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Genova e Tehran: due pesi e due misure PDF Stampa E-mail
Sabato 27 Giugno 2009 07:36
metà giugno 2009. Le manifestazioni di piazza con cui a Tehran viene accolta la contestata rielezione di Mahmoud Ahmadinejad costituiscono un'occasione per verificare per l'ennesima volta, caso mai ce ne fosse bisogno, la tendenziosità denigratoria con cui i mass media "occidentali", autoproclamantisi "liberi", mostrano qualunque avvenimento che si verifichi nella Repubblica Islamica dell'Iran.
Da trent'anni la Repubblica Islamica intrattiene ottimi rapporti d'affari con mezza Europa, ma la sua anomalia è tale, il suo "peccato originale" di essere sopravvissuta nonostante tutto, non le permettono di godere dello stesso trattamento da realpolitik di cui godono praticamente tutte le altre realtà politiche dell'area, al punto che azioni come gli scontri di piazza, oggetto da anni di una demonizzazione forsennata quando avvengono in una città "occidentale", quando si verificano a Tehran vengono dipinti alla stregua di un dovere civico.


Col passare dei giorni la situazione elettorale nella Repubblica Islamica va prendendo una piega piuttosto chiara. Se è vero che i vertici del Mossad non si sono scomposti più di tanto e che Barack Hussein Obama Ikkinchi ha considerato che non vi sono "grosse differenze" tra i due pretendenti alla carica, si tratta di una piega contraria a quanto "occidentalisticamente" desiderabile.
Ma su questo avremo modo di tornare con calma.
Per intanto, ricordiamo un episodio della storia recente. Ed usiamolo come al solito, per trattare la weltanschauung "occidentalista" ed i suoi propagandisti con tutto il disprezzo che meritano.

Il 20 luglio 2001 avvennero a Genova scontri piuttosto violenti, tra manifestanti e gendarmeria. Nel corso di uno di questi un manifestante finì ucciso, secondo ogni evidenza dal colpo di pistola esploso da un gendarme.
Morì con la testa trapassata, gli passarono sopra con la jeep e lo esibirono alle telecamere.
In un "paese" dove ci fu chi ebbe la spudoratezza di paragonare a Cristo uno straricco polipregiudicato e latitante, sulla cui tomba andò a meditare l'occidentalissimo Marcello Pera, per Carlo Giuliani si scomodarono paragoni molto meno lusinghieri. Massacrato da vivo, fu massacrato anche da morto. Ecco che fine fanno i drogati e i fannulloni.
Tra le tante iniziative tese a solleticare il perbenismo meglio orientato verso comportamenti conformisti, vili, obesi e teledipendenti, vi fu quella di un fogliettista tutt'ora in circolazione, che lanciò una pubblica sottoscrizione per il gendarme, che divenne per lo spazio di un mattino l'eroe delle gazzette più "occidentaliste".
Al gendarme, peraltro congedato con discrezione appena possibile e fatto sostanzialmente sparire, piovvero addosso un bel po' di quattrini.
Bene: al termine delle manifestazioni pro Moussavi tenutesi a Tehran il 15 giugno 2009, i Bassij hanno ucciso non uno ma sette manifestanti. Secondo la versione ufficiale, stavano tentando l'assalto ad una caserma. I Bassij sono numerosissimi e suscitano sentimenti contrastanti: chi ne fa parte dice di adoperarsi con estremo orgoglio per ottemperare alle direttive del movimento; molti tra i non appartenenti li considerano come il fumo negli occhi perché sono costretti a tollerare l'intromissoria curiosità e la molesta efficienza con cui i Bassij svolgono certi loro compiti.
Gli "occidentalisti" delle gazzette dovrebbero guardare ai sacri valori della legge e dell'ordine pubblico sempre e comunque. Se non fossero gente che il vocabolo coerenza è costretta a cercarlo sul dizionario, dovremmo aspettarci che qualcuno di loro lanci di una pubblica sottoscrizione in favore delle fozzedellòddine di Tehran.
Sarebbe logico, no?


Un po' di scontri di piazza. A Tehran si possono fare. A Genova no.
 

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