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François Hollande e la disoccupazione PDF Stampa E-mail
Mercoledì 26 Febbraio 2014 11:35
François Hollande sarebbe il presidente della Repubblica Francese. Si tratta di un individuo estremamente consapevole del proprio ruolo: per non essere da meno del suo predecessore non ha apportato alcun mutamento alla linea politica di fondo dell'esecutivo e tantomeno alla condotta presidenziale già nota a sudditi e gazzette.
Detto altrimenti la Repubblica Francese ha continuato con le guerre, e il suo presidente con le fornicazioni.

La foto in alto è stata scattata in uno hotel del centro di Parigi nel febbraio 2014.
La gazzetta in primo piano parla di non si sa bene quale "patto" per il lavoro promosso da Hollande, qualificato come "già compromesso". Le canard enchainé è una gazzetta un po' più autorevole; nella Federazione Russa erano in corso importanti manifestazioni sportive invernali, sicché la prima pagina annunciava con un gioco di parole adatto ai tempi che Hollande si era esibito davanti ai padroni in un magistrale numero di tapinaggio artistico [*].
In secondo piano c'è un oggetto interessante proprio per la questione lavoro, che da un po' di tempo in qua ha risvolti poco allegri anche in contesti meno maccheroneschi di quello che costituisce la quotidianità nella penisola italiana.
In sostanza si tratta di un distributore automatico di caffè ed altre bevande calde. Nella vicina sala da pranzo ce ne sono almeno altre due. Tutte insieme permettono alla struttura di fare a meno di un'attrezzatura da bar vera e propria e soprattutto dei rispettivi lavoranti: in questo modo aumentano sia la redditività dell'impresa che il tasso di disoccupazione, secondo dinamiche liberiste tanto note quanto insuscettibili della minima messa in discussione da parte della politica contemporanea, ridotta da decenni a fare da contabile ai flussi sempre più virtuali di denaro che ne sfiorano gli àmbiti di competenza.

 
D'altro canto esistono studi non si sa quanto attendibili che quantificano praticamente come certa la scomparsa del personale adibito alla vendita al dettaglio nei prossimi venti anni grazie all'automazione avanzata. Secondo "The Future of Employment: how susceptible are jobs to computerization" di C. Frey e M. Osborne (2013) tra vent'anni non ci sarà più bisogno nemmeno di operatori di call center, ragionieri e revisori contabili, scrittori di manualistica tecnica e neppure di agenti immobiliari, per quanto elegantemente essi possano vestire. Sarebbero a rischio persino gli economisti, cosa che ha una logica solo all'interno di un'economia in cui nulla sfugge alla centralizzazione e alla pianificazione.
Resta da vedere a quale "pact pour l'emploi" si possa pensare per evitare tutto questo. Coerenza vorrebbe che una classe politica dedita in blocco a quella che chiamano "economia di mercato" non abbozzasse neppure una soluzione, limitandosi in concreto a fare quello che ha fatto fino ad oggi, ovvero istruire le proprie gazzette sui bersagli contro cui dirigere l'opinione pubblica.
Da quando non possono più rifarsela con gli ebrei le cose si sono fatte appena un po' più difficili, ma i nostri lettori sanno bene che i sostituti adatti non sono mai mancati.


[*] Se tapiner sta per "prostituirsi".
 

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