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Le esequie di Erich Priebke e la Fraternità Sacerdotale San Pio X PDF Stampa E-mail
Mercoledì 16 Ottobre 2013 17:57
Il signor Erich Priebke è stato uno Hauptsturmführer delle SchutzStaffeln condannato all'ergastolo per crimini di guerra; è morto centenario a Roma l'11 ottobre 2013.
Dei funerali religiosi del cattolico Priebke si sarebbe addossata l'iniziativa la Fraternità Sacerdotale San Pio X, che dispone di un luogo di culto nella vicina Albano Laziale; l'iniziativa è stata bersaglio di contestazioni tanto accese da convincere il celebrante a lasciar perdere.
La Fraternità Sacerdotale San Pio X è oggetto ricorrente di attenzioni non gradite da parte di detrattori che ne stigmatizzano l'antisemitismo; il 15 ottobre il sito dell'organizzazione ha pubblicato quanto segue. Avvertiamo che nel testo citato compare il nome dello stato che occupa la penisola italiana; ce ne scusiamo come d'uso con i nostri lettori, specie con quanti avessero appena finito di pranzare.

La Fraternità San Pio X ha ricevuto in queste ore la richiesta da parte dei familiari del signor Erich Priebke di poter celebrare le esequie del controverso ex ufficiale tedesco già condannato dalla giustizia italiana per l’atroce eccidio delle Fosse Ardeatine.
Un cristiano che è stato battezzato e che ha ricevuto i sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia, qualunque siano stati le sue colpe ed i suoi peccati, nella misura in cui muore riconciliato con Dio e con la Chiesa ha diritto alla celebrazione della S. Messa e alle esequie.
Con la presente ribadiamo il nostro rifiuto di ogni forma di antisemitismo e di odio razziale ma anche dell’odio sotto tutte le sue forme. La religione cattolica è quella della misericordia e del perdono.
Questo funerale si sarebbe dovuto svolgere in forma privata, senza alcuna enfasi o strumentalizzazione mediatica.
Nell’augurare un buon lavoro a tutti i signori giornalisti restiamo convinti della necessità di non scambiare un atto di pietà cristiana con un gesto ideologico, la pietà e la misericordia non possono essere intermittenti, ma devono guidare sempre la Chiesa di Cristo.
Con la presente smentiamo risolutamente qualunque altra presunta dichiarazione di membri della Fraternità raccolte in queste ore dai giornali.

Il Distretto d’Italia della Fraternità San Pio X

La Fraternità San Pio X mette le mani avanti ed ha ottimi motivi per farlo perché a reperire gente e materiali in grado di "strumentalizzare mediaticamente" la situazione -ovvero di evidenziare la lodevole coerenza della Fraternità con i propri riferimenti culturali- i gazzettieri ci hanno messo sì e no un quarto d'ora.
Purtroppo internet ha un'ottima memoria e non sempre mettere le mani avanti rappresenta una garanzia sufficiente.
Archive.org riporta diverse pagine del sito della Fraternità Sacerdotale come appariva prima del recente rifacimento. Una di queste pagine presenta l'elenco dei libri disponibili presso la Fraternità nel marzo 2003. I giorni erano quelli dell'aggressione yankee all'Iraq e dell'islamofobia obbligatoria, ma la Fraternità preferiva dedicarsi alla diffusione di propaganda antimassonica.
In mezzo ai vari testi figurava anche
Protocolli dei Savi di Sion, dell’Internazionale ebraica, pagg. 272, € 15,40.
I Protocolli sono troppo noti perché ci si debba dilungare sul loro contenuto e sulla loro perdurante importanza presso i settori più ebefrenici dell'antisemitismo da spaghetteria; quello che conta, qui, è sottolineare che la Fratellanza diffondeva -ed ha diffuso per anni- testi come questo.
Difficile rispedire al mittente eventuali illazioni, con un retroterra culturale di questo genere. E difficile anche evitare che qualche fogliettista -nello specifico Giuseppe Cruciani- si ricordi di Florian Abrahamowicz, allontanato dalla Fraternità quando il suo antisemitismo ha smesso di essere parte delle soluzioni per cominciare a diventare parte dei problemi.
Il pressappochismo babbeo e la cattiveria piccina che animano certe conventicole non costituirebbero un problema se non avessero una costante e ampiamente sostenuta visibilità mediatica.
La loro insistenza è dunque fonte di problemi perché è sulla loro visibilità che trova fondamento il bias mediatico che indica in chiunque critichi la condotta dello stato sionista (specialmente se a ragion veduta) un nostalgico delle camere a gas.
 

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