorità imperiale vede l'intelligencija espatriata abbracciare posizioni internazionaliste, e le "quinte colonne" interne comportarsi solitamente -e necessariamente- in modo opposto, ai limiti dello sciovinismo.
Nell'impero turco pressoché tutte le nazionalità risolvono, non senza contraddizioni, a modo loro questo conflitto: a grandi linee è possibile sostenere che la tendenza greca, bulgara ed in parte anche armena è quella di attaccare il già vacillante sultanato. La tendenza dei nazionalisti turchi, quella di fare quadrato contro le potenze estere.
Il nazionalismo turco si fonda essenzialmente sui legami linguistici, intesi come sintesi di una unità culturale, e sul postulato che esista una "razza turca" di antiche e comuni origini; Ziya Gökalp è il principale ideologo di quel panturchismo di cui ancora oggi è possibile constatare l'influenza, nella propaganda e nell'azione politica di vari paesi centroasiatici. Portate all'estremo dal Comitato di Unione e Progresso, le idee nazionaliste ed il panturchismo (e non quell'"islam" che tanto ha contribuito ai dividendi della Rizzoli) contribuirono in modo determinante a mettere in piedi il clima politico ed il puntello ideologico in cui il genocidio poté consumarsi. Nei secoli precedenti, i millet ottomani si ripartivano sulla base della credenza religiosa, che era sicuramente motivo di inuguaglianza in fatto di diritti e privilegi; in questo contesto la comunità etnoreligiosa armena era considerata "il millet leale", in contrapposizione a quello greco e a quello bulgaro. L'inuguaglianza sancita dall'istituto dei millet, in altre parole, non venne mai accampata a giustificativo di repressioni o discriminazioni generalizzate, cosa che venne resa lecita e possibile soltanto nel nuovo orizzonte dei nazionalismi. La nazionalizzazione delle élite è parte essenziale del processo di costruzione di una identità nazionale; l'attivismo nazionalista armeno subì l'influenza del modello organizzativo russo, ribellista e rivoluzionario. Le avanguardie cittadine che costituivano l'ossatura del Dashnak e dello Hnchak erano poco inclini alla moderazione e puntavano alla formazione di una nuova classe dirigente che sostituisse quella, di tipo religioso, cui fino ad allora la popolazione aveva fatto riferimento.
In tutta Europa le istanze nazionalistiche si uniscono a quelle di tipo sociale: la risposta turca al nascente nazionalismo armeno prende esattamente questa strada utilizzando massicciamente la propaganda e dipingendo instancabilmente gli "armeni" come sfruttatori delle masse turche. La propaganda sorvolava allegramente sul fatto che l'80% almeno della popolazione armena era costituita da contadini, ma riusciva nei suoi obiettivi adombrando che alla postulata supremazia economica di una minoranza si unisse anche la sua connivenza con le potenze estere ostili all'impero. Questo non impedì, almeno all'inizio, che le parti in causa si scambiassero rispettive legittimazioni ed intrattenessero rapporti piuttosto fitti: nei congressi esteri dell'opposizione ottomana il Dashnak è spesso rappresentato ed il clima di collaborazione prosegue, in vista della lotta contro il sultanato percepito come nemico comune, almeno fino alla rivoluzione del 1908.
Proprio al congresso parigino del 1902 indetto dal Comitato per l'Unione ed il Progresso si verificò una prima frattura tra un'ala liberal-ottomana, cui il Dashnak guardava con favore, interessata ad un riformismo che proponesse per l'impero il modello anglosassone, ed un'ala nazionalistica che vedeva nel mantenimento del centralismo la necessaria risposta all'intromissione da parte di potenze estere. Fu soprattutto l'ala nazionalista del CUP, che manteneva comunque una struttura da società segreta, a fare proseliti, soprattutto in quell'esercito che forniva da sempre quadri e dirigenti alla pubblica amministrazione ed alla società civile, e nel quale la situazione economica precaria ed il clima di sospetto e di ossessione per il complotto instaurato da Abdelhamid avevano fatto crescere lo scontento. Per tutto il primo decennio del secolo le guarnigioni extra-anatoliche come quella di Salonicco avevano ospitato nuclei di ufficiali che di nazionalismo turco erano imbevuti, e che erano sempre più decisi ad opporsi al sultanato. Il fenomeno ebbe a Salonicco eccezionale rilevanza anche perché la città era base di partenza per la lotta alla guerriglia serba, bulgara, macedone e greca. Nel 1906 una decina di cospiratori costituì la Othmânli Hürriyet Cemiyyeti (Associazione ottomana della libertà) cui aderirono vari ufficiali, come Mehmet Tal'at, Enver Bey e Cemal Bey. A questa iniziativa si fa risalire convenzionalmente la nascita del movimento dei Giovani Turchi, che si diffonde immediatamente nei quadri dell'esercito.
Nel 1906 ad Erzurum scoppia una rivolta per motivi fiscali; è il segnale di un malessere generalizzato che i partiti di opposizione tentano di incanalare e di guidare. La rivolta riguarda un'intera leva e prosegue per un anno e mezzo con l'occupazione delle poste e del telegrafo, fondamentale per le comunicazioni militari del tempo. Solo nel novembre 1907 le truppe regolari ripresero il controllo della città, ma ormai l'insurrezione divampava ovunque ed è proprio l'esercito a ribellarsi alle autorità provinciali, chiedendo a partire dal luglio dello stesso anno il ripristino della costituzione che il sultano aveva concesso nel 1876 ed abrogato due anni più tardi. Abdulhamid II non aveva alcun mezzo per fronteggiare la ribellione e venne a patti con i rivoltosi annunciando, il 22 luglio 1907, che la costituzione era ripristinata e che dopo più di trent'anni il parlamento si sarebbe nuovamente riunito.
La vittoria, con il raggiungimento dell'obiettivo comune prefissato, divide immediatamente il fronte dei vincitori. L'ala radicale del CUP non rinuncia affatto al centralismo ed assume Germania e Giappone come modelli di assetto statale per i propri riferimenti. La natura eterogenea del CUP gli impedì comunque di presentarsi come tale alle elezioni del 1908, che si svolsero proprio in concomitanza con la proclamazione di indipendenza della Bulgaria, dell'annessione di Creta alla Grecia e dell'incorporazione della Bosnia Erzegovina nell'impero austroungarico. I Giovani Turchi che appoggiavano un liberalismo a loro detta in grado di evitare accadimenti del genere furono immediatamente rimproverati del disastro. La maggioranza parlamentare non resse al colpo, aggravato dalle difficoltà finanziarie ed amministrative. Abdulhamid II abbozzò una controrivoluzione che proprio il comando militare di Salonicco stroncò immediatamente: sostituito il sultano con Mehmed V, i Giovani Turchi assunsero dirette responsabilità di governo.


Bibliografia
Dizionario di Storia http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/g/g078.htm
Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini http://www.zadigweb.it/amis/ric.asp?id=4
Marcello Flores, Il genocidio degli armeni, Il Mulino, 2006.

 

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