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Brian Cloughley - Libia: differenze tra quello che si voleva fare e quello che è successo davvero PDF Stampa E-mail
Venerdì 12 Dicembre 2014 09:02

Traduzione da Asia Times.

Gli attacchi aerei e missilistici della NATO condotti dagli Stati Uniti contro il governo di Gheddafi sono stati descritti come un "intervento modello" che avrebbe aperto ai libici un'epoca di libertà senza precedenti. Il loro risultato reale, invece, è stato quello di generare un nuovo epicentro regionale del terrore, in cui le uccisioni, i rapimenti ed i conflitti tra milizie stanno distruggendo la vita di milioni di persone che sotto Gheddafi vivevano in tranquillità.

Il 19 marzo 2011 i paesi della NATO vennero guidati dagli Stati Uniti in una serie di attacchi aerei e missilistici contro il governo di Muammar Gheddafi, il bislacco dittatore libico che era stato incontrato in visite ufficiali dal Primo Ministro britannico Tony Blair nel 2004 e nel 2007, dal Presidente francese Sarkozy nel 2007, dal Segretario di Stato degli Stati Uniti Condoleeza Rice nel 2008 e dal Primo Ministro dello stato che occupa la penisola italiana Silvio Berlusconi nel 2009. Tutti quanti gli avevano assicurato di vero cuore che le relazioni tra lui ed i rispettivi paesi erano tranquille. 
 Gheddafi era un despota e perseguitava i suoi nemici spietatamente, quasi come il dittatore Hosni Mubarak nel confinante Egitto: solo che la vita, per la maggior parte dei libici, trascorreva tranquilla e persino la BBC aveva dovuto ammettere che la "peculiarissima forma di socialismo di Gheddafi garantisce istruzione gratuita, sistema sanitario, sovvenzioni per l'abitazione ed i trasporti" anche se "le paghe sono estremamente basse e le ricchezze statali e i proventi dagli investimenti esteri hanno portato beneficio soltanto ad una élite ristretta" (cosa che non succede da nessuna altra parte, come no).
Il CIA Wolrd Factbook riferiva che il tasso di alfabetizzazione nella Libia di Gheddafi era del 94,2%: meglio che in Malaysia, in Messico ed in Arabia Saudita. L'OMS indicava una aspettativa di vita di 72,3 anni, una tra le più alte fra i paesi in via di sviluppo.
Torniamo un momento ai personaggi occidentali che bazzicavano la Libia prima della guerra della NATO. Una comunicazione diplomatica statunitense del 2009 resa pubblica di straforo diceva che "i senatori McCain e Graham convengono sul fatto che è interesse degli Stati Uniti continuare a progredire nelle relazioni bilaterali", mentre il senatore Lieberman definiva la Libia "un alleato importante nella guerra al terrorismo".
Condoleeza Rice disse che le relazioni tra Stati Uniti e Libia "sono andate migliorando costantemente per anni; con stasera penso che si stia aprendo una nuova frase" mentre il britannico Blair pensò che l'incontro fosse stato "positivo e costruttivo" perché le relazioni del suo paese con la Libia "negli ultimi anni si sono completamente trasformate. Adesso cooperiamo molto strettamente nell'antiterrorismo e nella difesa".
La BBC riferì che "Durante l'incontro di Mr Blair con Mr Gheddafi è stato dato l'annuncio che il gigante petrolifero angloolandese Shell aveva firmato un accordo da cinquecentocinquanta milioni di sterline (ottocentosessanta milioni di dollari) per prospezioni alla ricerca di gas naturale a largo delle coste libiche". Le compagnie petrolifere statunitensi  ConocoPhillips, ExxonMobil, Marathon Oil Corporation e Hess Company avevano grossi interessi nella produzione petrolifera libica; la Libia, d'altronde, ha il nono posto tra i paesi detentori di riserve di greggio.
Per la Libia, le cose stavano andando bene.
Solo che il 21 gennaio 2011 la Reuters ha riferito che "Muammar Gheddafi ha detto che il suo paese ed altri paesi esportatori di petrolio stanno cercando di nazionalizzare le imprese straniere, a causa del basso prezzo del petrolio". Gheddafi affermò che "oggi come oggi sarebbe bene che il petrolio appartenesse allo stato; si potrebbe meglio controllarne il prezzo, farne crescere o diminuire la produzione".
Il mese seguente, a ridosso della dichiarazione di Gheddafi sulla nazionalizzazione delle risorse petrolifere libiche, scoppiò un'insurrezione ad opera di ribelli che volevano rovesciarlo; il 17 marzo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU decretò una no-fly zone sulla Libia "per prendere tutte le misure necessarie a proteggere i civili che nel paese si trovano sotto minaccia di attacco".
Gli insorti erano sostenuti dagli USA, dal Regno Unito e da dodici dei ventisei paesi della NATO: spiccavano per la loro assenza la Germania e la Turchia. C'erano poi tre paesi arabi (Arabia Saudita esclusa) e la Svezia, che ha abbandonato una onorevole neutralità per diventare agli effetti pratici un membro della NATO. Brasile, Cina, Germania, India e Russia non votarono la risoluzione e invocarono una soluzione pacifica al conflitto in corso in Libia, esortando a fare attenzione alle "conseguenze non volute di un intervento armato".
Due giorni dopo l'approvazione della no-fly zone cominciò il macello della NATO guidato dagli USA, e andò avanti per sette mesi, fino alla fine di ottobre. Il 30 aprile un missile statunitense uccise uno dei figli di Gheddafi e tre dei suoi nipoti in quello che la NATO definì un "attacco di precisione" contro un "edificio che ospitava un centro militare di comando e controllo". Il portavoce del Pentagono, a chi gli chiedeva di un massiccio attacco contro il complesso residenziale di Gheddafi, rispose che "non abbiamo per obiettivo l'edificio in cui vive. Non abbiamo dati che indichino vittime tra i civili".
Mentre gli attacchi contro la Libia raggiungevano il loro punto massimo, il Presidente degli Stati Uniti Obama, il Primo Ministro David Cameron e Sarkozy sottoscrissero una dichiarazione conginunta in cui affermavano che "mentre le operazioni militari vanno oggi avanti per proteggere i civili in Libia, siamo decisi a guardare al futuro. Siamo convinti che i tempi migliori per il popolo libico debbano ancora arrivare... Il Colonnello Gheddafi se ne deve andare, ed è bene che se ne vada. A quel punto, le Nazioni Unite ed i loro paesi membri aiuteranno il popolo libico a ricostruire quello che Gheddafi ha distrutto: li aiuteranno a ricostruire le case e gli ospedali, a rimettere in piedi i servizi essenziali, e guideranno i libici nello sviluppo di istituzioni che sostengano la costruzione di una società prospera ed aperta".
La risposta di Gheddafi fu: "Avete dimostrato al mondo che non avete nulla di civile, che i terroristi siete voi, bestie che attaccate un paese che non vi ha fatto nulla".
Alla fine, il 20 ottobre Gheddafi se ne andò come "era bene che se ne andasse": ammazzato come un cane da uno dei gruppi ribelli. Obama salutò la sua morte con entusiasmo, dicendo "Oggi possiamo finalmente dire che  il regime di Gheddafi non esiste più. Le ultime roccaforti del regime sono cadute. Il nuovo governo sta consolidando il proprio controllo nel paese. Ed uno dei dittatori che nel mondo è rimasto più a lungo al potere non è più".
La NATO portò a termine 9658 incursioni aeree contro la Libia; la BBC riferì che "nel corso dei sette mesi della campagna, la NATO ha ammesso che soltanto in un caso gli armamenti hanno fatto registrare un "malfunzionamento". Il 19 giugno vari civili sarebbero stati uccisi da un missile che ha colpito un edificio di Tripoli. Un portavoce della NATO ha riferito in séguito che "probabilmente si è verificato un malfunzionamento, e questo ha fatto sì che l'arma non colpisse il bersaglio contro il quale era diretta". Ci furono anche 105 attacchi condotti da droni statunitensi, dei quali nulla è dato di sapere.
E' incredibile, quasi miracoloso che su 9658 attacchi aerei soltanto uno abbia ucciso dei civili. Solo che Human Rights Watch affronta la questione da un punto di vista diverso, e sostiene che i civili uccisi sono stati molti. Solo che quanto da essa riferito non ha alcun valore perché non un singolo individuo negli Stati Uniti o nei paesi della NATO è mai stato o sarà mai inquisito imparzialmente per aver ucciso dei civili da qualche parte nel mondo, con missili, bombe o razzi.
Ci avevano raccontato che la guerra degli Stati Uniti e della NATO contro la Libia aveva lo scopo di arrivare alla democrazia per mezzo dei bombardamenti; il Primo Ministro britannico Cameron ha detto che "Sulla Libia io sono ottimista: lo sono sempre stato, e sono ottimista per il Consiglio Nazionale di Transizione e per quello che riuscirà a fare. Penso che se si guarda a Tripoli oggi, certo, si vedono grosse sfide da affrontare: ripristinare l'acquedotto, assicurare ovunque la legge e l'ordine, ma a dir la verità per adesso gli scettici e gli strateghi da caffè si sono dimostrati in torto".
Gli scettici -o meglio i realisti- e gli strateghi da caffè avevano ragione, ovviamente, quando dicevano che il collasso del paese era inevitabile; avevano avuto ragione anche quando avevano previsto il caos in Iraq ed in Afghanistan.
Due intellettuali vicini ai vertici del potere, Ivo Daadler (rappresentante permanente degli USA nel Consiglio della NATO fra il 2009 ed il 2013) e l'ammiraglio James G. Stavridis detto Zorba, comandante supremo degli USA in Europa (il comandante in capo della NATO) avevano le loro opinioni a riguardo, e le riferirono al Journal of Foreign Affairs nel 2012. "L'operazione della NATO in Libia è stata giustamente considerata come un intervento modello. L'alleanza ha risposto con rapidità al peggiorare della situazione che stava minacciando centinaia di migliaia di civili ribelli ad un regime oppressivo. L'operazione è riuscita a proteggere i civili e, in ultima analisi, a far sì che le forze locali avessero il tempo e lo spazio necessario a rovesciare Muammar Gheddafi".
Secondo analisti tanto imparziali la Libia era stata liberata ed era diventata un paese libero grazie alla NATO. A tenere loro bordone, editorialisti come Nicholas Kristof, che scrisse che "la Libia ci ricorda che a volte è possibile usare mezzi militari per portare avanti cause umanitarie". Una asserzione che farebbe ridere se non fosse così oscenamente fuori posto: la Libia è collassata e nelle rovine domina l'anarchia. La convinzione del Regno Unito "oggi Tripoli e Bengasi sono due città irriconoscibili. Laddove dominava la paura, ci sono speranza, ottimismo e la convinzione che siano ben fondati" fu esposta all'ONU nel 2012; si è rivelata precipitosa.
Come riporta la CNN, "gli omicidi, i rapimenti, i blocchi alle rafinerie, l'imperversare per le strade di milizie rivali, gli estremisti islamici che organizzano le proprie basi e soprattutto la cronica debolezza dell'azione governativa hanno fatto della Libia un luogo pericoloso, la cui instabilità si sta già diffondendo oltrefrontiera ed attraverso il Mediterraneo. In Libia, di fatto, non esiste alcuna legge". Altro che ottimismo ben fondato.
Secondo Amnesty International "dal luglio 2014 almeno 287000 persone sono diventate profughe all'interno del paese, a causa di attacchi indiscriminati e del timore di rimanere vittime delle milizie. Altre centomila sono state costrette ad abbandonare il paese temendo per la propria vita". I paesi occidentali hanno chiuso le proprie mssioni diplomatiche; il Regno Unito sconsiglia ai propri sudditi di "recarsi in Libia, a causa del perdurare dei combattimenti e della situazione di grande instabilità in cui si trova l'intero paese".
La NATO non ha fatto nulla per "ricostruire le case e gli ospedali, rimettere in piedi i servizi essenziali, e per guidare i libici nello sviluppo di istituzioni che sostengano la costruzione di una società prospera ed aperta", come Obama, Cameron e Sarkozy avevano detto che era necessario fare intanto che le loro bombe, i loro razzi e i loro missili Tomahawk stavano distruggendo proprio le case, gli ospedali ed i servizi essenziali. Nessuno di costoro, gli esaltati leader mondiali, i commentatori condiscendenti, gli esperti intellettuali che forsennatamente affermarono che "l'operazione della NATO in Libia può a ragione essere considerata un intervento modello" ha mai mostrato il minimo rimorso per aver approvato con tanto entusiasmo un massacro che ha portato alla devastazione ed alla totale rovina.
Durante la guerra con la Libia, Obama e Cameron dissero "Siamo convinti che per il popolo libico il meglio debba ancora venire". Lo vadano a raccontare ai milioni di libici le cui vite sono state distrutte dalla NATO e dalla sua operazione modello. La grandezza delle sofferenze inflitte non è paragonabile a quella che la guerra degli statunitensi e dei britannici ha inflitto agli iracheni, ma fa comunque impressione. Il 30 novembre, per esempio, la Reuters ha riferito che "circa quattrocento persone sono rimaste uccise in sei settimane di pesanti scontri fra forze filogovernative e gruppi islamici a Bengasi, la seconda città della Libia". Eccoli qui, i bei tempi che dovevano arrivare dopo i sette mesi di bombardamenti e di missili della NATO.
E adesso la NATO che intenzioni ha? Dove andrà a realizzare la sua prossima "operazione modello" dopo aver distrutto la Libia e dopo aver patito una sconfitta umiliante in Afghanistan?
La NATO è all'affannosa ricerca di una causa che giustifichi la sua sopravvivenza, e sta con entusiasmo trasferendo forze verso l'est europeo, coinvolgendo truppe statunitensi in "esercitazioni" in Ucraina ed allocando forze statunitensi e di altri paesi in Polonia e nei paesi baltici. La NATO ha messo in piedi una "missione di protezione dello spazio aereo baltico" e sta minacciando la Russia con una operazione dal nome fatidico di "Risoluzione Atlantica".
Ma la NATO, e soprattutto gli Stati Uniti, dovrebbero tenere presenti le assennate parole del Brasile, della Cina, della Germania, dell'India e della Russia, che la ammonivano contro le "conseguenze non volute di un intervento armato". Il Presidente Russo Vladimir Putin ha detto il 4 dicembre del 2014 che "Hitler voleva distruggere la Russia ed arrivare fino agli Urali. Come è andata a finire lo sanno tutti".
Esatto.

Brian Coughley è un ex militare che si occupa di questioni militari e politiche, con particolare attenzione al subcontinente indiano. Nel 2014 è uscita la quarta edizione del suo volume A History of the Pakistan Army.
 

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