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Occidente: che fare? PDF Stampa E-mail
Sabato 28 Luglio 2007 08:23

Diciamoci la verità: esiste un problema "Occidente"?
Noi crediamo di sì e dobbiamo ammettere che ad essere parte del problema non è soltanto quella "pazza" (come in modo assolutamente errato veniva spesso definita) della Fallaci. Lei è stata tra i primi a fornire all'"Occidente" un nemico metafisico del quale esso "Occidente" aveva un bisogno quasi disperato, ma poi molti altri presunti e strapagati intellettuali (Bettiza, Magli, Pera, giusto per citarne qualcuno in Italia, ma ve ne sono molti altri) hanno ulteriormente pescato nel torbido ed hanno validamente messo in piedi un baraccone propagandistico che si scontra ogni giorno con le regole della democrazia, della tolleranza, del pluralismo, della libertà di pensiero, di coscienza e di parola. Infatti l'"Occidente", almeno la sua versione oggi già in crisi dopo sei anni di bellicismo demenziale, quella risvegliata dal vendicativo attivismo americano e foraggiato senza alcun limite dalle lobby sioniste ed imperialiste, non ammette alcuna distinzione tra mercato e vita civile e politica. Il suo obiettivo è la mercantilizzazione della società in tutto il mondo. Esiste un problema Buddismo? O Induismo? O Taoismo? O Cristianesimo? Non c'è problema: siamo sicuri che nelle università e soprattutto nelle redazioni "occidentali" se ne potrebbe creare uno in quattro e quattr'otto, se solo procurasse degli utili.
Posto quindi che un problema "Occidente" esiste, ci sono alcuni errori da non fare.
Il primo è identificare l'"Occidente" con l'Europa, o con il Nord Amrica sazio fino al vomito; la civiltà "occidentale" ha trionfato su tutti gli altri sistemi di produzione della ricchezza ed il capitalismo che ne è alla base ha da sempre cercato -e spessissimo raggiunto- l'obiettivo di dominare ogni aspetto dell'esistente infischiandosene altamente dei diritti e dei bisogni dei più poveri; appena la minaccia "comunista" si è dissolta, è iniziato l'allegro e spensierato smantellamento dello stato sociale. "Occidente" non corrisponde dunque ad un areale geopolitico quanto ad un indicatore economico; è almeno dai tempi dell'accumulazione primaria del capitale che la sua è sempre stata una vocazione universalistica, imperialistica, dominatrice e chi nega questa evidente verità o non capisce nulla del capitalismo o è in evidente malafede. Altro che povere vittime! Chi addita oggi i comportamenti "incivili" dell'avversario del giorno farebbe bene a ripassarsi un po' di storia, dalla conquista dell'America all'espansione inglese in India.

Altro grossolano errore è pensare che l'"Occidente" sia "di sinistra", non dimentichiamoci, ad esempio, che Hitler ebbe sempre una grande simpatia per molti pensatori inglesi, come Chamberlain, e statunitensi, come quell'Harry Laughlin che fu laureato ad honorem a Heidelberg nel 1936; una simpatia che viene tuttora ricambiata. Esistono siti e blog di cittadini statunitensi dove si prendono per autentici i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, o dove si nega la realtà della shoah, presentata, come nella migliore tradizione nazista, come invenzione della propaganda giudaico-massonica.
E, più in generale, l'"Occidente", specie la sua versione teo-con tanto di moda presso la destra italiana, è la negazione di alcuni fondamentali valori della sinistra; basti pensare alla parità tra i sessi, radicalmente negata dalla prassi teo-con, maschilista e teoricamente monogamica salvo eccezioni solitamente mercenarie, alla militarizzazione sociale ferrea che in nome della "sicurezza" si pretende imporre alla società tutta, anche nel privato, a come vengono trattati gli omosessuali ("gay" finché giovani e soprattutto finché è possibile spremergli soldi, poi retrocessi a "finocchiacci" senza tanti complimenti), alla mancanza di libertà personale causata dal precariato lavorativo e dai costi insostenibili degli alloggi, alla non separazione tra stato e religione che è tale solo sulla carta; tutto ciò sta esattamente agli antipodi del libertarismo caotico-anarchico tipico della "mentalità di sinistra". Si ha un bel dire che la dottrina islamica è contro l'amore libero e contro lo "scopare liberamente" quando l'"Occidente" abbonda di campagne antiabortiste e di puttane d'ogni risma (qualunque fogliaccio di annunci economici riporta centinaia di inserzioni di questo tipo), che è contro il vino e la birra quando le strade "occidentali" van riempiendosi di alcolimetri e addirittura di sanzioni per chi si fa vedere all'aperto con una birra in mano (vista in Eire, nel 2004), che è contro il consumo della carne di maiale quando il rapporto degli "occidentali" con il cibo si è fatto talmente patologico da degenerare in stati paraanoressici in cui i cibi di elezione sono yogurt e verdure; con bella ignoranza dello stato attuale delle cose si dipinge addirittura un Islam contrario agli animali domestici quando è a tutti noto l'aneddoto sull'amore che l'Inviato aveva per la sua gatta, contrario ai giochi, agli sport, ai cinema, alle discoteche, ad internet quando le palestre della Repubblica Islamica d'Iran sono piene di lottatori capaci di sostenere allenamenti durissimi per ore intere, in un contesto ben diverso da quello in cui si scatena la plebe da stadio che da decenni costituisce l'archetipo della civiltà "occidentale" ed è intoccabile riserva elettorale della destra italiana. E di quali passioni sportive si dovrebbe menar vanto, con il doping, la corruzione, e i comportamenti inqualificabili in campo e fuori che la fanno da padrone sempre ed ovunque? Ovviamente cinema, discoteche ed internet esistono e sono usatissimi in tutto il dar al-Islam; la technomusic fracassa tranquillamente i timpani di chi cammina per le strade di Tabriz ed a cento metri dalla moschea di Damasco esistono cinema specializzati in proiezioni piccanti. Se è questo il metro con cui misurano la civiltà, gli occidentalisti d'accatto dovrebbero ritenersi più che soddisfatti.

Terzo colossale errore è credere che l'"Occidente" sia più avanzato solo perché è "più vecchio". Con assoluto semplicismo si afferma, ad esempio, che il Cristianesimo ha accettato i valori della democrazia e della tolleranza avendo avuto più tempo per riflettere, l'Islam è ancora giovane (ha solo 14 secoli!), diamogli tempo per maturare e si evolverà, maturerà, come è maturato il Cristianesimo. In effetti il cristianesimo non nasce certo tollerante; il "con me o contro di me" delle scritture si è tradotto in un sistema di potere pervasivo e totalizzante almeno quanto quello sorto con la legge sacra e perché interiorizzasse e facesse propri i valori della tolleranza e del pluralismo ci sono volute rivoluzioni e guerre, in qualche caso fatte non per o dal cristianesimo ma esplicitamente contro di esso, contro il quale ci sono state rivolte vendicative e rabbiose, specie laddove la sua intromissione era stata, per secoli, più forte che altrove, come nell'esperienza anarchica della Spagna del 1936. Anzi, gli ultimi decenni hanno visto non una diminuzione, ma una accentuazione del fondamentalismo intollerante, specie dei cattolici e dei teo-conservatori americani, quindi un percorso opposto a quello auspicabile. Al confronto, l'interpretazione interpretazione tollerante della lettera del Corano è quella che ordinariamente viene dispiegata ogni venerdi pomeriggio nelle moschee di Shiraz, senza che questo sia minimamente dovuto a pressioni di sorta da parte del sedicente "mondo libero", capaci se mai di portare a risultati opposti. E' interessante notare che i difensori d'ufficio del colonialismo non si pèritano affatto di tirare in ballo, e completamente a sproposito, l'"accondiscendenza" mostrata negli anni '30 verso la Germania nazionalsocialista (mai nominata in questo modo, naturalmente: la si personifica nel solo Hitler perché senza una personificazione del male pare che questi signori non riescano a pensare o a respirare) con la quale mezzo mondo intratteneva ottimi rapporti d'affari. Altra allucinante menzogna di gran moda, la citazione secondo la quale l'emiro Amr avrebbe ordinato la distruzione della biblioteca di Alessandria, laddove essa biblioteca ebbe danni irreparabili già nel 270, nel conflitto che oppose Zenobia di Palmira all'imperatore Aureliano. Non è da escludere anzi che la sua fine non sia stata invece dovuta all'azione di cristianissimi fanatici, gli stessi che provocarono danni agli antichi templi.

L'Islam, nel suo insieme, ha negli ultimi decenni metabolizzato di gran carriera gli aspetti della modernità che non vengono percepiti come blasfemi o ignobili; dunque la scienza, la ragione critica, la curiosità per il nuovo e per il diverso vi imperano e stanno rapidamente guadagnando terreno: con tanti saluti all'arretratezza tecnologica dar al-Islam produce oggi beni di consumo di buon livello, macchinari... ed armi. E non soltanto i musulmani sono più di un miliardo, ma il loro numero continua, giustamente, a crescere: le moschee si riempiono e le chiese, almeno quelle cattoliche, si svuotano.
Con bella ignoranza delle cose e delle persone, le meno illuminate (e più pagate, sembrerebbe) menti "occidentali" si intenderebbero di porre rimedio ai danni dall'"Occidente" stesso causati invocando -e quando possono imponendo- barzellettistiche liste di "principi di reciprocità", nella ferma convinzione che basti introdurre qualche "legge" per mettere ogni cosa a posto. Un po' come cambiare il mondo modificando a matita una cartina geografica, almeno in questo caso. Ecco una di queste liste, con le debite ed impietose considerazioni.
• libertà di culto per tutti nei paesi mussulmani. La Repubblica Islamica dell'Iran, autentico spauracchio per isteriche, conta ebrei, armeni e zoroastriani tra coloro che siedono nella Majilis. Enumera anche chiese cattoliche ed anglicane.
• libertà di conversione dall'Islam ad altre religioni. Sarebbe interessante sapere in che modo si garantirebbe e verificherebbe una cosa del genere, stante la mancanza di una qualsiasi anagrafe dei fedeli. Va anche sottolineato il fatto che in molti paesi le "altre religioni" sono spessissimo rappresentate da congreghe protestanti d'importazione americana le cui basi e la cui azione prestano il fianco ad un elevatissimo numero di fondate critiche.
• libertà di costruire edifici di culto non islamici. Possibile in molti paesi all'apparenza insensibili al problema, come la Repubblica Islamica dell'Iran. Un imponente "edificio di culto non islamico" è stato costruito nella poverissima e supersfruttata Nigeria circa una ventina di anni fa. In mezzo al nulla sorge una sorta di copia di San Pietro e pare che lo stesso pontefice avesse a criticare l'enorme dispendio insito nella realizzazione. L'enorme cattedrale di Sameba a Tbilisi, ultimata da pochi anni, ha stravolto l'assetto geologico della collina su cui sorge lesionando un numero molto alto di edifici preesistenti.
• libertà di dire, stampare, insegnare altre visioni della realtà da quella islamica. La capillare diffusione di internet e delle antenne satellitari rendono il problema agevolmente scavalcabile. Certo, è possibile che la "visione della realtà" propagandata dall'Occidente, in cui il consumismo si alterna alla pornografia, non abbia sulla "realtà islamica" l'effetto sperato.
• Distinzione tra religione e stato. Chiesta da paesi in cui la voce degli ecclesiastici influenza in modo decisivo la politica nazionale nonostante ci si affanni a sostenere il contrario, la cosa è piuttosto comica.
• pari dignità per uomini e donne, a qualsiasi livello. Le donne "occidentali" in generale ed italiane in particolare contano come il due di briscola e così sarà ancora per svariate generazioni. La classica trave nell'occhio che diventa ancora più pericolosa perché la si ignora per andare a cercare pagliuzze negli occhi altrui.
• libere elezioni e libera dialettica democratica. Magari aggiustabili all'occorrenza, come in Iraq o genericamente ovunque, o rifiutabili in toto se a vincere è una forza politica sgradita, come Hamas.
Alcuni scribacchini pretenderebbero in questo senso di dare indicazioni perfino al Consiglio delle Nazioni Unite, responsabile di aver da lungo tempo accettato nell'ONU anche autentiche "mostruosità" come la Repubblica Islamica dell'Iran, sostanzialmente colpevole di non essersi lasciata aggredire, di aver combattuto e vinto contro gli americani e contro le loro marionette. Si vorrebbe addirittura che il "terrorismo stragista internazionale" fosse definito "crimine contro l'umanità" e che venisse fatta terra bruciata attorno a chi è accusato di sostenerlo, che fosse sanzionata l'"apologia del terrorismo stragista internazionale" e via cianciando. A parte il fatto che ormai è diventato "terrorismo" qualunque cosa che respiri, la montagna di menzogne sugli "stati canaglia" messa in campo dagli yankee e dai loro servi per aggredire l'Iraq è ben presente a tutti anche ad anni di distanza dal suo primo impianto; quale atteggiamento dovrebbe tenere nei loro confronti quell'ONU che fu pubblicamente calpestata e disprezzata per dare il via alla conquista del petrolio iracheno? E' chiaro che l'intento di questi propositi è negare il diritto alla resistenza, e precisamente il diritto all'unica resistenza possibile quando la controparte è il più perfezionato, rifornito e nutrito esercito che sia mai esistito. Il fatto che nella penisola italiana qualcuno di questi soggetti abbia pensato a fattispecie di reato quali la "compartecipazione psichica" per casi di rilevanza assolutamente trascurabile, quali le manifestazioni di piazza, la dice lunghissima sul pericolo eccezionalmente concreto rappresentato da questa gente, temibile assai più di qualsiasi "terrorismo".

 

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