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Firenze. Una sera di giugno n'i'ddegràdo e nell'insihurézza PDF Stampa E-mail
Mercoledì 24 Giugno 2015 15:20
Nel corso degli anni abbiamo illustrato ai nostri lettori la parabola delle formazioni "occidentaliste" della politica fiorentina, arrivando ad illustrarne prima la messa all'angolo e poi la sostanziale riduzione a voci prive di qualsiasi influenza. Il fenomeno non è dovuto all'inettitudine, all'ingordigia, alla sporcizia, alla bassezza, alla ridicolaggine, all'incompetenza o alla pura e semplice impresentabilità che caratterizzano ad ogni livello la classe politica "occidentalista"; caratteristiche del genere la renderebbero se mai ancor più rappresentativa agli occhi del suo elettorato. La spiegazione sostanziale del tracollo sta nel fatto che i sedicenti avversari politici dell'"occidentalismo" ne hanno minuziosamente saccheggiato l'armamentario propagandistico e programmatico, rendendosi del tutto indistinguibili da quelli che la propaganda ha presentato per anni come i loro avversari. 
In questo modo l'insihurézza e i'ddegràdo, che nel frattempo non hanno in nulla mutato la loro natura di non-problemi, hanno colmato ogni spazio residuo nella "libera informazione", nel mainstream ed in quelle sentine di mediocri che vengono chiamate "reti sociali", rimanendo oggetto di disprezzo sarcastico soltanto tra le persone serie, al pari dei politici e degli amministratori che sull'insihurézza e su i'ddegràdo costruiscono una legittimità altrimenti labilissima ed il cui agire concreto non supera in nessun caso la traduzione operazionale dei giridivite e delle tolleranzezzèro.
Chi cercasse un po' di razionalità residua può trovarla sui muri. A Firenze non vi compaiono solo scarabocchi da decerebrati parastatunitensi e molti dei volantini e delle scritte che vi abbiamo riscontrato nel corso degli anni si sono rivelati profetici, con un accettabile livello di accuratezza.
Pare che all'inizio di giugno 2015, per aver affisso il programma della foto in alto, qualcuno abbia passato qualche guaio: i gendarmi, i politici e soprattutto i gazzettieri si offendono moltissimo se qualcuno mostra di considerarli parte dei problemi invece che parte delle soluzioni.
Pace non cerco guerra non sopporto
Giornata contro il militarismo
Da qualche settimana a questa parte dei loschi figuri in divisa mimetica infestano le strade di Firenze. Non ci fa differenza che tipo di forza dell'ordine sia a pattugliare le strade, non è il colore della divisa a cambiare il senso della loro presenza, sono e saranno sempre e comunque uomini e donne addestrati per la difesa della proprietà privata, della ricchezza e dello Stato. Non crediamo al ritornello della sicurezza e della protezione dai "cattivi" e non ci sentiamo tutelati dalle armi del potere. Non vogliamo la loro pace e tantomeno ci abitueremo mai alla loro presenza, né qui ne altrove. Per questo non ci stancheremo mai di ripetere che i militari, ovunque essi si trovino, emanano il tanfo del sangue che hanno versato per proteggere gli interessi di chi li ha armati.
Per la giornata del dodici giugno erano previste iniziative di vario genere, compresa una continua "gara di insulti alla ronda di soldati". 
Abbiamo fotografato il manifestino in via Alfani. A pochi passi si trova la sede della comunità ebraica fiorentina: un isolato presidiato da decenni. Recentemente qualcuno deve aver pensato di allargare l'iniziativa alle strade circostanti, in cui non esistono obiettivi sensibili che possano realisticamente essere protetti da un picchetto armato. La cosa non dev'essere piaciuta a qualcuno di quei gruppetti insuscettibili di ravvedimento che la città di Firenze non cessa di produrre, che a sua volta è riuscito a rendersi assolutamente intollerabile ai gendarmi, ai politici ed ai gazzettieri di cui sopra.
Non che ci volessero molti sforzi: per farli andare su tutte le furie non c'è di peggio che evitare di prenderli sul serio, loro e le loro sconcezze travestite da motupropri pel bon governo.
L'insofferenza di gendarmi e fucilieri direttamente chiamati in causa sarebbe anche compensibile perché  ricambiare ricorrendo al fucile d'assalto in dotazione una manciatina di contestatori che li invita a recarsi nel più celebre e frequentato dei luoghi comporterebbe inconvenienti eccessivi, persino nel contesto indementito e ripugnante in cui si trova quanto rimane della pubblica opinione. Come se non bastasse, devono guardarsi dall'inventiva di boiscàut e frequentatori di discoteche. Va tuttavia ricordato che lo stato che occupa la penisola italiana ha abolito da molti anni la coscrizione obbligatoria, rendendo di fatto le proprie pur pletoriche forze armate una classe di professionisti sempre meno rappresentativa dei sudditi e sempre più suscettibile di comportamenti lobbistici. Dal momento che nell'ordinamento statale poco o niente è cambiato da quando il sacerdote cattolico Lorenzo Milani lo considerava pervaso da una "mostruosa adorazione del diritto di proprietà", quanto rilevato nello scritto acquista una logica ben definita.
La politica cittadina, come si è detto, si è impossessata in blocco delle parole d'ordine "occidentaliste" ed ha da molto tempo iniziato ad usare i vocaboli della stessa propaganda. I vocaboli non sono molti (cattocomunista, buonismo, pochi altri eccetera) perché la propaganda "occidentalista" ha un target caratterizzato da un'autoconsapevolezza da scarafaggi e che non intende altro che ciotole di maccheroni e pallonate televisive. Quello che cambia all'atto pratico è che non c'è di peggio che far rilevare limiti e manchevolezze di certo spicciolame da marketing politico in cui entrano soldati di pace, pacificatori ed altri protagonisti di sceneggiati a basso costo. Sarebbe interessante sapere se tra i tolleranzezzèri di quartiere ce n'è qualcuno che ha colto la citazione con cui si apre il manifestino, che rimanda ad un'epoca altrettanto intransigente in materia di ordine e di forze a sua tutela.

Pace non cerco, guerra non sopporto
tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
pieno di canti soffocati. Agogno
la nebbia ed il silenzio in un gran porto.

In un gran porto pien di vele lievi
pronte a salpar per l’orizzonte azzurro
dolci ondulando, mentre che il sussurro
del vento passa con accordi brevi.

E quegli accordi il vento se li porta
lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente
l’anima mia si sveglierà nel sole
nel sole eterno, libera e fremente.

La prima edizione dei Canti Orfici di Dino Campana in cui compare questa poesia semplice è del 1914. Nello stesso anno iniziò un macello mostruoso ed inutile le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi, ed un certo Giovanni Papini (che trattava Campana con noncurante sufficienza) scriveva che la guerra non solo la sopportava eccome, ma la amava addirittura. Salvo guardarsi bene dal prendervi parte, per quella volta. Quando poi nel 1944 la guerra andò a cercarlo di persona, Papini ritenne saggio non farsi neppure trovare in casa. 
Resta da esaminare la canina insistenza con cui le gazzette continuano a battere sullo stesso tasto, che suscita una certa perplessità perché la scelta dell'insihurézza e de i'ddegràdo come temi monografici non ha impedito di crepare a tanti foglietti che ne avevano fatto la propria specialtà. Tra i nostri lettori più di qualcuno avrà fatto caso a come una compagine statale abituata ad autopresentarsi come la sesta o la quinta economia mondiale si sia ridotta in pochi anni a basare propaganda e informazione su vere e proprie inezie, sempre presentate come se si trattasse di questioni vitali. Al momento in cui scriviamo Paolo Ermini, capogazzettiere del Corriere Fiorentino, è riuscito a presentare come questione vitale l'inezia costituita da qualche deiezione sul selciato, vantandosene nero su bianco ed insistendo sullo stesso argomento per una settimana.
I motivi per continuare tranquillamente a farsi un'idea di quanto succede a Firenze percorrendone le strade e rifacendosi a manifesti e scritte invece che fidarsi della propaganda non mancano. Siamo certi di incontrare in questo l'approvazione dei nostri lettori.
 

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