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USA: gli entusiasmanti risultati della guerra al "terrorismo" PDF Stampa E-mail
Mercoledì 03 Dicembre 2008 09:20

Murales afasici da decenni, plastica e disperazione. Un export yankee che non conosce crisi.


Novembre 2008. L'euforia mediatica mondiale seguita all'elezione di Barack Hussein Obama Ikkinchi alla presidenza USA dura lo spazio di un mattino. La rete, però, consente in qualche misura di scampare alle ciarle filogovernative di ogni colore e di dubitare ampiamente delle verità "ufficiali". A conferire maggiore autorevolezza allo scritto, il ridicolo "pentimento mediatico" di George Bush, "pentito" di aver creduto alla vagonata di menzogne sull'arsenale chimico iracheno da egli stesso commissionate.


Sono passati più di sette anni da quando gli Stati Uniti d'AmeriKKKa hanno virtualmente dichiarato guerra a tutto il resto del pianeta. In giro ci sono ancora "occidentalisti" capacissimi di ripetere le parole d'ordine che hanno, tra l'altro, incrementato a dismisura i miracoli di "democrazia" e di "libero mercato" come quello raffigurato qui sopra. Non si sono ancora stancati e ne hanno ben d'onde, dal momento che li pagano apposta. Neanche quelli di Carmilla on Line si sono stancati, e in una lunga serie di articoli intitolata Amerikadammerung ("il crepuscolo dell'AmeriKKKa") riportano, tra le altre, le considerazioni che seguono.


...Ci sarebbero molti altri nomi, date, fatti & misfatti da illustrare per quanto concerne la “Guerra al Terrore”. Per inevitabili ragioni di spazio, tutto ciò non può essere fatto in questa sede. È tempo quindi di tornare al primo delitto, il 9/11, e al luogo del primo delitto: Ground Zero. Per definizione, “Ground Zero” è la coordinata di detonazione “al suolo” di una testata nucleare. Detta coordinata è definita ground zero in quanto il terreno è livellato “a zero” prima dallo sviluppo termico (dell’ordine dei milioni di gradi Celsius), poi dall’onda d’urto meccanica emanata della conflagrazione medesima (dell’ordine delle migliaia di tonnellate per centimetro quadrato). Nel caso la testata esploda in quota, ground zero è la verticale al suolo rispetto alla quota di detonazione. Storicamente, l’espressione ground zero viene coniata in data 16 luglio 1945 nel Deserto di Alamogordo, New Mexico, dopo la conflagrazione sperimentale Trinity, Trinità, un nome una garanzia, prima testata nucleare della storia. In seguito, i significati metaforici (e non) di ground zero si sono allargati a comprendere un qualsiasi luogo annientato da un’esplosione (nucleare e/o non) e/o da un evento distruttivo in senso lato.
Dopo il 9/11, ground zero è per definizione la zona nella estrema parte meridionale di Manhattan nella quale sorgeva il complesso di edifici del World Trade Center.
Ancora oggi, quella zona rimane un vasto spazio vuoto vagamente surreale, affossato di svariati metri al di sotto del piano stradale di Manhattan.
A ground zero c’è un memorial, monumento commemorativo, tuttora provvisorio, eretto agli oltre 3.000 caduti di quel giorno.
A ground zero c’è anche l’ipotesi di un cantiere - impalcature, macchinari, materiali da costruzione etc. etc. etc. - in vista della struttura che in un futuro prossimo “dovrebbe” sorgere su quello spazio. Detta struttura “dovrebbe” essere un super-grattacielo da 592 mt. - più altri edifici secondari - chiamato Freedom Tower, Torre della Libertà, ben più alta e ben più temeraria di quanto non fossero le Torri Gemelle.
Della Freedom Tower non c’è traccia.
Il cantiere è pressoché abbandonato, macchinari e profilati d’acciaio arrugginiscono alla pioggia e si deformano al sole. La cordata di “volenterosi” finanzieri a palazzinari formata dopo che le macerie sono state rimosse si è dissipata assieme alle macerie stesse. Le crisi economiche, dal 2001 alla data attuale, i recenti fallimenti di banche a effetto domino, hanno progressivamente erosi fondi (ipotetici) e volontà (illusorie).
Ground zero oggi è un progetto iniziato e ben lungi dell’essere completato. Un progetto che forse non verrà completato mai.
Ground zero oggi è la tragica, crepuscolare metafora del fronte interno americano della “Guerra al Terrore” globale.
Il fronte Afghanistan è attivo da sette anni. Il fronte Iraq ribolle da cinque anni. Non solo non ci sono né una strategia di uscita né una fine in vista, ma addirittura si parla con insistenza di un allargamento del conflitto all’Iran con un attacco aereo, forse per interposta manu militari israeliana, contro i siti nucleari iraniani.
Sotto questa nuova spada di Damocle, la “Guerra al Terrore” continua. In essa c’è un terminale vizio di forma, che il lettore può (se vuole) desumere da tutto quanto esposto in questo scritto. La prospettiva dello scrivente: la guerra al terrore non è la guerra al terrore.
O quanto meno, non è solo la “Guerra al Terrore”.
La “Guerra al Terrore” è un tetro ibrido generato da schizofrenici deliri di onnipotenza e da demenze egemoniche fuori controllo.
La “Guerra al Terrore” è una sinistra mescolanza di farneticazioni para-militariste a base di missili da crociera e di ubriacature meta-capitaliste a base di petrolio.
Obbiettivi di Mr. Bush II (o chi per esso) e dei Vulcans [la gang di irresponsabili messa da Bush a fare da "uomini di fiducia", n.d.r.] non erano semplicemente difendere gli Stati Uniti e contrastare il terrorismo. Obbiettivi Mr. Bush II (o chi per esso) e dei Vulcans erano soprattutto quelli enunciati nel manifesto del dell’American Enterprise Institute e del Project for the New American Century, il “thunk’tank” conservatore che spingeva per l’attacco preventivo all’Iraq fino dal 1998.
Nel dettaglio:
- la creazione - partendo da un Afghanistan e un Iraq a “democrazia esportata” entrambi sotto completo controllo US - di un mastodontico cuneo militare e strategico collocato nel cuore stesso del Medio Oriente. Un cuneo militare & strategico in grado di “stabilizzare” l’assetto geo-politico del Medio Oriente medesimo e al tempo stesso di proiettare la propria ombra dell’India al Pakistan, dalla Russia alla Cina;
- la creazione - partendo dallo sfruttamento diretto dei giacimenti del Kurdistan e dell’Iraq, passando attraverso quelli dell’Arabia Saudita e degli stati musulmani del Golfo Persico “amici dell’America” - di un cartello petrolifero parallelo e concorrente all'OPEC esteso dall’Anatolia allo Stretto di Hormuz. A esclusione dei più grossi, grassi, grondanti contratti bellici della storia conosciuta, tutti gli obbiettivi di cui sopra sono stati clamorosamente e tragicamente mancati. Dopo sette anni di “Guerra al Terrore”, alla data del settembre 2008:
- l’Afghanistan NON è una democrazia esportata e NON è sotto controllo americano;
- l’Iraq NON è una democrazia esportata e NON è sotto controllo americano;
- il cuneo militare & strategico americano nel Medio Oriente NON È una realtà;
- il cartello petrolifero parallelo sotto controllo americano NON è una realtà;
- l’assetto geopolitico del Medio Oriente NON è più stabile;
- il prezzo petrolio, dopo avere sfondato ogni limite critico ipotizzato, NON è né stabile né controllabile;
- Mr. Osama Bin Laden, cervello del 9/11, NON è stato (ufficialmente) né catturato né ucciso [ammesso che si sia mai cercato di farlo, n.d.r.];
- Al Qaeda, la struttura terroristica fondata da Mr. Bin Laden, NON è stata (ufficialmente) né smantellata né seriamente danneggiata [tra l'altro non è certo la prima volta che una creatura dei servizi segreti si ribella ai propri creatori, n.d.r.];
- il terrore globale NON è stato sconfitto;
- l’America NON è più sicura.
Mr. Bush II sta per lasciare la Casa Bianca. Definitivamente. Tra il 23 e il 26% dei consensi popolari. Alla data attuale, è un presidente delegittimato.
Mr. George W. Bush passerà alla storia come il presidente (delegittimato) che - dopo avere serratamente dialogato con caprette e con dio, non è chiaro in quale ordine né è chiaro quale sia dio - ha:
- iniziato due disastrose guerre d’invasione tuttora in corso;
- lasciato sprofondare la città di New Orleans;
- annientato il sistema finanziario americano;
- proceduto a mentire al popolo americano in eccesso a 900 volte.
Ms. Condoleezza Rice, regina reggente dell’abortito Nuovo Secolo Americano, verrà ricordata come:
- la donna il cui nome è apparso sullo scafo di una super-petroliera della Chevron Corporation;
- il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti che ha patentemente ignorato tutti gli avvertimenti relativi alla più seria minaccia della storia contro gli Stati Uniti medesimi;
- la politicante che ha collocato nel governo degli Stati Uniti un’orda di altri politicanti la maggior parte dei quali tuttora indagati per attività eversive & criminali;
- il Segretario di Stato che ha sottoscritto ognuna delle oltre 900 menzogne di cui sopra.
I membri del governo (degli Stati Uniti e non) alle spalle dei suddetti individui - le Eminenze Nere e i Vulcans - sono inquisiti, dimissionari, emarginati. A tutti gli effetti, per quanto non economicamente a livello individuale, sono politicamente finiti.
L’eredità che i due succitati personaggi e la loro tetra corte lasciano alla prossima amministrazione americana, quale che questa sarà, è la seguente:
- “Guerra al Terrore” globale incompiuta;
- centinaia di migliaia di caduti su tutti i fronti;
- due territori chiave del Medio Oriente (Afghanistan & Iraq) in avanzato stato di devastazione;
- forze armate americane in avanzato stato di devastazione umana, finanziaria e logistica;
- l’armata parallela dei contractors (mercenari) che domina il campo medio-orientale;
- da 1 a 2 triliardi di dollari di spese militari a fondo perduto;
- in eccesso a 10 triliardi di dollari di debito federale;
- collasso (forse inarrestabile) del sistema economico americano, con tutti gli annessi & connessi su scala planetaria.
Un’altra nazione, prima degli Stati Uniti, credette di poter raggiungere i medesimi obbiettivi meta-imperiali di cui sopra, seguendo modalità peraltro molto simili a quelle delle Eminenze Nere e dei Vulcans.
Questa nazione era l’Unione Sovietica.
Sappiamo quale è stata la sua fine e sappiamo che cosa da quella fine è emerso.
Gli Stati Uniti nell’autunno dell’anno 2008 sono a una svolta ugualmente epocale.
Una svolta di natura politica, economica, militare ma soprattutto, allo scrivente si passi il termine, etica.
La direzione che gli Stati Uniti sceglieranno di prendere definirà i prossimi confini di ground zero.
Una torre per sfidare il cielo.
Oppure una ameriKadammerung.

Da Carmilla on line.

 

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