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Valentina Perniciaro sull'assassinio di Muhammad Shahzad Khan PDF Stampa E-mail
Domenica 05 Ottobre 2014 16:40


Dimenticati prima di dover nascere demicrati sequestrati e abbandonati a se stessi dopo essere nati!
Questi sono gli adolescienti nati alla Marranella.

Ciarliere, abiette, strabordanti, mendaci, irritanti, basse, vendute, affidabili e coerenti come la loro committenza, che è tutto dire.
In una parola, le gazzette.
Solo facendone sedimentare l'effetto recency, e seguendo per quanto possibile in maniera longitudinale lo sviluppo di una new è possibile trarne qualche dato utile. Nel nostro caso, fra i dati utili contempliamo anche ogni elemento che possa aiutare ad inquadrare nella prospettiva corretta lo stato che occupa la penisola italiana, i "valori" e le competenze dei suoi sudditi. Negli ultimi anni l'interattività consentita dai nuovi media ha permesso ad un numero che riteniamo fedelmente rappresentativo di questi sudditi di esprimere opinioni a ruota libera: sicché la penisola italiana gronda di carnefici da tastiera, di giurisperiti pluriripetenti e di legalitaristi in ciabatte, che il più delle volte, fortunatamente, non rivestono nella vita reale alcun ruolo che comporti responsabilità anche minime per l'esistenza altrui; soltanto questo impedisce loro di costituire un pericolo gravissimo in un contesto sociale in cui la "libera informazione" ha fatto tutto quello che poteva perché a sovrintendere a questioni vitali venisse destinata un'intera classe di sociopati.
Carnefici da tastiera, giurisperiti pluriripetenti e legalitaristi in ciabatte hanno una piccola ma serpeggiante rappresentativa non virtuale, utilissima perché fornisce loro un po' di quel materiale da esercitazione che non riescono a fornire il pallonaio, le pallonate, i pallonieri e la rispettiva corrispondenza di giovani donne con pochi vestiti addosso che costituiscono i quattro quinti dei contenuti gazzettieri. Questa leva di giureconsulti di quartiere, di gendarmi da mescita e di carcerieri da cortile rinforza, più o meno volontariamente, la linea editoriale e politica della committenza, che è sistematicamente orientata a coltivare con cura le istanze più deleterie ed infere che un corpo sociale sia in grado di produrre.
Gli esempi in cui questo si verifica sono troppo numerosi persino per poterli contare. Quello di cui si tratta qui in dettaglio riguarda una new che ha compiuto un percorso di riformulazione tanto preciso quanto eloquente, fra settembre ed ottobre del 2014. Tra gli elementi non virtuali finiti sui gazzettini c'è anche il capo d'opera ortografico illustrato qui sopra, che serve a chiarire meglio possibile da quali scimmieschi pulpiti arriva l'incessante frignare d'insihurezzeddegràdo cui le gazzette dànno costantemente voce.
Un percorso di riformulazione che svela quali siano le ordinarie condizioni dei sudditi in molte zone della penisola, tali da rendere difficile potervisi identificare per chiunque tenga alla propria sostanziale appartenenza al genere umano.
La Marranella è una zona della città di Roma. Il 18 settembre viene ucciso alla Marranella Muhammad Shahzad Khan, ventotto anni, cittadino della Repubblica Islamica del Pakistan.
Il resto delle considerazioni le esprime Valentina Perniciaro su Baruda.net.
“La vittima era in stato di ebbrezza e molestava i passanti” : titolo del giornale La Stampa
“Ancora da identificare, invece, il ragazzo che era insieme all’arrestato quando ieri sera hanno incrociato la vittima che, ubriaca, infastidiva i passanti con urla e schiamazzi.”il Messaggero…
per alcuni giorni si è parlato di degrado, dell’invivibilità di Torpignattara, della certa ubriachezza del ragazzo pakistano ucciso, della fatalità con cui un bravissimo ragazzo minorenne e italianissimo, con un solo colpo dato per difendersi dal farneticante ubriaco, l’ha ucciso; si è letta ovunque l’ennesima manifestazione di razzismo viscerale in ogni articolo, in ogni commento, nella solidarietà attiva dimostrata nei confronti del ragazzo assassino, nelle strade del “suo” quartiere, quello che sarebbe invaso dal degrado portato da migranti mbriaconi, “negri” e ” bangladeshi”.
Si son visti anche i compagni, la solidarietà, i manifesti per Muhammad e tanto altro… ma questo è un altro discorso…
Ricominciamo: siamo a Torpignattara e a terra c’è il corpo di Muhammad Shahzad Khan, un ragazzo di 28 anni, pakistano, da poco senza lavoro, ospite di un centro d’accoglienza. Le testimonianze raccontano di calci e pugni, la difesa del ragazzo arrestato è opposta invece: racconta di un pazzo ubriaco che con urla e schiamazzi stava già infastidendo i passanti, racconta anche che al suo tranquillo passaggio mentre chiacchierava con un suo amico avrebbe ricevuto in faccia gratuitamente uno sputo,
e che la sua reazione era stato un semplice pugno, che per pura fatalità ha ucciso “l’aggressore ubriaco”.
Peccato che le testimonanze raccontavano altro.
Peccato che nel centro di accoglienza che ospitava Muhammad Shahzad Khan tutti dicono che non assumeva mai alcool.
Peccato che ora ci sono i risultati dell’autopsia, che parlano chiaramente di “reiterato traumatismo contusivo del capo con frattura temporale destra ed emorragia sub aracnoidea diffusa”, e che non c’era traccia di alcool nel suo corpo, nè tantomeno di alcuna sostanza stupefacente.
Aveva una moglie e un figlio, una fedina penale pulita: pare stesse recitando preghiere ad alta voce da un’ora per strada, questo è bastato per esser pestato a sangue, a morte… da un ragazzo, minorenne, quindi da un ragazzino, cresciuto nelle strade della nostra città, nella mentalità razzista che pervade ogni movimento, un ragazzo che porta il nome Daniel, proprio quello degli striscioni “Daniel siamo tutti con te” che si son visti in giro pochi giorni dopo questo assassinio.
Un assassinio, a sfondo razziale, avvenuto a calci e pugni e non contro un uomo ubriaco.
C’è poco altro da dire.
Al momento in cui scriviamo la linea difensiva di questo perfetto rappresentante dell'epoca contemporanea, cui un padre può ben guardare con orgoglio, è compendiabile in un Aho', me stava a provocà'.
E' sembrata inconsistente persino alla gendarmeria.
 

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