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Tzipi Livni: un'"occidentalista" dalle verità flessibili PDF Stampa E-mail
Martedì 23 Dicembre 2008 09:59
Dicembre 2008. Da anni l'entità sionista è alle prese con una crisi politica alle cui origini non è certo estraneo l'esito dell'aggressione al Libano, perpetrata due anni fa con dosi industriali di incoscienza e di faciloneria nel quadro di una politica "muscolare" proseguita con la pazzesca guerra dei georgiani, e sperabilmente vicina a darsi una regolata con lo sparire dalla scena dell'ubriacone Bush e dei suoi "teoconservatori". Le elezioni di febbraio dovrebbero quindi servire a sostituire un esecutivo delegittimato da errori politici e strategici e da scandali di ogni genere.
Tra i candidati al posto di primo ministro c'è Tzipi Livni, che il 21 dicembre sulle amicissime pagine del Corriere della Sera può sperticarsi contro Hamas garantendo che se sarà eletta "rovescerà il regime a Gaza".
I media "occidentalisti", in materia di Medio Oriente e di entità sionista, toccano spesso e volentieri il limite ultimo dell'offensivo e dello spregevole. A Gaza non esiste alcun "regime", a meno che non si intenda indicare, con tale termine, qualsiasi realta od organizzazione politica sgradita agli "occidentalisti". Hamas ha vinto le elezioni del 2006 in tutti i territori palestinesi sorprendendo i "sondaggisti" pagati perché mostrino un mondo che non esiste, ed il riconoscimento di questo dato di fatto da parte degli altri attori politici gli avrebbe forse tolto anche l'occasione per occupare manu militari le istituzioni politiche di Gaza, dove Hamas gode di un sostegno pressoché granitico perché la corruttela generale non ha ancora informato di sé la pratica politica del movimento. Con Hamas, invece, l'intero baraccone mediatico e politicante "occidentalista" si è comportato in modo diametralmente opposto, delegittimandolo con ogni mezzo lecito e non.
L'entità sionista ha per anni ammazzato i dirigenti di Hamas senza riuscire ad intaccare l'efficacia della sua azione sociale e politica e senza che il sostegno popolare accennasse a calare. Pare che sia impossibile da metabolizzare, per i vertici di un organismo statale e di un esercito abituati allo strapotere tecnologico ed alla repressione delle manifestazioni politiche, che per ogni "perdita collaterale" c'è una generazione intera che te la giura e che sta passando dai sassi all'addestramento ed agli armamenti ad alta tecnologia a tutt'oggi ritenuti -a torto- appannaggio di una parte sola. L'esperienza libanese non ha evidentemente insegnato gran che.
L'ultimo capolavoro di strategia, l'assedio di Gaza, rappresenta sicuramente un modo per peggiorare ulteriormente le cose nonostante la copertura mediatica dell'evento sia filosionista nella sua interezza. Quelle che in "occidente" possono apparire come ciance da campagna elettorale da quelle parti hanno la preoccupante tendenza a concretizzarsi sotto forma di bombardamenti aerei e di incursioni di blindati; c'è da chiedersi che cosa autorizzi a pensare che i destinatari di tante attenzioni siano così affezionati al ruolo della vittime predestinate.

 

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