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"La Nazione", Pisacane e Makiguchi PDF Stampa E-mail
Lunedì 25 Maggio 2009 11:43
"La Nazione" di Firenze raramente perde l'occasione per toccare un nuovo fondo nell'abisso della pochezza, per toccare le corde peggiori su cui si possano mettere le mani pur di perpetuare il clima forsennato di paura artefatta da cui traggono reddito politicanti e gazzettieri. Nel maggio 2009 si attacca addirittura alla vicenda che riguarda una scuola elementare romana, pur di denigrare ancora un po' alcune categorie sociali che, impegnate come sono a lavorare da mane a sera, non pensano certo a quello che scrive questo giornalino.

Si diceva qualche giorno fa della marmaglia giornalaia.
Quella di Firenze ha avuto anche il coraggio di offendersi per gli insulti ricevuti durante un corteo studentesco. Ora, esiste un'ottima strategia comportamentale che è possibile mettere in atto quando non si vuole essere trattati da vermi del creato, da feccia del mondo, da cagnacci focomelici e da servi mediocri: consiste semplicemente nel non comportarsi da vermi del creato, da feccia del mondo, da cagnacci focomelici e da servi mediocri. Il problema è che per certo giornalame fiorentino la cosa sembra impossibile.
Due giorni dopo le spudorate lamentele per il trattamento ricevuto in piazza, "La Nazione" si adopera a tutta pagina nel tentativo, riuscito, di dimostrare a tutti che si meriterebbe ben di peggio. Sul numero del 19 maggio 2009 si scrive che "Nove bimbi su dieci sono stranieri, un istituto romano cambia nome". La foto di due bambini intenti a studiare viene sormontata dal titolo "La scuola espugnata": "Le elementari "Pisacane" saranno intitolate al pedagogo giapponese Makiguchi Tsunesaburo. I genitori degli alunni italiani insorgono".
I due bambini paiono di origine africana, o qualcosa del genere: quindi mica sono seduti ad un banco per studiare, ovviamente: stanno tramando per espugnare una scuola, con la sicura complicità dei naziislamocomunisti eterogay, di AlQaeda e dei teorici della "politica del ventre" intesa come la intendeva una non rimpianta e ancor meno stimata "scrittrice".
La stessa testata giornalaistica, mesi fa, mostrò la foto di un africano all'interno di una chiesa (a Napoli un gruppo di senza tetto ne aveva occupata una) con il titolo "Se questo è un uomo". La patente di uomo non si sa bene chi la rilasci, se il Viminale o il "Quotidiano Nazionale" direttamente.
Un primo appunto da fare alla Silvia Mastrantonio che firma questo capolavoro è farle rilevare che una maggiore sobrietà di linguaggio non guasterebbe: scommettiamo qualsiasi cosa che le silviemastrantonio non hanno mai visto espugnare neanche una gabbia per criceti -figuriamoci una scuola, magari genovese, magari di nome Diaz- né tantomeno un'"insurrezione". Noi vedremmo molto volentieri un'insurrezione vera, che espugnasse un certo palazzo di piazza Ghiberti piuttosto che una scuola, ma andiamo pure avanti.
Carlo Pisacane finì malissimo, nel 1857, mentre insieme a qualche altra decina di combattenti irregolari stava tentando di accendere un'insurrezione contro l'ordine costituito. Un Pisacane che agisse oggi finirebbe senza tanti complimenti nel mucchio dei binladen, dei nogglòbal eccetera eccetera, e il gazzettismo "occidentalista" ne additerebbe al pubblico disprezzo la scelleratezza senza limiti e la giusta punizione ricevuta.
Tsunesaburo Makiguchi è ricordato da un sito web di buona fattura e di ottima leggibilità: l'esatto contrario del ciarlatoio pubblicitario de "La Nazione". La home page ne dà la descrizione che segue.

Tsunesaburo Makiguchi (1871-1944) è stato un geografo all'avanguardia, un teorico dell'educazione ed un riformatore religioso che visse e lavorò durante i primi tumultuosi decenni dell'epoca moderna del Giappone. La sua opposizione al militarismo ed al nazionalismo giapponese lo portarono alla prigionia e alla morte nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Makiguchi è noto soprattutto per i suoi due libri più importanti, La geografia della vita umana e Il sistema della pedgogia creatrice di valore, e per essere stato il fondatore, nel 1930, della Soka Gakkai, che oggi è la più grande organizzazione buddista del giappone e che conta dodici milioni di aderenti in tutto il mondo.
Costante, nei suoi scritti e nella sua opera di insegnante e di dirigente didattico, è la credenza nel ruolo centrale che la felicità ha per ogni individuo. Questo stesso assunto può essere rintracciato nella sua opera di riformatore religioso: lavorò per respingere i tentativi delle autorità di sovvertire l'essenza dell'insegnamento buddista, sottolineando il fatto che la religione esiste sempre per soddisfare necessità umane.

Ora, non si capisce perché la decisione di intestare una scuola ad un pedagogista di fama mondiale dovrebbe essere motivo di risibili "insurrezioni", cui destinare addirittura una prima pagina. Le reazioni indignate stanno tutte da una parte sola, una parte i cui eletti ed i cui elettori hanno da decenni eretto a motivo di vanto un'ignoranza che si estende a tutti i campi dello scibile umano e sulla cui conoscenza dell'insegnamento di Makiguchi è meglio non farsi alcuna illusione.
L'articolo riporta difatti l'asserzione di un certo Fabio Rampelli, che senza alcuna ironia statuisce "Immaginiamo la disinvoltura con la quale i ragazzini pronunceranno il nome della loro scuola"... Dove non arriva la malafede arriva l'incompetenza, e Rampelli deve saperne di bambini e di linguistica quanto il fondatore del suo "partito" ne sa di monogamia e di onestà.
PDL e Lega insorgono (sì, anche loro): "così si smantella la nostra cultura".
Fatta da elementi del genere, prodotto perfettamente rappresentativo di un contesto sociale in cui è motivo di vanto tenere intere conversazioni a monosillabi e grugniti, è probabilmente l'affermazione più divertente dell'intero testo. Ma stiano pur tranquilli, la loro "cultura" non corre alcun rischio: smantellare qualcosa che non esiste è parecchio difficile!

 

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