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Venite pure signore e signori, ma purtroppo non si regalano affatto cittadinanze PDF Stampa E-mail
Lunedì 24 Settembre 2007 11:39

Il mantenimento artefatto di un clima di diffidenza e di paura contribuisce da anni alle fortune politiche di un manipolo di filibustieri, di manigoldi, di corrotti e di corruttori ed alle fortune editoriali di praticamente tutta la stampa quotidiana e periodica di nostra conoscenza.
Negli ultimi tempi il numero dei fans della caccia al povero è cresciuto anche nelle file del centro"sinistra", provocando notti insonni nel centrodestra che rischia di vedersi sfilare dalle manine l'unica cosa di cui sappia cianciare -peraltro, ovviamente, senza la minima cognizione di causa- e sulla quale sono basate, in modo esclusivo, le sue fortune elettorali.
Dal 2006, con l'insediarsi di un governo di centro"sinistra", il pestar di piedi xenofobo e piccino della parte più bambinesca del pubblico viene solleticato prospettando gli apocalittici scenari prodotti non tanto dalla integrazione degli stranieri, quanto dalla loro presenza pura e semplice. O meglio, della presenza degli stranieri poveri, perché mentre contro questuanti e lavavetri si raggiungono, nei commenti e nelle intenzioni, livelli di viltà facilmente immaginabili e degnissimi dell'aggregato di viziati che comprende ormai il settanta per cento dei sudditi peninsulari, nessuno trova mai disdicevole che un ricco abitante dell'Oman o degli Emirati Arabi Uniti imperversi per le boutiques di via Tornabuoni seguito dalle mogli velate.
Gli "occidentalisti" scagnano, cianciano e starnazzano contro la normativa sulla concessione della cittadinanza con le parole che seguono.

L’hanno fatto, e alla svelta! Cinque anni di permanenza sul suolo italiano e voilà, ecco la cittadinanza; da 10 a 5 anni, uno sconto del 50% degno dei migliori supermarket. Ecco come si svende, meglio si regala, la dignità di un paese; la cittadinanza italiana vale un niente, tanto vale darla via a tutti, come una puttana, appena sbarcano a Lampedusa, così ci evitiamo anche un po’ di burocrazia.

Il contenuto di iononstoconoriana.com dovrebbe aver messo sull'avviso i nostri lettori circa quello che pensiamo dello stato che occupa la penisola italiana; essi lettori non si sorprenderanno, dunque, se dal nostro punto di vista la cittadinanza di esso stato rappresenta ai nostri occhi tutt'altro che un onore ambìto. E' opportuno precisare che a tali conclusioni, dal valore essenzialmente esistenziale, ci hanno portato anni ed anni di osservazione del comportamento dei consudditi, in cui si mescolano in beata incoscienza cattiveria, dabbenaggine, irresponsabilità, egoismo, vizio e malafede assoluta; tutte virtù mirabilmente concentrate nella classe politica, nella quale scampano al fango generale solo pochi e siderei personaggi.
Ciò premesso, vediamo cosa stabilisce davvero la normativa in materia.
Secondo il sito di quel governo e secondo il disegno di legge approvato il 4 agosto 2006, che modifica la preesistente normativa del 1992, la cittadinanza può essere concessa:
- Allo straniero del quale il padre o la madre di uno degli ascendenti in linea retta di 2° grado sono stati cittadini italiani per nascita, o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risieda legalmente da almeno 3 anni. Il cittadino straniero, del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di 2° grado, sono stati cittadini per nascita, può divenire cittadino italiano se al raggiungimento della maggiore età risiede legalmente da almeno 2 anni nel territorio italiano e dichiara, entro un anno dal raggiungimento, di voler acquistare la cittadinanza italiana.
- Allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano, che risiede legalmente nel territorio italiano da almeno 5 anni successivamente all’adozione.
- Al figlio maggiorenne di genitore naturalizzato italiano, che sia residente legalmente nel territorio italiano da almeno 5 anni successivamente alla data dell’acquisto di cittadinanza italiana da parte del genitore.
- Allo straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per almeno 5 anni alle dipendenze dello Stato italiano.
- Al cittadino di uno Stato membro della Comunità Europea che risiede legalmente da almeno 4 anni nel territorio italiano.
- All’ apolide e al rifugiato politico che risiede legalmente da almeno 5 anni nel territorio italiano.
- Al cittadino extracomunitario che risiede legalmente da almeno 10 anni nel territorio dello Stato.
Come si può notare, la maggior parte dei casi rientra nell'ultimo esempio, e riguarda i cittadini di stati non appartenenti all'Unione Europea che "risiedano legalmente" (qualunque cosa voglia dire) da almeno dieci anni nel territorio dello stato emanante le norme di cui sopra. La normativa vigente prospetta anche una serie di condizioni che precludono l'ottenimento della cittadinanza, tra le quali spicca l'esser stati condannati per una estesa casistica di fattispecie delittuose. Una semplice lettura delle osannate leggi del loro paese toglierebbe a tanti "occidentalisti" molti motivi di allarme, anche se ne farebbe parimenti scendere, di non poco, l'audience.
Potremmo fare anche un paragone con legislazioni di stati notoriamente poco corrivi in materia, come quella della Repubblica Federale Tedesca, scoprendo che in quel caso gli anni di residenza scendono addirittura ad otto, pur essendo la concessione subordinata ad altri fattori quali il giuramento di fedeltà alla costituzione. A nostro avviso, molti "occidentalisti" che quotidianamente dànno aria alla bocca si troverebbero in non piccola difficoltà se dovessero giurare sulla costituzione nata dalla Resistenza e che ha l'intento di fare da base legislativa per lo stato che occupa la penisola italiana.
Il resto dello sproloquio agostano del sito che censuriamo allegramente -e con ridicola facilità- in queste pagine, prosegue imperterrito:

La cittadinanza dovrebbe essere una cosa preziosa, un traguardo che si raggiunge solo attraverso un processo d’integrazione che implica piena condivisione dei valori fondanti dell’identità nazionale italiana. Ma quale identità? Ce l’abbiamo? Vogliamo difenderla o ci sputiamo sopra? La cittadinanza è una cosa seria che non dovrebbe legarsi a nessun automatismo (3-5-10 anni di residenza), invece grazie a questo esecutivo avremo futuri “cittadini” italiani che non accettano i nostri valori ed useranno strumentalmente i diritti a loro concessi per soverchiarli. Chissà, tra un po’ avremo anche noi il nostro gruppuscolo di parlamentari stile Hamas o Hezbollah, per carità, democraticamente eletti!

Dal momento che da svariati lustri siamo convinti che l'"identità nazionale italiana" sia stata costruita a tavolino con mezzi e mezzucci disparati e il più delle volte inconfessabili, ivi comprese quelle simpatiche iniziative che si chiamano leva obbligatoria e guerra d'aggressione, di essa identità non ci sentiamo affatto parte. In secondo luogo, è ovvio che la presenza in parlamento di una formazione politica che rappresenti i moltissimi credenti che vivono nella penisola sarebbe da noi considerata come un semplice segno dei tempi; è anche auspicabile che gli eletti in essa formazione darebbero senza fatica prova di rettitudine e competenza ben maggiori dei loro corrispettivi "cattolici".
A titolo di curiosità è bene ricordare che nel primo parlamento sabaudo, stando a Ferdinando Petruccelli della Gattina, sedeva un bey dell'impero ottomano. A questo mondo tutto è possibile: ci aspettiamo un "occidentalista" che tacci i Savoia di filoislamismo.

 

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