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Scontri a piazza Navona: colpa della sinistra PDF Stampa E-mail
Venerdì 31 Ottobre 2008 10:17
Alla fine di ottobre 2008 un gruppo di estrema destra arriva indisturbato nella romana Piazza Navona e comincia a distribuire sprangate come se nulla fosse. Dopo un po' la voce si sparge, un gruppo dieci volte più numeroso di attivisti politici di sinistra si presenta sul posto, e la gendarmeria è costretta a proteggere gli estremisti di destra dalla furibonda reazione della piazza. Indovinate chi si prende la colpa...


Uno schieramento trozkista in Piazza Navona, ottobre 2008

La compagine che "governa" nello stato che occupa la penisola italiana non lo ammetterebbe neppure sotto tortura, ma le sue fortune politiche dipendono pressoché per intero da un utilizzo massiccio e spudorato della propaganda, di cui onestà e correttezza sono le prime vittime. Un sacrificio sopportabilissimo, per gente che non sa neppure cosa siano.
Dopo una manifestazione di piazza contro la riforma della scuola vivacizzata dagli scontri innescati da un sedicente "blocco studentesco" presentatosi con furgone, amplificatori e un buon numero di mazze usate poi con molta generosità, il governo dello stato che occupa la penisola italiana ha riferito nelle sedi opportune per bocca di tale Nitto Palma. Palma ha ovviamente cambiato le carte in tavola addossando la responsabilità alla successiva reazione dei militanti di sinistra giunti sul posto, ed avrà buon gioco perché la copertura mediatica di cui godono certe versioni dei fatti è totale ed indiscussa.
Per qualche strano motivo l'uso di vere e proprie spranghe, all'apparenza prodotte praticamente in serie, e di caschi e visi coperti da parte di individui che si riconoscono nel "blocco" è passato pressoché incontestato, come incontestate sono passate per trent'anni intemperanze anche più estese e pianificate messe regolarmente in atto dal variegato mondo del pallonismo da cui il "centrodestra" trae suffragi utilissimi; nelle manifestazioni di segno opposto, solitamente, si trovano dozzine di cameramen debitamente istruiti affinché il rogo di una bandiera o quello di un fantoccio vengano percepiti dai sudditi come più infamanti, e come maggiormente biasimevoli, di intere guerre di aggressione. Figuriamoci se salta fuori anche solo un manico di scopa che cosa non succede.
Il modus operandi della propaganda è talmente usuale che a stigmatizzarlo si rischia per lo più di passare da inesperti, dunque chiudiamo qui.

 

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