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Pepe Escobar - Attenzione ai sauditi, perché stanno mettendo insieme un bel casino PDF Stampa E-mail
Domenica 23 Febbraio 2014 11:31
Bandar Bin Sultan, detto Bandar Bush. Capo dei servizi segreti sauditi e principale responsabile della guerra civile in Siria.
Su Palaestina felix se ne trova un ritratto poco lusinghiero.

Traduzione da Asia Times.

Forza, Peter O'Toole. E' arrivata l'ora di Charles d'Arabia...! Il principe Carlo è entrato in modalità Lawrence d'Arabia mercoledi passato, quando è andato a far salotto e a ballonzolare con la gente del posto in quel di Ryadh. Puntuale come un orologio, il giorno dopo il trafficante d'armi numero uno in Europa, la BAE Systems, ha annunciato che il Regno Unito e la Casa dei Saud si erano accordati per "ridefinire il prezzo" di una sostanziosa transazione: settantadue caccia Eurofighter Typhoon.
L'Eurofighter è il concorrente diretto del Rafale francese -spettacoloso insuccesso di vendite- dei carissimi F35 americani e degli F16. Nel suo dispaccio, ripreso all'istante da tutti i giornali del mondo, la Associated Press ha debitamente incluso il ritornello sostenuto da Washington; "L'Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo si stanno rafforzando militarmente per contrastare le minacce che sentono arrivare da rivali regionali, soprattutto dalla Repubblica Islamica dell'Iran". Come a Tehran si pensasse di bombardare la Casa dei Saud fin da domani mattina.
D'altra parte l'Eurofighter è già stato usato contro i paesi arabi nel bombardamento umanitario della Libia perpetrato dalla NATO, che ha ridotto il paese a uno stato fallito. Si potrebbe discutere di quale potrebbe essere il bersaglio contro cui la Casa dei Saud potrebbe essere tentata di usarli: forse le donne che aspirano alla patente di guida.
La scusa ufficiale è stata che il quasi nonagenario re Abdullah non era in condizione di riceverlo. Charles d'Arabia ha potuto così evitare di discutere con la Casa dei Saud dei diritti delle donne, degli immigrati, e in generale della situazione dei diritti umani nel Regno, che è roba da far impallidire. Se n'è guardato bene: questa materia serve solamente quando ci sono da demonizzare la Russia, la Cina o la Repubblica Islamica dell'Iran.
Charles d'Arabia, inoltre, non poteva far tante ruote di pavone perché anche i francesi stanno cercando di fargli concorrenza nel giochino del chi fa più coccole al complesso industriale dei sauditi; un giochino in cui negli ultimissimi anni sono passati settanta miliardi di dollari. Il presidente francese François Hollande, che in patria è una nullità abissale ma fuori passa per il Grande Liberatore d'Africa e di Siria- è stato a Ryadh a dicembre, e le ha tentate di tutte per carpire una qualche significativa quota di mercato agli angloameriKKKani. Il problema è che nessuno che abbia un minimo di discernimento ha la minima intenzione di prendere nemmeno in considerazione l'acquisto di un Rafale.
Ecco qui la grana, dammi una bomba.Insomma, la Casa dei Saud sta ammassando armamenti. Si noti. Il Principe saudita Bandar bin Sultan, detto Bandar Bush, è ancora sulla cresta dell'onda; arma e finanzia un crescente esercito mercenario in tutto il Levante. Si noti. E la Casa dei Saud sta tramando qualche cosa con il proprio alleato pakistano. Si noti anche questo.
Appena il giorno avanti prima della visita di Charles d'Arabia, il Ministro della Difesa -e soprattutto Principe della Corona- Salam bin Abdul Aziz era ad Islamabad. C'era da discutere un "patto difensivo" [1].
Tutto questo ha ripercussioni anche sull'Oleodottistan. A metà del 2013 il Primo Ministro pakistano Nawaz Sharif era eccitatissimo per l'idea del gasdotto Iran-Pakistan, teoricamente destinato a entrare in funzione nel 2015. Adesso ha perso questa sicurezza. Non è necessaria la perspicacia di un Charles d'Arabia per intravedere in questo cambio d'atteggiamento la mano dei sauditi e i bastoni tra le ruote messe all'intesa energetica tra Iran e Pakistan.
La paranoia saudita nei confronti dell'Iran non ha equivalenti in tutto il sistema solare. Il rovesciamento del governo siriano è un pilastro fondamentale in questo scenario di ripicche. Non importano i dinieghi non dinieghi di Washington a base di "noi non c'entriamo": la rete di Bandar comincerà presto a fornire alle sue gang di mercenari nel Levante degli armamenti antiaerei.
Indovinate chi va a Ryadh il mese prossimo, seguendo a ruota Charles d'Arabia: il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama in persona. Nell'àmbito dell'attacco su più fronti intrapreso dalla Casa dei Saud, re Abdallah praticamente implorerà Obama (d'Arabia?) di dare la spinta che manca per rovesciare il governo siriano.
Nello stesso tempo la Casa dei Saud sta cercando di ammassare quanti più "consiglieri" pakistani possibili affinché addestrino i gaglioffi prezzolati che ha piazzato in Siria. Ufficialmente, il diniego non diniego dei pakistani recita che non manderanno in Siria personale armato. [2] Tuttavia, in quello che è un remix della jihad afghana degli anni Ottanta, un pugno di "consiglieri" esperti sarà più che sufficiente.
Poi c'è anche la pantomima nucleare. Già nel 2012 la Casa dei Saud sbandierava l'intenzione di realizzare non meno di sedici reattori nucleari commerciali entro il 2030; a coronamento di questa intenzione, i sauditi hanno firmato un accordo tecnico con Pechino.
La Casa dei Saud ha speso un sacco di grana nel programma di armamenti nucleari pakistano. Non è solo questione di "acquisire tecnologia nucleare" contro l'Iran; per farlo ci vorrebbe troppo tempo. A seconda di quale sarà l'esito dei colloqui tra Tehran e i "cinque più uno" nel corso del 2014, la Casa dei Saud arrivata a livelli mai visti di paranoia potrebbe limitarsi a rovesciare una montagna di valuta pregiata nelle affamate casse di Islamabad per comprare uno degli ordigni pakistani.
In conclusione, Ryadh ha appena offerto tre miliardi di dollari tondi tondi all'esercito libanese perché li usi per comprare armamenti francesi. Qualche francese fuori di sé dall'eccitazione ha interpretato la cosa come una specie di "divorzio tattico" tra sauditi ed amministrazione Obama.
Da qualunque parti la si guardi, c'è da aspettarsi che nel prossimo futuro la Casa dei Saud finisca per provocare qualche grosso casino. Anche a Tehran ci si stanno ponendo dubbi sulla sanità mentale dei sauditi: l'ufficio della Guida Suprema Ayatollah Khamenei sa tutto quello che c'è da sapere sulla paranoia cosmica, sul senescente re Abdullah (ottantanove anni) avviato verso il tramonto, la guerra senza esclusione di colpi per la successione che si sta preparando e l'offensiva guerrafondaia di Bandar Bush.
E questo ci fa tornare al perspicace Charles d'Arabia. Non può non aver notato che esiste un legame diretto tra lo wahabismo medievale ed un Osama Bin Laden. Fino a poco tempo fa, la leadership di ogni banda di islamici arrabbiati del mondo presentava tre caratteristiche in comune: l'aver studiato in Arabia Saudita, aver avuto finanziamenti sauditi, pubbliche o private che ne fossero le fonti, ed aver trascorso un periodo di maturazione in Afghanistan. Il panorama jihadista, oggi, è più vario. Sicché è toccato a Bandar BUsh irreggimentare la nuova generazione di jihadisti in stile google all'interno di un "Fronte Islamico".
Per la Casa dei Saud l'agenda è sempre la stessa: demonizzare la Repubblica Islamica dell'Iran, fare da garzoni obbedienti alla superpotenza e alle altre potenze occidentali e comprare armi a carrettate. Non c'è da meravigliarsi che Charles d'Arabia abbia ballato alla loro canzone; dopo tutto, questi vecchi strampalati tizi buoni a tutti gli usi sono i nostri bastardi migliori.

[1] Pak Saud defence cooperation agreed, The News, febbraio 2014.
 

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