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Emma Marrone, vero orgoglio nazionale PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Maggio 2014 13:52

"Com'è che si chiama quella lì...? Marrone?! Oh poveraccia... qui a Firenze, quando si pensa al marrone si pensa a una cosa soltanto..."

Considerazione di un realista.

Dunque: pare incredibile, ma esistono persone che hanno la televisione, la tengono accesa e prestano persino attenzione a quello che ne cola[1].
Poi ne parlano in giro.
E ascoltandole si viene a sapere dell'esistenza di intraprese curiosissime, come varie specie di spettacolini itineranti dove gente che fa finta di suonare si fa riprendere mentre circonda gente che fa finta di cantare.
La candidatura non è soggetta alla dimostrazione di competenze particolari perché pare esista una torma di "professionisti" che va dalle maestre di canto ai parrucchieri (per maggiore chiarezza si fanno chiamare coach e hair stylist) capace di mettere chicchessia in condizioni di soddisfare le pretese della committenza.
Si viene anche a sapere che nel maggio del 2014 in uno di questi spettacolini con pretese internazionali lo stato che occupa la penisola italiana sarebbe stato rappresentato -in modo che riteniamo assolutamente degno e del tutto confacente- da una sedicente patriota crivellata di tatuaggi.
Costei avrebbe more solito cercato di recuperare in epidermide esposta e spaghettismo nazionalmaccheronesco il terreno franato in altri campi, come la padronanza delle lingue o la pura mancanza di risposte ad interrogativi che chiunque dovrebbe porsi e soprattutto risolvere prima e ancora di alzarsi dal letto ogni mattina.
Si racconta che in capo a un quarto d'ora le abbiano fatto sapere che del suo orgoglio "nazionale", fettuccine e tutto il resto, nessuno aveva voglia di sentir parlare nemmeno in un contesto come quello.
Di Emma Marrone internet restituisce una caterva di foto che non abbiamo alcuna intenzione di utilizzare qui.
Fra i meriti di questa poco vestita ci sarebbe un disco intero lungo una quarantina di minuti.
Si intitola Schiena.
Idiocracy è un film amriki in cui si mostra una distopia futuribile per mostrare l'attualità contemporanea. Ad un certo punto, la voce narrante spiega che
Il film più visto in assoluto si intitolava Culo. E non vi si vedeva altro per novanta minuti. Aveva vinto tutti i premi Oscar quell'anno, incluso quello per la miglior sceneggiatura.

La strada è tracciata, e da un bel po': si tratta solo di aspettare.
Non sarà un'attesa lunga.



[1] Lo stato che occupa la penisola italiana vorrebbe gli si pagassero più di cento euro l'anno per il solo fatto di avere in giro per casa uno di quei cosi.

 

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