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Prato: Claudio Morganti mette in ridicolo le forze armate PDF Stampa E-mail
Sabato 20 Settembre 2014 12:32
La propaganda "occidentalista" è da qualche anno all'angolo, anche per il sistematico saccheggio delle sue istanze e della sua agenda politica operato dai sedicenti avversari. I temi su cui concentrare il fuoco si sono considerevolmente ridotti ma vengono trattati con patetica e sterile assiduità.
A metà settembre 2014 si viene a sapere dalle gazzette -e solo da quelle- di una curiosa iniziativa intrapresa da Claudio Morganti, un micropolitico strapagato di cui abbiamo già avuto occasione di occuparci varie volte, ovviamente non per dirne bene.
La citazione che riportiamo contiene il nome dello stato che occupa la penisola italiana; ce ne scusiamo come sempre con i nostri lettori, specie con quanti avessero appena finito di pranzare.
Tute mimetiche, chiusi in una gabbia, catene ai polsi. E' andata in scena stamani, in piazza Mercatale, la prima tappa del tour organizzato dal movimento Io cambio e dalle associazioni La Martinella e Popolo della Vita che toccherà tutta Italia, da nord a sud, per chiedere la liberazione dei Marò da oltre due anni e mezzo in stato di arresto in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori. Claudio Morganti, ex europarlamentare, girerà l'Italia vestito da Marò e mostrerà uno striscione con scritto “Gli italiani e i marò presi in giro, alla ricerca della dignità perduta”. “Stiamo parlando di due servitori dello Stato ingiustamente reclusi in India – spiega – vogliamo riprenderci la dignità di italiani, il nostro viene trattato come un Paese di serie b e sappiamo se anziché italiani fossero stati americani o tedeschi, non staremmo ancora oggi a parlare di questa vicenda”.
Contando su un sostegno popolare inesistente, al pari della causa che ha deciso di perorare, Morganti è stato costretto a scomodare un movimento e due associazioni per mettere insieme una pagliacciata perfettamente degna della sua persona e del "paese" di cui intenderebbe tutelare l'immagine. La visibilità mediatica è essenziale e mantenerla val bene la messa in ridicolo di qualsiasi cosa perché la traduzione della visibilità mediatica in suffragi è l'unica cosa che impedisce ai morganti di avere rapporti troppo assidui con i servizi più essenziali di quello stato sociale alla cui distruzione lavorano senza un attimo di tregua.
Fin qui le considerazioni ovvie.
Poi c'è dell'altro.
Claudio Morganti e l'altro signore di cui non è dato sapere il nome affermano di indossare la divisa dei marò, ovvero quella dei fucilieri di marina di uno stato sovrano.
La penisola italiana gronda legalitaristi d'accatto che non hanno neppure un'idea di cosa prescrivono le leggi in vigore nel loro "paese". L'essenziale, pare di capire, è rifarsi degli smacchi di esistenze peggio che schifose plaudendo le altrui sventure o magari contribuendovi attivamente, un po' come i bulli di quartiere o i bambinetti delle scuole primarie. Facendo leva su questo sottobosco di frustratelli buoni a nulla, negli ultimi anni un certo numero di individui che in contesti normali faticherebbero a trovare impiego come lavascale hanno costruito pregevoli e remuneratissime carriere.
In breve: lo stato che occupa la penisola italiana si è dotato da qualche anno di un codice penale.
E in questo codice penale c'è un articolo (il 498) che prevede e sanziona l'usurpazione di titolo, punita con una sanzione pecuniaria che per le ben fornite tasche di Morganti e socio si tradurrebbe in una irrilevante seccatura.
Le cose potrebbero complicarsi se qualche procacciatore di cause si accorgesse del fatto che la divisa dei fucilieri di marina viene ridicolizzata nel quadro di una elaborata messa in scena. Lo stesso codice prevede, all'articolo 290, il vilipendio delle forze armate, sanzionato con qualche spicciolo in più.
Si consideri poi che il partito in cui Morganti ha militato predicava ad ogni piè sospinto la divisione dello stato che occupa la penisola italiana, istigando militanti e simpatizzanti a violare quanto previsto come reato nell'articolo 214. Il fatto è che l'incoerenza, assieme all'incompetenza, è una cosa che con la codardia e la delinquenza connota profondamente la vita politica dello stato che occupa la penisola italiana. I nostri lettori ricorderanno bene di quando quello stesso partito ha messo uno dei suoi militanti a fare il Ministro dell'Interno, nello stesso stato che aveva giurato di distruggere.
In una società normale un elemento del genere non onori e cariche avrebbe avuto, ma un'accusa di alto tradimento passibile di condurlo alla più miserabile delle fini.
 

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