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Letterina agli ex e post comunisti atei: confutazioni PDF Stampa E-mail
Domenica 05 Agosto 2007 08:52


Di norma gli "occidentalisti" hanno, nei confronti del resto dell'esistente e dello scibile, l'atteggiamento che si ha nei confronti del gatto di casa quando porta dal giardino al salotto buono qualche preda messa particolarmente male.
Naturalmente, questo non significa che non si possa tentare di tirare più o meno paternalisticamente in ballo gente su cui si è infierito fino al giorno prima, vecchi compagni di strada, giovanottini dabbene e via dicendo.
In quest'ottica si colloca il tentativo di coscrizione affidato alla penna di chissà chi, sul nostro sito bersaglio; una "letterina" diretta ad "ex e post comunisti atei di una volta", che nella visione "occidentalista" stanno tutti "dalla parte dell'Islam"; il termine usato, anzi, è "collaborazionisti", neanche fossimo nel settembre del 1943 con il coprifuoco e i bombardamenti degli inglesi a Campo di Marte.
Dando per scontata la conoscenza di Feuerbach e di Marx, il nostro editorialista viene al dunque:

"A voi, dunque, chiediamo: non è forse l’Islam un potentissimo narcotico delle masse? Il sintomo di una condizione umana e sociale alienata? Il frutto di una società malata? (sempre citando Marx) Oppure questi paradigmi sono valsi solo per la religione cristiana dell’800? Cosa ne pensate di una religione totalizzante che, di fatto, riconosce come unica legge suprema ciò che insegna il Corano, che aspira a teocratizzare ogni Stato? Non vi mangiate qualche iman a colazione? Non insorgete? Perché domani, quelli che voi oggi guardate con benevolenza, potrebbero aspirare ad uno stato islamico fondato sulla Sharia dentro quello italiano. E allora che fareste? Lascereste correre? Se abitaste in uno dei vari paesi islamici, come potreste far valere il vostro sacrosanto diritto a pretendere una legge fatta dagli uomini e per gli uomini? Vi siete mai chiesti che fine fareste? Non sentite ribollire il sangue nelle vene? E’ giusto che in molti paesi islamici le altre religioni siano discriminate? Fa parte della loro cultura e quindi va bene così? Ma non eravate voi ad avere aspirazioni universali? I vostri valori non lo sono più?"

L'Islam non è affatto un potente narcotico delle masse, almeno non lo è più dalla rivoluzione del 1979, che ha stabilito in Iran un sistema politico in cui il principio della leadership religiosa coesiste con quello di un organismo legislativo e di un capo dell’esecutivo eletti dal popolo; l’etica e l’immagine nazionale completamente nuovi -almeno nelle intenzioni- scaturiti dalla rivoluzione si sono propagati a tutto il mondo islamico, che ne ha derivato un atteggiamento di dignitosa indipendenza nel confronto con l’"Occidente" che prima era raro riscontrare. Il progresso materiale e la grandissima diffusione meditica di contenuti prodotti localmente e non importati dagli USA o dall'Europa, uniti alla ostentata prevaricazione "occidentale" negli ultimi anni che si è accompagnata ad aggressioni criminali ed a politiche idiote, sono riusciti a rafforzare una coscienza collettiva ed una consapevolezza del proprio ruolo nel mondo che sono l'esatto opposto della "condizione umana e sociale alienata" che ha, invece, riscontro quotidiano nella vita "occidentale".
Il nostro interlocutore confonde, per chissà quale motivo, il vocabolo iman ("fede") con il vocabolo imam ("guida"). Vogliamo piamente sperare che l'omonimia col primo termine di una modella solitamente ritratta con pochi vestiti indosso sia soltanto casuale, anche se la questione è indicativa circa le competenze ed i veri interessi degli "occidentalisti".
Il fatto che qualcuno possa desiderare per la penisola italiana "uno stato islamico fondato sulla legge sacra" non ci disturba minimamente, non foss'altro che per il fatto che lo stato che vi domina attualmente, ed in particolare la casta politica che ne regge le sorti, forniscono ogni giorno prove di sé talmente desolanti da rendere un cambiamento radicale nell'etica e nei costumi sicuramente desiderabile. Purtroppo dobbiamo invece constatare come gli immigrati che ci starebbero "invadendo" siano mossi assai più dalla necessità materiale che da un molto presunto spirito di conquista, il che esclude intenti di altro genere. Non c'è alcunchè, in questa prospettiva, in grado di farci "ribollire il sangue nelle vene" quanto un "paese" i cui politicanti si accaniscono contro i poveri, contro la politica di piazza, contro il "degrado", e lasciano invece campo libero a qualunque cosa muova denaro, dalla prostituzione in là.
Il Nostro cita poi il Libro, cominciando con il verso 85 della terza sura ('Al-'Imran, "La famiglia di Imran")

“ Chi vuole una religione diversa dall'Islàm, il suo culto non sarà accettato , e nell'altra vita sarà tra i perdenti.”

Il verso sancisce semplicemente che la rivelazione coranica è definitiva; nulla che le altre religioni monoteistiche non accampino per se stesse.
Incalza l'editorialista estrapolando dal contesto il verso 191 della seconda sura (Al-Baqara, "La giovenca"). Non essendo il nostro modo di fare volto alla pura e semplice denigrazione, pensiamo bene di integrare la citazione con il verso che lo precede e con quello che lo segue, e che dànno all'intero passo un senso assai diverso da quello desiderabile per un "occidentalista".

190:"Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono".
191:”Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell'omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti.”
192:"Se però cessano, allora Allah è perdonatore, misericordioso".

Il termine "persecuzione" è, secondo Hamza Piccardo, il modo meno logorroico per rendere il significato di un termine ("fitna") che indica una costellazione di comportamenti contrari alla legge divina. Si noti anche che la raccomandazione non è all'aggressione gratuita (o alla "guerra preventiva" secondo un concetto caro agli "occidentalisti"), ma alla pronta reazione nei confronti di chi aggredisce.
La quarta sura ('An-nisa, "Le donne") presenta riferimenti ad un evento storico preciso, la battaglia di Uhud che portò i credenti alla conquista della Mecca; il verso 84 ed il verso 89 -accanto ai quali citiamo anche l'88- hanno questa contestualizzazione.

84 :”Combatti dunque per la causa di Allah - sei responsabile solo di te stesso e incoraggia i credenti. Forse Allah fermerà l'acrimonia dei miscredenti. Allah è più temibile nella Sua acrimonia, è più temibile nel Suo castigo."
88:"Perché vi siete divisi in due fazioni a proposito degli ipocriti? Allah li ha respinti per quello che si sono meritati. Volete forse guidare coloro che Allah ha allontanato? A chi viene allontanato da Allah non potrai trovare una via."
89: “Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate.”

I miscredenti di cui si fa menzione sono gli appartenenti alla fazione di Medina che faceva capo ad Abdallah ibn Ubayy: abbandonarono il campo prima della battaglia di Uhud che si tradusse in una secca sconfitta islamica, sulla quale peraltro i contendenti quraishiti non infierirono.
L'"analisi testuale e la critica ermeneutica" sono di fondamentale importanza e sono l'ordinaria amministrazione da milletrecentosettanta e più anni presso tutte le scuole di pensiero legate al Libro; non esiste poi monoteismo che non avochi a sé caratteristiche di unicità e di superiorità sugli altri monoteismi e sulle altre religioni in genere. Il cattolicesimo è arrivato tanto in là su questa strada da utilizzare il concetto di "dogma" e di averlo esteso addirittura ad alcuni àmbiti di attività del pontefice romano, che, in quanto ispirato direttamente dallo Spirito Santo, dal 1870 si trova "infallibile" quando definisce una dottrina di fede o anche di costumi.
La "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nell'Islam" è stata proclamata nel 1981 presso la sede parigina dell'UNESCO ed in nessun punto di essa si trova un "Articolo 10" ad asserire che "L'Islam è una religione intrinsecamente connaturata all'essere umano. È proibito esercitare qualsiasi forma di violenza sull'uomo o sfruttare la sua povertà o ignoranza al fine di convertirlo a un'altra religione o all'ateismo". Questo articolo si trova, invece, in una "Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell'Islam" emanata nel quadro della diciannovesima conferenza islamica dei ministri degli Esteri, tenutasi il 5 agosto 1990. In nessun punto, comunque, si fa cenno ad esplicita proibizione alla conversione. Si proibisce invece l'utilizzo dell'inganno e della violenza per provocarla. Se non la violenza, sicuramente l'inganno ed il plagio sono i motori primi dell'infinità di sette che l'"Occidente" ha prodotto, il cui impatto su persone dalle marcate ed insoddisfatte necessità spirituali ha cominciato solo di recente a rallentare, e non certo grazie ad "occidentalisti" che in telepredicatori ed in evangelizzatori di varia e dubbia natura hanno trovato se mai diverse sponde d'appoggio.


 

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