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Il Corano vs Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: un confronto ridicolo PDF Stampa E-mail
Sabato 28 Luglio 2007 09:27

L'inventiva "occidentale" è pari soltanto alla disponibilità dei suoi epigoni ad arrampicarsi sugli specchi. Brancaleone alle crociate aveva più sprezzo del ridicolo che del pericolo, ed avrebbe sicuramente approvato l'esilarante confronto tra un testo giuridico contemporaneo ed uno dei passaggi più apocalittici del Libro, che ci sembra il caso di integrare con il versetto che lo precede e con i due versetti che seguono, già che ci siamo, senza nulla togliere alla sostanziale inutilità ed improponibilità del confronto.
L'articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita:

"Ciascuno ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; questo diritto include la libertà di cambiare la propria religione o credo, e la libertà, sia da solo che in comune con altre persone, e sia in pubblico che in privato, di manifestare la sua religione o credenza attraverso l'insegnamento, la pratica, l'adorazione e l'osservanza."

Il Corano recita, alla sura 18 (al khaf, la caverna):

28 "E persevera insieme con coloro che invocano il loro Signore al mattino ed alla sera, desiderando il Suo Volto. Non vadano oltre loro i tuoi occhi, in cerca degli agi di questa vita. Non dar retta a colui il cui cuore abbiamo reso indifferente al ricordo di Noi, che si abbandona alle sue passioni ed è oltraggioso nel suo agire."
29 "Di', La Verità viene dal tuo Signore': creda chi vuole e chi vuole neghi. In verità abbiamo preparato per gli ingiusti un fuoco le cui fiamme li circonderanno, e quando imploreranno da bere, saranno abbeverati da un'acqua simile a metallo fuso che ustionerà i loro volti. Che terribile bevanda, che atroce dimora!"
30 "Quanto a coloro che credono e compiono il bene, non lasceremo andar perduta la ricompensa di chi avrà agito per il bene".
31 "Ecco coloro che avranno i Giardini dell'Eden dove scorrono i rusceli. Saranno ornati di bracciali d'oro e vestiranno verdi abiti di seta finissima e di broccato e staranno appoggiati su alti divani. Che eccellente ricompensa, che splendida dimora!"

Con l'aiuto del commentario di cui è corredata l'edizione in nostro possesso, e che fu redatto nel 1994 da Hamza Roberto Piccardo, siamo in grado di contestualizzare i quattro versi della rivelazione: secondo la tradizione, i ricchi miscredenti della Mecca avevano esortato l'Inviato a lasciar perdere i poveri e gli schiavi che avevano preso a seguirlo, dicendogli che "puzzavano", e gli avevano invece proposto di far visita a loro, nelle loro case eleganti dove non mancava nulla. Questi versetti scesero per dare all'Inviato un avvertimento inequivocabile... Et satis de hoc, ché per una questione impostata con tanta incompetenza queste dieci righe sono anche troppe.

 

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