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Dacia Valent tra le Zeta: i DonZelli, i GranZotto e il troppo Zelo PDF Stampa E-mail
Martedì 14 Ottobre 2008 22:43
Lo spunto per questo scritto viene da una querelle dell'ottobre 2008.

Il sito/blog di Dacia Valent non è tra le letture quotidiane di chi scrive; è un sito cui dare un'occhiata ogni tanto, ricordando di quanto di interessante è capitato di leggervi in passato. All'inizio di ottobre la Valent vi ha pubblicato un veementissimo scritto in cui si scagliava contro i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana, condito con dovizia di improperi di vario genere. Nulla che possa aiutare a sostenere costruttivamente alcuna tesi, cosa rimarcata da un commento che abbiamo intitolato "Soprattutto non troppo zelo" corredandolo del link ad un post pubblicato in questa sede, in cui gli stessi argomenti erano svolti in modo più costruttivo e sperabilmente un po' più efficace.
La cosa interessante è che il post della Valent, pubblicato su un sito che con ogni probabilità è tra i più occhiutamente spulciati dai Commissari Telematici di orientamento destrorso, ha fatto il giro del web, planando sulla scrivania dei due signori in oggetto, rispettivamente consigliere comunale di Alleanza Nazionale a Firenze, e giornalista de "Il Giornale".
Il primo, Giovanni Donzelli, non aspettava di meglio, essendo reduce da una settimana praticamente infernale. Un "gruppo" su Facebook, nato per stizza ad opera di tale Giulio Benati in cui si ripetevano tiritere calunniose e più volte smentite sul conto di Graziano Cioni, assessore in quota PD, ha messo insieme qualche centinaio di iscritti. Tra i quali figurava Donzelli stesso, probabilmente ancora poco edotto su quanto comodi siano i nickname quando ci si vuole divertire un po'. Preso praticamente a bastonate da un Graziano Cioni pochissimo disposto a sorvolare, Giovanni Donzelli non aveva potuto far altro che cincischiare ed annaspare impacciato, peggiorando definitivamente le cose lasciando che "IlFirenze" gli attribuisse l'asserzione di aver sottoscritto anche un "gruppo" intitolato "aiutiamo le ninfomani" e di aver tolto l'adesione solo dopo le recriminazioni della sua fresca sposa. Un episodio sicuramente insignificante, ma che rivela di quali profondi interessi sia capace un esponente del partitito d'Iddio, della Patria e della Famiglia; di quale cultura umanistica sia imbevuto, di quali impegnative letture, di quali elevati interessi. Nel complesso una figuraccia di quelle da (non) raccontare ai nipoti, anche se i media mainstream non se ne sono occupati praticamente per niente. Giovanni Donzelli si è trovato comunque costretto a rimediare. E a rimediare alla svelta, maledizione.
Meno di due giorni dopo, il sito dei comunicati stampa del Comune di Firenze ospita la requisitoria del Nostro contro Dacia Valent, minacciata di sfracelli sottoforma delle solite querele; le querele, nell'ottica politicante, sono doppiamente importanti: in primo luogo hanno sostituito il confronto dialettico, su modello di quanto accade in AmeriKKKa: da una parola in su, querele come se piovesse. In secondo luogo, parrebbe di capire che vivono di vita propria ed hanno un comportamento simile a quello dei gavettoni di ferragosto: quando ne hai schivata una devi cercare di appiopparne un'altra: se non puoi beccare chi te l'ha tirata, almeno becca qualcuno che sta nella squadra avversaria. Anche questo potrebbe essere un buon metro per valutare come passano le giornate i politicanti, specie quelli affezionati alla Sicurezza©, alla Libertà© e alle Forze dell'Ordine©.
L'imbeccata al Donzelli l'ha passata Luigi Curci, ventiseienne laureando di Barletta. Tra laureandi ci si intende bene: quello del laureando è uno stato di attivazione poco sotto all'estasi, talmente esaltante e piacevole che Giovanni Donzelli vi permane da tempo immemorabile. Detto en passant Luigi Curci usa come descrizione del proprio blog una frase tolta da una canzone dei 270bis intitolata Settembre Nero, in cui si dicono cose parecchio perentorie sulle "iene di Sharon". Decisamente la svolta sionista imposta a mitra puntato da Gianfranco Fini fatica ad affermarsi! Dal momento che per le discipline della legge e della giurisprudenza e proviamo un disinteresse ampiamente sovrapposto con la diffidenza, non abbiamo idea di quali siano le basi su cui può reggersi l'ammissibilità di una querela basata su "firme" raccolte "negli atenei". Abbiamo però motivo di ritenere che il codazzo di commenti raccolti dal post di Dacia Valent sia stato prodotto da individui perfettamente in grado di reggere il suo passo quanto a bassezza argomentativa (si va poco più lontano del "negra di merda"; come base per sentirsi superiori a chicchessia non è poi un gran che), e che Giovanni Donzelli avrebbe potuto trovare senza problemi uno o due sistemi più costruttivi di trascorrere in Palazzo Vecchio una mezz'oretta del tempo per il quale è stipendiato. Uno o due milioni, di sistemi più costruttivi. Paolo Granzotto si è occupato della questione sull'edizione on line de "Il Giornale" del quattordici ottobre, accanendosi sostanzialmente contro la statistica: dopo decenni di campionati di pallone in cui spalti gremiti di elettori da non irritare fanno in coro il verso della scimmia a qualunque giocatore africano tocchi palla -e qui ci fermiamo perché esempi del genere riempirebbero paginate intere e perché del calcio abbiamo già diffusamente trattato- per una volta si è risentito qualcuno della parte avversa. Una volta soltanto, nell'ottica "occidentalista", è probabilmente già una volta di troppo.
E' interessante anche notare che secondo Google l'espressione "italiani di merda" ricorre come tale 8220 (ottomiladuecentoventi) volte nel momento in cui scriviamo; Azione Giovani intende procurare lavoro a tutti gli studi legali della penisola?
Dal nostro punto di vista abbiamo tutte le ragioni per ritenere che i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana non abbiano alcun motivo per considerarsi superiori all'ultimo dei pastori del Pamir; ne abbiamo diverse, anzi, per affermare l'esatto contrario. Tuttavia abbiamo trattato la materia, e continueremo a farlo, senza fare uso di espressioni eccessivamente colorite; non ce n'è bisogno, e comportandoci in questo modo ci auguriamo non tanto di essere più efficaci, quanto di annoverare lettori che della cialtroneria "occidentale", della sua "libertà" e della sua "sicurezza" ne hanno decisamente abbastanza.
 

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