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Pepe Escobar - La Repubblica Popolare Cinese e la sua via della seta: avanti verso la gloria PDF Stampa E-mail
Sabato 15 Novembre 2014 09:55

Traduzione da Asia Times.

Se ancora rimaneva qualche dubbio sull'idiozia dei mass media occidentali, dovrebbe essere sparito dopo la loro bambinesca copertura del comportamento da perfetto gentiluomo esibito dal Presidente Vladimir Putin al vertice dell'APEC a Pechino. Per il mondo reale, quello che è davvero importante è il fatto che la Cina ha ottenuto tutto quello che voleva.

Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sul livello di stupidità senza limiti cui sono capaci di arrivare i mass media occidentali, pensi che il punto più alto del vertice di Pechino tra i paesi della Cooperazione Economica dell'Asia e del Pacifico (APEC) è stato identificato nel momento in cui il Presidente russo Vladimir Putin è sembrato fare il galante con la moglie del Presidente cinese Xi Jinping e sulla successiva censura cinese delle sequenze in cui Putin le copriva le spalle con uno scialle per proteggerla dal freddo della sala riunioni.
Qual'è la prossima notizia? Putin e Xi identificati come coppia omosessuale?
Ora, via questi pagliacci ed occupiamoci delle cose serie. All'inizio del vertice il Presidente Xi ha ribadito che l'APEC serve ad "aggiungere combustibile all'economia della regione pacifico-asiatica e all'economia mondiale in generale". Due giorni dopo la Cina aveva ottenuto tutto quello che voleva, sotto ogni punto di vista.
1) Tutti i ventuno paesi dell'APEC hanno sostenuto l'area di libero commercio dell'Asia-Pacifico (FTAAP), che rappresenta la concezsione cinese di un accordo commerciale di cui tutti fanno parte e da cui tutti traggono vantaggi, in grado di far progredire la cooperazione nell'area. Si vedea il South China Morning Post. Ad uscirne sconfitto è stato il progetto statunitense a misura di multinazionale di partnership transpacifica, che doveva comprendere dodici nazioni e che era aspramente avversato in particolare dal Giappone e dalla Malaysia (cfr. qui).
2) Pechino ha presentato una propria idea di "connettività a tutto tondo" (secondo le parole di Xi) tra paesi della regione che contempla una strategia ramificata. Una delle sue caratteristiche fondamentali è la realizzazione della Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali, basata a Pechino e finanziata con cinquanta miliardi di dollari. Si tratta della contromossa cinese davanti al rifiuto di Washington di concedere alla Cina maggior voce in capitolo nel Fondo Monetario internazionale, al momento costituita dal 3,8% dei voti utili. Una percentuale inferiore al 4,5% detenuto da una Francia in piena stagnazione.
3) Pechino e Mosca hanno sottoscritto un altro enorme accordo sul gas che riguarda il gasdotto degli Altaj nella Siberia occidentale; il primo accordo, siglato a maggio, è stato definito "Energia dalla Siberia".
4) Pechino ha annunciato lo stanziamento di non meno di quaranta miliardi di dollari per iniziare la costruzione della fascia economica della Via della Seta, e di una Via della Seta marittima del ventunesimo secolo.
Come era prevedibile, anche stavolta il vorticoso avvicendarsi di accordi e di investimenti era destinato a portare verso il più spettacolare. ambizioso ed ampio programma infrastrutturale transnazionale mai azzardato: la rete di vie della seta, un complicato intrico di linee ad alta velocità, oleodotti, porti, linee a fibra ottica e infrastrutture per la telecomunicazione avanzata che la Cina sta già costruendo attraverso i paesi dell'Asia Centrale e che è connessa a Russia, Iran, Turchia e paesi dell'Oceano Indiano, arrivando fino in Europa a Venezia, a Rotterdam, a Duisburg e a Berlino.
Le élite di Washington e di Wall Street sono rimaste attonite davanti al sogno asiatico-pacifico di Xi che dall'est asiatico si apre la strada verso la costruzione di una rete commerciale che copre l'Eurasia intera e che al centro ha ovviamente l'Impero di Mezzo; la prospettiva del prossimo futuro è quella di un'Eurasia che altro non è che un'enorme Via della Seta cinese, affiancata a determinate latitudini da una sorta di sviluppo condiviso con la Russia.

Vlad non fa certo stupidaggini.E il dongiovannesco Putin? Tutto quello che c'è da sapere sul fatto che l'Asia-Pacifico rappresenta una priorità strategica ed economica per la Russia si trova in sintesi nel suo discorso all'incontro dell'APEC riservato agli amministratori delegati.
Il discorso è un aggiornamento da una prospettiva economica dell'altro famoso discorso pronunciato all'incontro del Valdai Club a Soči avvenuto lo scorso ottobre ed è stato seguito da una lunga ed esaustiva serie di domande e di risposte stoltamente ignorata dai mass media occidentali, sempre che non l'abbiano derubricato a qualcosa di ancora più "aggressivo" rispetto al discorso in sé.
Il Cremlino è arrivato una volta per tutte alla conclusione che le élite di Wall Street e di Washington non hanno alcuna intenzione di consentire un minimo di multipolarità nelle relazioni internazionali. Il resto sono chiacchiere.
Sicuramente, l'allontanamento di Mosca dall'Occidente e il suo rivolgersi all'Asia orientale è un processo che è stato influenzato direttamente dalla dottrina seguita dal Presidente Barack Obama in materia di politica estera, e che il Presidente stesso ha riassunto con l'espressione "Non facciamo stupidaggini". Questa definizione se l'era portata dietro sull'Air Force One al ritorno da un viaggio... in Asia, avvenuto lo scorso aprile.
La partnership simbiotica e strategica tra Russia e Cina si sviluppa su più livelli.
Sul piano dell'energia, la Russia si sta rivolgendo ad est perché è ad est che c'è il massimo della domanda. Sul piano finanziario Mosca ha sganciato il rublo dal dollaro e dall'euro e il dollaro, anche se per poco tempo, si è subito deprezzato rispetto al rublo. L'istituto bancario russo VTB ha fatto sapere che potrebbe lasciare la borsa di Londra per farsi quotare a quella di Shanghai, che tra poco avrà legami diretti con quella di Hong Kong. La stessa Hong Kong sta già attirando i giganti dell'energia.
Si consideri tutto questo insieme di sviluppi essenziali assieme al grosso peso che rublo e yuan hanno nel merato dell'energia e si avrà chiaro il quadro della situazione. La Russia si sta proteggendo in modo attivo dagli attacchi occidentali alla sua moneta, che hanno motivazioni speculative e politiche.
L'accordo simbiotico e strategico tra Russia e Cina riguarda i campi dell'energia, della finanza e, in modo altrettanto inevitabile, quello delle tecnologie militari. Questo comprende il fatto che Mosca venda oggi a Pechino i sistemi missilistici terra aria S400 e che in futuro le ceda anche gli S500, contro i quali gli ameriKKKani sono delle anatre zoppe. Il tutto, mentre Pechino sta sviluppando missili antinave in grado di far fuori qualsiasi cosa la marina degli Stati Uniti possa mettere insieme.
All'APEC Xi e Obama si sono trovati d'accordo almeno su una cosa, la fondazinoe di un meccanismo che riferisca a vicenda le operazini militari più importanti. Questo potrebbe -con il condizionale d'obbligo- impedire che nell'Asia orientale si assista a continui piagnistei stile NATO del tipo "La Russia ha invaso l'Ucraina".
Neoconservatori fuori di testa. Quando il Doppio Vu Piccino Bush salì al potere all'inizio del 2001 i neoconservatori si trovarono davanti a un crudo dato di fatto: era solo questione di tempo prima che ggli Stati Uniti perdessero senza rimedio la loro egemonia mondiale, sia sul piano geopolitico che su quello economico. A quel punto c'erano solo due possibilità: cercare di controllare il declino, o giocarsi tutto sul consolidamento dell'egemonia, ovviamente per mezzo della guerra.
Sappiamo tutti del pensiero desiderante che permeava di sé la guerra "a basso costo" contro l'Iraq, dal "Siamo il nuovo OPEC" di Paul Wolfowitz fino alla sicumera campata in aria sul fatto che Washington sarebbe riuscita ad intimidire una volta per tutte i potenziali concorrenti, Unione Europea, Russia e Cina.
Sappiamo tutti che le cose sono andate peggio di male. La fantastiliardaria avventura che Minqi Li ha analizzato in The rise of China and the demise of the capitalist world economy "si è mangiata via tutto lo spazio strategico di manovra che rimaneva all'imperialismo statunitense". Gli imperialisti umanitari dell'amministrazione Obama non hanno ancora gettato la spugna, rifiutandosi di ammettere che gli Stati Uniti hanno perso qualsiasi capacità di fornire una qualche soluzione significativa al sistema-mondo come esso è oggi, come l'avrebbe chiamato Immanuel Wallerstein.
Gli ambienti accademici della geopolitica statunitense mostrano sporadici segni di vita intelligente, come questo scritto sul sito dello Wilson Center. Certo, Russia e Cina non costituiscono una sfida per un presupposto "ordine mondiale": il loro accordo in realtà serve a mettere un po' di ordine in mezzo al caos.
Si trova anche questo corsivo su USNews, che è il tipo di cose che sui mass media statunitensi viene presentata come analisi accademica.
Le élite di Washington e di Wall Street, tramite l'operato della loro miope thinkthanklandia, sono ancora aggrappati a banalità dal sapore mitico, come il ruolo "storico" che gli Stati Uniti avrebbero come arbitri dell'Asia moderna e come ago nella bilancia del potere.
Non c'è dunque da meravigliarsi se il pubblico, negli Stati Uniti ed in Europa Occidentale, non sia neppure in grado di immaginare l'impatto formidabile che le nuove Vie della Seta avranno nella geopolitica dei primi decenni del XXI secolo.
Le élite suddette -si tenga presente la boria della Guerra Fredda- dànno ancora per scontato che Pechino e Mosca sarebbero sempre state fuori dai giochi. Invece, adesso è la confusione a prevalere. Si faccia anche caso al fatto che il "riorientamento verso l'Asia" voluto dall'amministrazione Obama è completamente sparito dalla narrativa dopo che Pechino ha visto la cosa per quello che è: una provocazione in stile guerresco. Il refrain che va per la maggiore, adesso, è "ribilanciamento". Le nuove Vie della Seta di Xi stanno mettendo scompiglio negli affari tedeschi perché uniscono Pechino a Berlino, e passano per forza da Mosca. I politici tedeschi, presto o tardi, dovranno prendere atto della cosa.
Se ne parlerà a porte chiuse in alcuni incontri fondamentali, che si svolgeranno a margine del Gruppo dei Venti in Australia. In quella sede si vedrà l'alleanza in via di sviluppo tra Russia, Cina e Germania, e si vedranno i BRICS, crisi o non crisi. Ci saranno tutti coloro che nel G20 si adoperano attivamente per la costruzione di un mondo multipolare.
L'APEC ha mostrato ancora una volta che più la geopolitica cambia, più continuerà a cambiare; intanto che i cani della guerra, dell'ingiustizia, della divisione e del dominio continuano ad abbaiare, il gruppo eurasiatico guidato da Cina e Russia continuerà la sua strada verso la costruzione di un mondo multipolare.

 

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