Traduzione da Conflicts Forum.

Un po' di chiarezza fin dal principio: il fenomeno cui stiamo assistendo oggi in Iraq, e che è presente in Siria come orientamento distinto almeno dal 2002-2003, non è Al Qaeda. Da un certo punto di vista si potrebbe affermare che gli sforzi compiuti dall'Occidente contro Al Qaeda intesa come Bin Laden sono effettivamente serviti a qualcosa perché la Al Qaeda come Bin Laden la intendeva è stata effettivamente affossata in larga misura. E' stata affossata in larga misura, ma non grazie all'"Islam moderato" come vorrebbe una visione dura a morire. Nel mondo arabo sunnita Al Qaeda è stata superata e sostituita da un nuovo movimento che ha formalmente rescisso le radici che lo univano a Bin Laden e si è rivolto contro di esso. Il venir meno di Al Qaeda, paradossalmente, è stato una vittoria di Pirro. Sicuramente Al Qaeda è un problema superato, ma al suo posto c'è qualcosa di più estremo, di più violento e di infinitamente più pericoloso.
Per afferrare la natura di questo cambiamento dobbiamo ritornare alle circostanze in cui Al Qaeda è nata. Al Qaeda si è concretizzata attorno ad un mito: è nata dalla (errata) convinzione diffusa presso i mujaheddin afghani di essere stati lo strumento che aveva portato all'implosione di una superpotenza mondiale, l'Unione Sovietica. Al Qaeda era semplicemente lo sviluppo dell'idea secondo cui l'Unione Sovietica era stata portata all'implosione esasperandola e costringendola ad una reazione smodata che l'avrebbe fiaccata militarmente ed economicamente, e che un attacco dello stesso genere avrebbe funzionato anche nei confronti dell'AmeriKKKa.
Bin Laden, e più correttamente Abdallah Azzam, erano convinti che la più macroscopica manifestazione dell'Occidente, ovvero la globalizzazione, potesse essere costretta a ritorcersi contro se stessa e a divorare la propria etica ed i propri valori per mezzo di attacchi plateali condotti a livello mondiale, che avrebbero costretto l'AmeriKKKa ad impegnarsi oltremisura, arrivando a sovvertire i propri principi nel tentativo di schiacciare una zanzara (Si veda Landscapes of jihad di Faisal Devji per trovare una compiuta esposizione di questo tema ad opera di Bin Laden). Fin dalla sua prima formulazione la concezione di Bin Laden -ma si tratta di una definizione imprecisa- contemplava l'implosione del "nemico lontano" intesa come contrapposta alla lotta contro i nemici di prossimità, e non era favorevole al settarismo. Bin Laden pensava ad una "tenda ampia": aveva persino fatto proprio, reinterpretandolo, il simbolismo sufi in modo da accrescere l'attrattiva del suo movimento. Al Qaeda era un progetto rivoluzionario utopistico, i cui leader provenivano in buona parte dalla colta élite urbana.
Si deve anche ricordare il fatto che l'élite politica occidentale si mostrò abbastanza soddisfatta di essere riuscita a far deflagrare l'Islam sunnita radicale: a fargli da mèntore e da direttore d'orchestra c'era il principe Turki Al Faisal dell'Arabia Saudita, alleato degli occidentali, che già si era rivelato d'aiuto quando c'era stato da far crollare l'Unione Sovietica, in quella che era stata una dolce vendetta del Viet Nam. Quel gioiellino di risultato era arrivato dopo che già c'erano state altre produzioni in comune, in cui l'Islam sunnita era stato mobilitato per combattere il baathismo, il nasserismo e il socialismo nei decenni precedenti. I successi conseguiti dalla cooperazione con l'Arabia Saudita nella mobilitazione dell'Islam sunnita in nome degli interessi occidentali procurarono dividendi anche ai sauditi stessi: da molto tempo cercavano di ridurre le molteplici correnti dell'Islam ad una voce unica, di imporre un'unica autorità sull'interpretazione del Corano e dunque alla voce unica di cui sopra, e di far sì che l'Islam fosse guidato da un unico capofila.
 
La concezione di Zarqawi è nata in circostanze piuttosto diverse. Essa è nata in mezzo all'incattivito e rancoroso sottoproletariato dei sobborghi di Amman, in mezzo agli abitanti della campagna, impoveriti e costretti a spostarsi in un divorante ghetto industriale alla periferia della città. A partire dal 2003 Zarqawi iniziò ad alimentare l'assai più genericamente vasto sentimento sunnita di esser stati espropriati di qualcosa e di aver subìto dei torti. Immediatamente dopo l'occupazione ameriKKKana, con la sbrigativa estromissione dei sunniti dal potere, con l'umiliante ed abborracciata esecuzione di Saddam Hussein, con lo scioglimento di un esercito orgoglioso i cui appartenenti credevano di aver raggiunto in precedenza un accordo col comando militare statunitense in base al quale alla decisione di non combattere l'invasore ameriKKKano sarebbe stato concesso un qualche riconoscimento, i rancori si approfondirono. Zarqawi indirizzò il risentimento dei suoi combattenti contro quelli che identificava come usurpatori: l'Iran, e gli sciiti che stavano estromettendo i sunniti dal potere, che stavano occupando ogni posizione nei servizi e che alla fine avrebbero prevalso nella guerra della pulizia etnica a Baghdad.
L'ideologia di Zarqawi altro non era che una concezione del mondo autoreferenziale, grossolana, incattivita, bigotta ed intollerante.
A differenza di quello di Bin Laden, il movimento di Zarqawi si nutriva di rancore, risentimento e voglia di vendetta. Osama bin Laden nutriva sospetti sul conto del proprio protetto in Giordania anche prima dell'11 settembre 2001, e cercò di tenerlo a bada. Bin Laden spedì per un po' Zarqawi nell'Afghanistan occidentale: non si fidava della sua lealtà e non gli piaceva la sua violenza estrema e settaria contro gli sciiti iracheni, anche se non mancò di apprezzare l'efficienza dimostrata da Zarqawi una volta che la guerra in Iraq ebbe avuto inizio.
Molti di coloro che si unirono a Zarqawi nella lotta contro l'occupazione ameriKKKana venivano dalla Siria; arrivavano forse ad essere diecimila, la maggior parte dei quali proveniva dalla fascia di villaggi sunniti che si estende fra la città libanese di Tripoli e i sobborghi di Homs e di Hamma, oppure dal nord del paese.
Quando i combattimenti diminuirono di intensità, molti di questi combattenti attraversarono di nuovo la frontiera e tornarono in Siria alle loro case. Dopo tutto questo, Al Baghdadi ha rivelato pubblicamente che fin dal 2003 Al Qaeda aveva iniziato a mettere i piedi un movimento clandestino in Siria, affinché servisse come sostegno logistico e militare e come fonte di approvvigionamento per Al Qaeda in Iraq. Questo movimento clandestino venne chiamato Jahbat Al Nusra. Nel corso del suo ultimo anno di vita, Ayman Zawahiri dichiarò il Fronte di Al Nusra il braccio ufficiale di Al Qaeda in Siria, dopo un aspro scambio di schermaglie con l'ISIL. Al Baghdadi e molti altri comandanti dell'ISIL abbandonarono allora Al Qaeda, che accusavano di aver intrapreso un percorso dottrinale sbagliato.
Le divergenze dottrinali spiegano perché l'ISIL non è Al Qaeda, e consentono di spiegare cosa sta succedendo in Siria, cosa sta succedendo in Iraq, ed anche perché il movimento oggi in azione ha un carattere autenticamente radicale. Si ricorderà che sono esistite figure provenienti dall'Arabia Saudita, non necessariamente esponenti ufficiali, che hanno sempre tratto qualche vantaggio dall'usare i gruppi jihadisti salafiti per il proprio tornaconto, che si trattasse di scopi dei sauditi o dei paesi occidentali, che si trattasse dell'Afghanistan o dell'Iraq. Al Qaeda non andava direttamente ad interferire con la dottrina islamica salafita o con gli obiettivi dei sauditi, e negli ambienti del regno questa cosa era chiara. 
L'ISIL, invece, riguarda direttamente l'una e l'altra cosa. I paesi del Golfo temono oggi la "corposa probabilità che il caos arrivi fino ai confini del Consiglio per la Cooperazione nel Golfo", come ha rivelato una fonte jihadista all'importante quotidiano libanese indipendente Al Akhbar; il capo dell'ISIL Baghdadi avrebbe ricevuto "da un'organizzazione regionale che ha sede in un paese musulmano sunnita amico l'incoraggiamento a recarsi in Siria, nonché la promessa di aiuti economici per raggiungere quest'obiettivo". La fonte si è fermata poco prima di nominare direttamente il paese coinvolto; alla domanda se fosse l'Araba Saudita o il Qatar, ha risposto "Si tratta di uno di questi due".
La nuova dottrina che ha superato le idee di Bin Laden fa in un certo senso capo al revisionismo storico, ad una lettura della storia secondo cui lo Stato Islamico non è nato dall'opera dei Quraysh, il gruppo tribale dell'Inviato, e neppure dall'opera dei califfi o dalle prime comunità "saggiamente guidate". Non è nato neppure dalle vittorie di Saladino. Lo Stato Islamico sarebbe invece nato dall'opera di molti piccoli gruppi di "studiosi combattenti" che lottavano per la giustizia in nome dell'Islam. Questi gruppi erano spesso guidati da uno studioso o da un imam che interpretava il Corano per gli altri appartenenti al gruppo e che agiva come fonte di autorità per il resto del gruppo. Questi molti piccoli gruppi avrebbero finito per unirsi; allora, e solo allora, sarebbe nato lo Stato Islamico.
L'ISIL non è un "movimento". L'ISIL considera se stesso lo Stato Islamico embrionale che sta prendendo forma. Nella loro concezione, gli appartenenti all'ISIL stanno smantellando gli stati-nazione e tutte le divisioni territoriali nate dall'accordo Sykes Picot; stanno sgomberando l'Islam da tutte le sue eresie e da tutte le sue innovazioni, come purificandolo con il fuoco. Stanno facendo nascere lo Stato Islamico. Baghdadi non accetta aiuti militari, tranne quelli delle formazioni che gli hanno espresso la loro lealtà; pensa che le preghiere dell'ISIL abbiano la stessa lettera autorevole che hanno le interpretazioni che seguono la tradizione degli studiosi combattenti del passato. Inoltre, Baghdadi pretende che il bottino di guerra e tutto quello che viene conquistato spetti all'ISIL come tale.  
Non potrebbe essere altrimenti. Jamal Khashoggi, ex portavoce del principe Turki Al Faisal, ha risposto a chi gli chiedeva perché l'ISIL non si unisse ad altre formazioni islamiche: "La risposta è molto semplice, l'ISIL è lo Stato; come può uno stato fare causa comune con organizzazioni che stati non sono? Inoltre, l'ISIL ritiene che le altre formazioni armate dovrebbero rimanere al di sotto dell'ombrello statale, giurando fedeltà ad Abu Bakr Al Baghdadi che è lo Emir Al Mumin, il 'Comandante dei Credenti', e mostrarglisi obbedienti e sottomesse nella buona e nella cattiva sorte".
E' facile capire perché Khashoggi si mostra così caustico nei confronti dell'ISIL. La legittimazione del regno saudita poggia su tre pilastri: la discendenza dai Qurayish, il controllo della moschea della Mecca e quello delle autorità che fanno fede quanto ad interpretazione, ovvero degli ulema wahabiti e dell'università cairota di Al Azhar. La concezione revisionista della storia adottata dall'ISIL priva l'Arabia Saudita di tutti e tre i punti d'appoggio da cui trae legittimazione.
Tramite il proprio impegno in Siria, l'ISIL ha ottenuto molti vantaggi; ha reclutato migliaia di combattenti, al punto che esistono stime secondo cui il 65% degli appartenenti ad Al Nusra ha defezionato a favore dell'ISIL. Pare che in qualche caso battaglioni interi si siano uniti all'ISIL. La formazione combattente è riuscita anche ad impossessarsi di armamenti, razziando nel dicembre del 2013 il più grande magazzino del "Libero" Esercito Siriano del Generale Idris, e ad assicurarsi ottime fonti di reddito tramite il controllo di campi petroliferi. Nel momento in cui scriviamo, l'ISIL controlla vari campi petroliferi e sta combattendo per ottenere la supremazia su altri campi ancora. Secondo fonti di Al Nusra, un solo pozzo petrolifero a sud di Raqqa, nella Siria orientale, fa guadagnare un milione e trecentomila dollari al giorno; altri impianti della zona come quelli di Zamla, Al Tabaqa e Kuniko ne fanno guadagnare cinquecentomila.
Queste attività in Siria sono servite come base per gli attacchi in Iraq che hanno portato alla presa della città-simbolo di Mossul. Mossul è la seconda città dell'Iraq ed ha due milioni di abitanti. Prima di marciare alla volta di Baghdad, l'ISIL si è doviziosamente rifornito di denaro e di armi.
Il sito ameriKKKano Stratfor è noto perché ottiene informazioni direttamente da funzionari governativi; afferma che "Sicuramente il successo dell'ISIL ha molto a che fare con le forze e i gruppi tribali della zona, che gli hanno facilitato le cose o hanno deciso a maggioranza di non ostacolare le incursioni dell'ISIL verso Mossul. Mossul ha due milioni di abitanti e senza un aiuto dalla gente del posto i mille o duemila combattenti dell'ISIL non sarebbero mai riusciti a mettere in fuga l'esercito regolare iracheno. I media sociali mostrano varie testimonianze di come i sunniti locali abbiano ben accolto i combattenti dello Stato Islamico in Iraq e nel Levante, e mostrano anche combattenti locali che aiutano quelli dell'ISIL ad attaccare le posizioni governative".
Stratfor ha ragione; quello che non dice è che il lavoro sul terreno per arrivare alla presa di Mossul è cominciato molto tempo fa, durante la guerra in Iraq. Quello che Stratfor afferma, ovvero che l'arrivo dell'ISIL in città è stato preparato in anticipo, è vero; però è vero anche che una mossa del genere richiede una preparazione accurata. Secondo qualcuno, prepararla ha richiesto circa due anni.
I sunniti, fin dai primi tempi della guerra in Iraq, si sono trovati sotto attacco su due fronti. Da una parte c'era l'AmeriKKKa, che stava facendo di tutto per combattere l'insurrezione sunnita; la popolazione sunnita era isolata e sofferente. Dall'altra, i sunniti stavano perdendo l'altra guerra, quella per la pulizia etnica a Baghdad.
Alcuni capi tribali cercarono una soluzione proponendo un accordo agli ameriKKKani: in cambio della fine degli attacchi contro i loro soldati -obiettivo da raggiungere grazie all'influenza esercitata sui capi che sostenevano la resistenza armata- avrebbero avuto armi e finanziamenti. Di qui la nascita dei cosiddetti "Consigli del Risveglio". Lo scopo dichiarato degli armamenti era quello di combattere Al Qaeda; in realtà questo voleva dire più che altro contrastare le teste calde venute dall'estero a combattere il jihad, che erano assolutamente impopolari e che stavano facendo a pezzi la società irachena. La rabbia ed il rancore dei giovani capi della resistenza avrebbe finito per ritorcersi contro la comunità sunnita in generale.
In effetti, i Consigli del Risveglio posero fine agli scontri fra i sunniti e l'esercito ameriKKKano, in nome del superiore interesse rappresentato dall'acquisizione delle armi e del denaro che sarebbe servito alla comunità sunnita per difendersi dal governo sciita di Baghdad e dalle sue milizie. In poche parole, la mossa plateale compiuta dai Consigli del Risveglio nel prendere le parti dell'AmeriKKKa contro gli jihadisti può aver avuto come sfondo una più ampia comunanza di interessi all'interno degli ambienti sunniti. Proprio durante il periodo dei Consigli sono state poste le basi di quell'infrastruttura e di quella rete di interessi e di rancori condivisi che avrebbe permesso la presa di Mossul.
Quello che appare significativo, nel caso della presa di Mossul, è che a quanto pare esistono altri e diversificati settori sunniti della società irachena che sono pronti ad aiutare una formazione radicale come l'ISIL; si vedano le testimonianze di chi riferisce di combattenti locali che dato sostegno o addirittura marciato a fianco dell'ISIL stesso. Abbiamo visto formarsi alleanze dello stesso tipo a Tripoli in Libano ed in Siria; dei precedenti specifici esistono. Le agenzie di stampa che scrivono che l'avanzata dell'ISIL è stata ben preparata fanno pensare che possiamo trovarci davanti all'epilogo lungamente atteso della guerra civile irachena: la guerra senza quartiere per il futuro del paese.
 
Osiamo pensare che tutti questi settori della società irachena si sarebbero guardati bene dal fare un simile patto col diavolo, se non fossero stati sicuri di potere in qualche modo controllare gli sviluppi e se non avessero visto nella diffusa antipatia per il governo di Baghdad qualcosa che potremmo considerare una comunità di intenti. Il problema è che la storia è piena di gente che pensava di poter usare i salafiti, per trovarsi poi alla fine ad essere usata da loro. Ed un'operazione della vastità di quella in atto -sempre che effettivamente si tratti di questo, vale a dire del mutamento dell'orientamento politico dell'intero Iraq, richiede anche risorse ragguardevoli, ben al di là di quelle che si possono mettere insieme rapinando le banche che si incontrano lungo la strada; occorre, detto altrimenti, che un altro paese sia pronto a sostenere la conquista dell'Iraq. In ultimo, dobbiamo ricordare il fatto che i sunniti in Iraq sono una minoranza assoluta, e rappresentano soltanto il 20% della popolazione.