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Paolo Amato e le emergenze di cartapesta PDF Stampa E-mail
Lunedì 19 Maggio 2008 18:28

Da Paniscus, Paolo Amato in una foto del 2005.
Lui sta(va) con Oriana. Noi no.

Maggio 2008.
Gli anni Ottanta del secolo passato sono lontanissimi. La popolazione della penisola è passata -facendo di tutto per non accorgersene- da un benessere di princisbecco ad una povertà vera, e la fine delle ideologie le ha anche tolto gli strumenti culturali e sociali con cui poter affrontare la realtà. Reduce da un lungo periodo in cui ha fatto il passo più lungo della gamba ed in cui la merce ha occupato ogni àmbito della vita sociale diventando metro e giudizio di ogni cosa, il suddito medio mal vive una globalizzazione che lo costringe a fare i conti con realtà più vitali della sua: a questo punto ha davvero un senso chiedersi fino a quando persone con istruzione, valori e competenze da terzo mondo potranno avere -o comunque pretendere- stipendi e consumi da primo mondo; in fondo non è neppure giusto.
Una popolazione in queste condizioni potrebbe porsi delle domande, chiedere al totalitarismo liberale ed ai politicanti che vi hanno stabilito la loro greppia il perché di tante promesse non mantenute.
Chi comanda non può correre di questi rischi. La ricerca del consenso diventa essenziale come al solito, e la fabbrica del consenso coincide il più delle volte con la fabbrica delle balle. Dai tempi delle otto milioni di baionette la lezione di Joseph Goebbels non è mai stata dimenticata. E neppure quella di Hermann Goering, che abbiamo già avuto modo di citare in questa sede: "La gente puo’ essere sempre piegata ai voleri dei capi. E’ facile. Basta dir loro che si e’ attaccati, e poi denunciare i pacifisti di esporre il paese al pericolo, per mancanza di patriottismo...".
La "libera informazione" occidentale, perfettamente informata al principio espresso a Norimberga dall'abbondantissimo gerarca nazionalsocialista, ha essenzialmente lo scopo di mantenere se stessa agguantando vagonate di pubblicità e di sovvenzioni statali, ed in secondo luogo lo scopo di additare al pubblico un nemico nuovo ogni giorno, al punto che chi volesse potrebbe addirittura identificare delle mode ricorrenti. Il Nemico di Moda varia con il variare delle "emergenze" costruite a tavolino e si ha l'impressione che l'ultimo alla ribalta "riabiliti" tutti i suoi predecessori: all'inizio degli anni Novanta l'antimeridionalismo era prassi abituale nei media e negli stadi. Poi è stata la volta degli albanesi, dei "maghrebini", degli "islamici", dei rumeni... tutti cliché trattati in modo sommario e con una incompetenza che, se non strabordasse dai media mainstream alle stanze del potere, sarebbe perfino disarmante. In testa alla hit parade adesso ci sono i "rom", una costellazione di individui e di popolazioni oggetto di scarsi studi e di ancor minore popolarità, denigrate per prassi quotidiana ma di cui nessuno sa effettivamente niente. Le redazioni hanno dunque gioco facile nel mantenere altissimo il livello di emergenzialismo demente, sciorinando un giorno sì e l'altro pure la ristretta panoplia di luoghi comuni in proposito: particolarmente gettonato è lo stereotipo della zingara rapitrice, riproposto -ci dicono- in prima serata e come prima notizia da telegiornali che da un bel pezzo hanno passato ogni limite di guardabilità.
Elettoralmente parlando, una vera manna, tale da indurre un esponente di spicco dell'"occidentalismo" toscano a giocare la carta dell'uomo nero anche in Consiglio comunale a Firenze. Riprendendo pari pari dalla propaganda televisiva. Purtroppo per il suo ideatore la cosa si è sgonfiata alla velocità del lampo, come sempre succede alle ciance telegeniche, complici non tanto le smentite della controparte politicante, ma anche quelle del prefetto di Firenze.
Pochissimo convinti della buona fede di tutta l'operazione, abbiamo scritto al gruppo consiliare cui fa capo Paolo Amato, ideatore dell'ennesima quisquilia presentata come salvifico Editto pel Buon Governo.

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Subject: A Paolo Amato in merito al comunicato stampa del 17 maggio u.s.
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Signor Amato,

il sottoscritto è nato e vive a Firenze da trentacinque anni.
Pur comprendendo l'appetibilità elettorale che la creazione del mostro-nomadi ha per chi vive di politicanza, ho il grossissimo difetto di avere una memoria un po' più lunga di quanto sarebbe desiderabile per i fautori della democrazia da esportazione. Anche perché non leggo i giornali e trovo le trasmissioni televisive sommamente degne di assoluto disprezzo.
Sono dunque rimasto al "mostro precedente", i cosiddetti "islamici"; in particolare, dal 2003 vivo nella spasmodica attesa che l'intervento democratizzatore della più grande democrazia del mondo porti finalmente al reperimento dell'arsenale nucleare-batteriologico-chimico realizzato da Saddam Hussein al'Tikriti.
L'esistenza di esso arsenale è stata data a suo tempo per sicura e ritenuta valido motivo per l'attacco dall'intero stato maggiore del Suo partito, signor Amato. Il fatto che fino a questo momento non sia saltato fuori neanche un petardo, mi porta a pensare che l'intero stato maggiore del suo partito abbia, in quell'occasione, avallato in scienza e coscienza una poderosa caterva di fandonie.

In considerazione di questo tutt'altro che lusinghiero precedente, nonché delle risposte ad Ella fatte pervenire da sindaco e (soprattutto) prefetto, sono portato a considerare l'emergenzialismo contro i Rom attualmente in voga -perché la politicanza mediatica, ultima degenerazione della politica vera, non ragiona per progetti o per propositi ma per ciance mediatiche e per "emergenze" o addirittura "incubi"- come un'altrettanto poderosa caterva di fandonie.
Saluti.


Paolo Amato ha risposto a stretto giro, per tramite di Carlo Romagnoli, segretario del gruppo Forza Italia al Comune di Firenze.

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Da Gruppo Forza Italia Palazzo Vecchio - Sen. Paolo Amato
 
In risposta alla Sua e-mail di ieri 18 maggio posso tranquillamente affermare che il Suo giudizio negativo mi conferma nella giustezza della nostra posizione.
Con simpatia
 
Paolo Amato


Si noti il messaggio, lungo circa un quinto degli headers. Se ne apprezzi la profondità argomentativa, la perfetta inventio, la dispositio inarrivabile, la elocutio da rètore attico.
Il nulla. Anzi, una risposta preconfezionata, un nulla disperdi-scocciatori, fatto a misura e probabilmente ripetuto ecoicamente copiaincollandolo pari pari in chissà quante occasioni.
Ma un nulla che esce dall'affannoso ed intenso lavoro senatorio, dalla élite della classe politica peninsulare; un nulla, dunque, da svariati euro al mese, secondo quello che si legge sul sito del Senato.

 

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