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Matteo Renzi, un versatile e redditizio boiscàut tra gentrification e propaganda PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Settembre 2013 06:28

Per moltissimi anni l'esposizione mediatica delle istanze "occidentaliste" e delle loro più o meno ben vestite incarnazioni ha dominato il mainstream senza alcun contrasto. La confutazione della propaganda "occidentalista", il dileggio e l'esplicita istigazione alle vie di fatto nei confronti di chi se ne è fatto portatore sono a tutt'oggi uno dei temi ricorrenti in questa sede e non occorre insistervi troppo; basterà ricordare a chi legge che, a furia di insistere, la saturazione mediatica ha colpito piuttosto pesantemente e davanti al rovinare dei fatturati e soprattutto dei consensi elettorali gazzettieri e capogazzettieri sono stati costretti a rivolgersi altrove, senza mettere peraltro in discussione alcunché della linea editoriale dei rispettivi foglietti.
Da qualche anno il mainstream ha dunque lasciato spazio ad organizzazioni e partiti politici che si sono presentati per lungo tempo come avversari dell'"occidentalismo" mentre ne abbracciavano sistematicamente tutti gli usi, tutti gli interessi e tutti i "valori" -innanzitutto la propensione alle carnevalate da gazzetta, come quella nell'immagine- al punto da diventare ottimi referenti per gruppi di interesse di qualunque ordine e grado e di rendersi in nulla distinguibili dai loro sedicenti avversari.
Il coronamento di questo percorso è in essere da qualche mese ed è costituito dall'esecutivo in carica nello stato che occupa la penisola italiana.
Questa introduzione pare necessaria affinché i lettori abituati a realtà normali riescano ad inquadrare nella giusta luce l'esposizione mediatica dell'alcalde fiorentino Matteo Renzi. Il testo che segue viene da Kelebeklerblog.com e presenta una sintesi della pratica politica di Renzi alla quale nulla c'è da aggiungere. Il nome dello stato che occupa la penisola italiana compare nel testo originale: ce ne scusiamo con i nostri lettori, specie con quanti avessero appena finito di pranzare.
L’altra sera, il piccolo popolo dell’Oltrarno si è riunito in assemblea, nonostante pioggia battente e una partita di calcio in televisione, per capire come rispondere alla decisione del sindaco Matteo Renzi – annunciata, come sempre, in un’intervista  – di far sventrare la storica Piazza del Carmine dalla Firenze Parcheggi. Una società diretta da Marco Carrai, l’uomo che ha permesso all’ex-scout di Rignano di incontrare, tra l’altro, Angela Merkel.
Oltre a Piazza del Carmine, il sindaco ha deciso di sfondare Piazza Brunelleschi, una piazzetta nascosta tra i vicoli dietro il Duomo, in cui dovrebbero infilarsi tutti quelli che sono ansiosi di arricchire i localari il sabato sera. In qualunque cittadina della Francia che abbia almeno una chiesetta vecchia di qualche secolo, i parcheggi li tengono fuori le mura, ma a Firenze vogliono parcheggiare, ubriacarsi e dare un’occhiata distratta al Battistero in un solo colpo.
Ascolto le voci. Come sempre in questi casi, qualcuno forse esagera, e poi le cose non sono mai colpa di una persona sola; ma aiuta a capire un’atmosfera.
“Quello che mi fa rabbia è che quando la Firenze Parcheggi ha detto che voleva fare un parcheggio interrato di due piani, abbiamo fatto assemblea dopo assemblea, siamo andati a parlare con tutti – tranne il sindaco che da un anno dice che ci vuole vedere in faccia e poi non si è mai fatto vedere. Abbiamo detto, benissimo, sgombriamo la piazza e abbiamo fatto tanti studi per trovare altri posti dove sistemare le macchine. Abbiamo spiegato uno per uno tutti i motivi per cui l’Oltrarno non voleva il parcheggio, e quello cosa risponde? Che lui ha deciso di fare un parcheggio di tre piani invece che due, e che non si potrà discutere ‘se’ farlo, ma solo ‘come’”.
“Ma vi ricordate in che contesto ha dato l’annuncio Renzi? Ha detto che voleva usare Firenze per dimostrare all’Italia quanto poteva fare, in tre mesi.”
“Tanto poi lui scappa per chissà dove, che gliene importa cosa succede all’Oltrarno, a noialtri ? Lui risponde solo alla Ferrari, quando fanno le feste sul Ponte Vecchio“.
“Ma avete visto, vi ricordate come il sindaco si vanta di aver pedonalizzato Piazza Pitti, così quando dobbiamo andare a San Niccolò ci tocca fare cinque chilometri in più, ma intanto lui si è fatto la vetrina… ieri sera, hanno affittato Palazzo Pitti a un gruppo di promoter finanziari, per farci la festa, e ci hanno parcheggiato sulle rampe 49 pullmini senza permesso, quarantanove!, che se io parcheggio fuori posto, mi fanno la multa, ma a Firenze c’è du’ pesi e du’ misure!”
“Ma il permesso ai pullmini dicono che ce l’avevano, gliel’avevano dato a voce, che qui siamo in monarchia e si fa così!”
“A me quello che fa più rabbia, invece, è quando vai in Comune per la trentesima volta, e cascano dalle nuvole, e ti dicono che loro non ne sanno nulla, nessuno li ha informati, fateci una relazione, che tanto non la leggeranno mai”.
“Mica è sempre colpa loro, che qui a Firenze ormai fanno tutto in segreto quattro persone, dal 2011 da quando quello lì, che io il padre lo conoscevo che c’aveva una ditta di quelli che ti mettono la pubblicità nelle buche delle lettere, ha deciso di conquistare l’Italia, se ne sbattono pure dei dipendenti comunali come dei partiti, gli interessano solo quelli che hanno la rendita.”
“Dovresti andare in consiglio comunale un lunedì”, mi suggerisce un libraio che ha perso il lavoro a causa di una speculazione immobiliare in centro. “C’è quello che chiacchiera al telefonino, l’altro legge il giornale, sembra di stare al mercato… poi arriva il Re, come lo chiamo io, tutti improvvisamente zitti, non vola una mosca, lui parla per mezz’ora e poi va via, in modo che nessuno possa fare domande… e mentre se ne va, lo segue una folla di giornalisti e di consiglieri.”
Una ragazza ci legge un documento contro il parcheggio, firmato dal PD dell’Oltrarno. “Ma il sindaco non ascolta più nemmeno il suo partito, non ci riceve… spero che almeno ascolti i comitati, fatevi sentire, protestate!”, dice sconsolata.

“Sì, e lo sai dov’è il sindaco stasera, mentre ci riuniamo qui? E’ a parlare a Porta a Porta, e noi per farci sentire abbiamo i manifestini che attacchiamo alle fermate dell’autobus, ecco come siamo messi!”
Mi raccontano di una famiglia di anziani, cacciati dalla loro casa da uno speculatore che adesso la sta rivendendo come appartamento di lusso.
Ci vogliono espellere tutti, fare del nostro rione un deserto! Qui una volta c’era tanta gente, e oggi le case sono vuote, nella piazza laggiù, in tutto quel grande palazzo non c’è nessuno, l’ha comprato il più grosso albergatore di Firenze, si vede che ha ordinato un parcheggio sotto casa! Io questo qui, l’avevo votato, come tutti, ora mi mordo le mani… mi hanno detto che l’altro candidato, che io non ho votato, aveva perso un figliòlo di quattordici anni, magari ha più cuore.”
“E quello che si è comprato tre locali quando sembrava che non avesse più un soldo, dopo essere fallito senza pagare i dipendenti? Che ogni sera mettono fuori i tavolini senza permesso, tanto i vigili non passano, i camerieri pachistani non parlano una parola d’italiano e non ti capiscono quando protesti, e fanno musica fino alle tre di notte, con i clienti che vanno a fare la pipì dietro i cassonetti sotto casa mia e la mattina quando porto i bambini a scuola fa una puzza, e i macchinoni che bloccano la strada, che se arriva un’ambulanza non passa?” incalza una signora.
“O quello stilista che ha preso una vecchia chiesa e ci ha fatto un night dove si ballava senza che ci fossero nemmeno le uscite di sicurezza, e il tecnico del Comune che gli ha rilasciato i permessi poi si è preso un anno di aspettativa per lavorare proprio per lo stilista, che magari l’hanno mandato a divertirsi per un anno a Santo Domingo?”
“Si permettono di fare qualunque cosa – l’altro giorno c’era un camion carico di cemento di quelli enormi, hanno bloccato la strada, l’hanno fatta tutta contromano, e quando mi sono permesso di dire che avrei chiamato i vigili, hanno detto, ‘tu fatti i c… tuoi, che abbiamo i permessi!”
“E come fanno a concedere permessi in questo modo, come a quel costruttore che ha quaranta palazzi in città e pole fare icche vole, pure un piano in più quando gli gira, mentre se io cerco di cambiare gli infissi alle finestre, mi arriva la Soprintendenza? Questa è la gente che comanda qui, e non c’è più nessuno a fermarli!”
Poi si alza Lidia, e riassume tutto; magari in modo meno popolare, ma molto chiaro.
“Qui non stiamo parlando solo di un parcheggio. Prima ancora, c’è un modo diverso di vedere un quartiere, una città e forse anche il mondo. E in questo momento, noi qui in Oltrarno siamo come le dune di sabbia che impediscono al mare di divorare tutto“.

 

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