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L'archetipo A e l'archetipo B: la weltanschauung degli occidentalisti PDF Stampa E-mail
Martedì 31 Luglio 2007 08:02

Il concetto di archetipo è rimasto per millenni confinato all'àmbito della filosofia, che indica con esso la forma primitiva e preesistente di un pensiero, ed è passato poi anche all'analisi junghiana, che identifica negli archetipi idee postulate come innate e predeterminate nell'inconscio umano. Il termine è stato usato in qualche caso anche in filologia. La possibilità di una traduzione operazionale del concetto non è certo fuori questione, pur con tutti i limiti del caso, ma per sua definizione esso possiede caratteristiche di immutabilità ed universalità che ne escludono la possibilità di cambiamenti. Questo rende gli archetipi in quanto tali assolutamente inadatti alla spiegazione dei fenomeni sociali, nei quali la complessità ed il cambiamento sono invece il motore di tutto, che si parli di influenza sociale o di motivazione. Il fatto che un "archetipo semplificato" si possa quindi "applicare ai singoli, ai piccoli gruppi, ai grandi gruppi, fino ad arrivare su su alle nazioni" è, dal punto di vista della psicologia sociale e della sociologia, una pura e semplice barzelletta, perché così facendo si intenderebbe interpretare fenomeni che nel cambiamento hanno la propria dinamicità con un concetto che esclude la possibilità stessa del cambiamento, e che porta sostanzialmente a sostenere tesi come quella secondo la quale "chi nasce tondo non muore quadrato". Tesi di questo genere costituiscono l'essenza prima del razzismo, e questo dovrebbe gettare una luce piuttosto interessante, oltre che deteriore, sull'approccio "occidentalista" alla realtà dei fenomeni sociali.
Il quadro, per lo meno per quanto attiene la divulgazione massmediale dei fenomeni sociali, è oltremodo preoccupante. Chi volesse chiedersi  “Ma com’è che siamo arrivati a questo!?” può trovarne risposta in “La Forza della Ragione”, libercolo strombazzato in ogni sede come imprescindibile chiave interpretativa del reale. L’interrogativo appare a pagina 79, rispunta a pagina 122 e risorge nuovamente a pagina 141. Chi ha letto il libro conosce già la risposta data dalla Fallaci, esattamente in linea con la weltanschauung "occidentalista" qui delineata.

 

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