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Lo sterminio degli armeni - Parte III (dal 1908 all'inizio della prima guerra mondiale) PDF Stampa E-mail
Domenica 16 Dicembre 2007 16:13

Il tentativo di controrivoluzione di Abdulhamid II causa nel 1909 un ulteriore massacro nella zona di Adana. In un quadro politico convulso, le truppe fedeli al sultano attaccano quartieri e villaggi armeni con l'idea di causare in questo modo l'intervento delle flotte europee, che avevano alcune navi alla fonda nella zona. Gli attacchi non giunsero inattesi: gli armeni, fatto nuovo per lo meno nella misura estesissima in cui si verificò, si armarono ed inflissero perdite pesanti agli attaccanti. Nonostante questo gli scontri procurarono venticinquemila vittime armene e nessuno in Europa pensò minimamente ad intervenire. Mehmet Sevket Pasa e la terza armata di Macedonia salvarono il regime costituzionale marciando verso Istanbul.
Tra la rivoluzione del 1908 e lo scoppio delle guerre balcaniche il nazionalismo turco si sviluppa secondo le direttrici del panturchismo e della concezione della "razza" turca come perno stesso dell'impero ottomano; le accentuate tendenze modernizzatrici fanno convergere sul nazionalismo l'interesse della borghesia imperiale, oltre che quella dei militari che costituiscono l'ossatura dell'attivismo politico. Eppure, gli anni in cui il CUP ha responsabilità di governo sono drammatici per l'impero, che vede accentuarsi la caduta del proprio prestigio internazionale e perde quasi tutti i propri territori in Europa; lo scenario che viene a crearsi fa lecitamente pensare -non soltanto nelle cancellerie- che la fine dell'impero ottomano e lo smembramento della stessa penisola anatolica siano rischi (o prospettive, nel caso delle potenze europee pronte a fiondarsi su annessioni facili) eccezionalmente concreti. L'ala radicale del CUP, confermata dai fatti la sua visione del mondo, ha il sopravvento sulle altre e termina così il comportamento ondivago tra le prospettive dell'ottomanesimo, del panturchismo e del panislamismo che avevano caratterizzato gli anni della presa del potere. La sconfitta dell'insurrezione di Abdulhamid II aveva portato alla formazione di un governo dominato da Sevket Pasa; l'esercito rischiava di spaccarsi tra generali di nomina -e di fedeltà- imperiale e i giovani della scuola ufficiali fedeli al regime costituzionale. Nel 1912, con le guerre balcaniche in pieno corso, proprio un gruppo di ufficiali impone con un colpo di stato un governo di orientamento liberale; il CUP risponde con un colpo di stato nel gennaio 1913, gli ufficiali uccidono Sevket Pasa come contromossa nel giugno dello stesso anno. Il contesto politico interno ed internazionale legittima una repressione durissima da parte del governo e del CUP che lo controlla: i responsabili della rivolta vengono messi al muro, le loro affiliazioni messe in condizioni di non nuocere, il governo messo in grado di emanare leggi anche senza l'approvazione parlamentare; un fatto che avrà un peso decisivo per gli avvenimenti che seguirono.
I rovesci delle guerre balcaniche, le aspettative di un crollo imperiale neanche tanto celate da parte delle potenze europee, l'accendersi di altri nazionalismi da parte delle popolazioni dell'impero accelerano il processo di elaborazione ideologica in corso nel CUP: la linea politica da esso seguita identifica nell'integrità della penisola anatolica il fondamento del nazionalismo turco. Una penisola anatolica i cui equilibri demografici stanno cambiando, perché vi si vanno trasferendo i cittadini musulmani sfuggiti alle violenze ed alle perdite territoriali subite dall'impero nei Balcani. La presenza dei nuovi giunti è imposta spesso con la forza dai curdi, dai turchi e dai circassi già presenti, con la prevedibile -se non auspicata- accentuazione dei conflitti interetnici. Lo spostamento di popolazioni fu di tale ampiezza (circa cinquecentomila persone) da turchizzare ed islamizzare in modo marcato l'Anatolia, legittimando vieppiù la visione politica che il CUP andava perfezionando.
Nel corso degli anni il risentimento armeno nei confronti del governo non aveva fatto che crescere, e gli eventi di Adana non avevano certamente migliorato le cose. Con il ripristino della costituzione il Dashnak aveva partecipato alle tornate elettorali ed era rappresentato in parlamento. Nel susseguirsi dei colpi di stato i deputati del Dashnak si erano divisi sulla parte da appoggiare e scontavano anche un isolamento crescente da parte del grosso della popolazione, ancora legata al tradizionale potere religioso. Nelle elezioni municipali del 1912 e a quelle successive per la Camera dei deputati una formazione composita, l'Intesa liberale, si contrappone al CUP ed ottiene il favore anche dell'elettorato armeno conservatore; alla fine di febbraio, però, il ministro responsabile delle "Pie Fondazioni", appartenente al CUP, promette agli armeni che saranno loro restituite le proprietà confiscate dai curdi nel corso del regime hamidiano ed ottiene il favore del Dashnak, con il quale il CUP stringe un accordo promettendo agli armeni venti deputati. Al secondo turno elettorale, la comunità armena di Istanbul votò in massa per il CUP.
Nel corso della seconda guerra balcanica quel che resta del traballante impero è praticamente isolato a livello internazionale. Nel 1913 il CUP estende il proprio controllo sull'esercito favorendo l'attività degli ufficiali aderenti al partito. Vviene fondata la Teskilat-i Mahsusa, l'"organizzazione speciale" paramilitare che dal CUP prende in pratica direttamente gli ordini; tra i suoi primi compiti, l'espulsione di duecentomila greci dalla Tracia e dalle isole dell'Egeo in attuazione delle direttive nazionaliste. Le relazioni tra CUP ed armeni cominciano a deteriorarsi, ma c'è scarsa evidenza che la distruzione fisica della comunità armena nella sua interezza sia stata pianificata prima dello scoppio del conflitto mondiale, non costituendo le prime azioni dell'organizzazione speciale una mossa genocidiaria. Nel febbraio 1914, anzi, il governo si impegna in un accordo con la Russia ad impedire, tramite la presenza di ispettori europei ma non appartenenti a grandi potenze, di impedire ulteriori stanziamenti di profughi nei sei distretti dell'Anatolia orientale dove la popolazione armena era più numerosa. Gli accordi, ben accetti dalla maggioranza della popolazione armena, ignorano del tutto l'esistenza delle popolazioni curde, che nei mesi e negli anni successivi il nazionalismo turco troverà agevolmente modo di strumentalizzare e di armare. Il ministro dell'interno Mehmed Talat Pasha frappose in ogni caso all'attività degli ispettori europei ogni sorta di ostacoli.
Soltanto quando la Germania è già in guerra contro la Russia, il 2 agosto 1914, il governo ed il CUP rompono gli indugi e firmano un trattato segreto con la Germania. La Germania non mostra interesse per le minoranze comprese nell'impero ed offre quel modello di stato centralizzato e forte tipico della tradizione guglielmina, cui il CUP guarda con eccezionale favore. In caso di vittoria, la Germania garantiva l'avallo del panturchismo, da attuarsi a spese dei territori russi. Negli stessi mesi il CUP chiede al Dashnak di operare per un'insurrezione degli armeni del Caucaso contro l'impero russo, ottenendo un netto rifiuto: le due comunità armene saranno ciascuna fedele all'impero di appartenenza.
Dopo la mobilitazione del 3 agosto, cui fanno séguito dichiarazioni di neutralità che in realtà nascondono un sempre più rapido allineamento alle posizioni ed agli interessi tedeschi, la tensione dovuta alla presenza di navi e marinai tedeschi formalmente inglobati nella flotta ottomana induce all'inizio di novembre l'Inghilterra ad attaccare le fortificazioni dei Dardanelli ed a dichiarare guerra all'impero. Nonostante il sultano dichiarasse la guerra santa in una enorme manifestazione di piazza ad Istanbul, la mobilitazione dei musulmani compresi nei territori imperiali non fu seguita da quelli soggetti alle altre potenze e seguì molto di più le indicazioni del nazionalismo etnico e statale che non quelle della religiosità radicale, come l'andamento delle operazioni militari e l'esito stesso del conflitto finiranno per dimostrare..


Biografia
Marcello Flores, Il genocidio degli armeni, Il Mulino, 2006.

 

 

 

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