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L'indipendenza armena, votata a maggioranza nel 1991, aprì uno spaventoso vaso di Pandora fatto di povertà repentina, di crollo degli standard di vita e di guerra in un contesto socioeconomico già gravemente colpito dal terremoto del 1988. L'indipendenza slatentizzò il conflitto con gli azeri; per tutto il decennio successivo la guerra per il controllo dell'Artchak, il nome con cui gli armeni indicano il Nagorno-Karabakh, fece da forgia per la classe politica locale e al tempo stesso fornì agli stessi politici il pretesto per imporre drastiche limitazioni alle libertà democratiche e civili. Senza risorse naturali, isolata dal mare, ridotta ad un decimo del territorio storicamente popolato da genti armene e col confine turco blindato, l'Armenia è riuscita a sopravvivere grazie all'aiuto, finanziario e sottoforma di materiali, fornitole dalla Russia, dalla numerosa diaspora statunitense e dalla Repubblica Islamica dell'Iran.
La dirigenza politica locale, dunque, ha sicuramente saputo muoversi in modo da non scontentare nessuno dei contendenti all'influenza geopolitica nella zona. Attualmente l'Artchak esiste solo per la Repubblica di Armenia, che lo considera una sorta di repubblica gemella. Le milizie locali e l'esercito armeno controllano l'ottanta per cento del territorio storicamente designato come Nagorno Karabakh, oltre ad un dieci per cento di territorio propriamente azero, quello che rendeva l'Artchack una énclave. La situazione, a partire dal 1994, si regge su un cessate il fuoco precario e spesso violato.
Nel 1999 l'isolamento e la guerra avevano messo in ginocchio la popolazione, con la solita eccezione di una élite di "nuovi ricchi" identica nei metodi e nel tenore di vita a quella fiorita ovunque nell'ex Unione Sovietica. In ottobre un gruppo di armati fece irruzione in parlamento ed uccise otto deputati, tra i quali i leader dell'opposizione postcomunista che avevano vinto le elezioni nel febbraio dello stesso anno. Il periodo di polemiche e di violenza politica durò sostanzialmente fino al 2003; da qualche anno una specie di alternanza, unitasi alla fine della violenza politica ed all'affluire di capitali dall'estero, ha favorito il rientro di individui ad alta professionalità riparati oltrefrontiera ed un generale miglioramento delle condizioni di vita, nonostante la vita politica e sociale sia ancora dominata da un forte sentimento anti-turco (l'Azerbaigian ha goduto e gode di aiuti militari ed economici molto consistenti) e dalla questione del Metz Yegern, il genocidio della popolazione armena in Anatolia che storici e politici turchi non intendono riconoscere.

Le immagini risalgono al 2006.

 

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