Su questo sono d'accordo sia il suddito Marco Minotti, sia il fogliettista Giovanni Morandi.
Purtroppo per loro la vendetta fa, almeno in teoria, parte dei codici mafiosi; nelle relazioni internazionali non è che non sia contemplata, ma prende per lo meno nomi differenti.
Il registro linguistico è rivelatore: si ha l'impressione che i due siano più ferrati in materia di comportamenti mafiosi che in materia di diritti umani.
Suddito e fogliettista sono uniti nel considerare un
insulto quello che chiunque non sia solito trascorrere il proprio tempo mangiando spaghetti e consultando pornografia chiamerebbe
reazione costruttiva e dettata da realismo.
Chiosa tra l'altro Morandi:
"Non dimentichiamo che dietro la mancata consegna del criminale, c’è la motivazione ancora più offensiva che l’estradizione avrebbe messo in pericolo la sua incolumità. Una falsità che paragona l’Italia ai regimi dispotici amici di Lula".
Sul fatto che si tratti di una
motivazione offensiva parlano meglio di quanto potremmo fare noi i
rapporti delle organizzazioni non governative, stranamente
considerate degne di fede solo quando al centro delle loro denunce c'è la Repubblica Islamica dell'Iran.
E' invece fuori di dubbio che paragonare lo stato che occupa la penisola italiana ai "regimi dispotici amici di Lula" (si noti: un "regime" che è "amico" di un singolo individuo) sia una falsità. Infatti non esiste "regime dispotico amico di Lula", qualunque cosa si intenda con questa espressione, che non sia in grado di impartire lezioni allo stato che occupa la penisola italiana, alla sua classe "politica" e soprattutto ai suoi sudditi.
Nell'ultimo villaggio del Karakalpakstan ci si guarderebbe bene dal mettere in piazza simili prodigi di incultura, che nella penisola italiana sono invariabilmente motivo di vanto e di giustificazione.
Di questi sudditi, Marco Minotti e ancora di più Giovanni Morandi sono campioni attendibili e sarebbe costruttivo che limitassero la sfera dei loro interessi a quelli consoni e consueti -pallone, pornografia, spaghetti- lasciando diritto e geopolitica a chi meno si riconosca nella loro condizione di sudditi. A chi dunque non consideri la cultura un insulto, a chi non condivida una visione del mondo basata sulle dicotomie con cui si "ragiona" quando si ciarla di pallone, di pallonate e di pallonaio.
Dicotomie oltretutto demenziali, a partire dalla loro non considerazione dei reali rapporti di forza. E' probabile che nei prossimi mesi il gazzettaio ospiterà una fitta serie di scritti a carattere denigratorio contro la Repubblica Federativa del Brasile, rea di essere uscita dal campo del pallonaio per dar prova di poter contare, sul piano internazionale, come la potenza continentale che è.
Il 30 dicembre l'edizione on line de "La Repubblica" di Firenze pubblicava
un trafiletto sugli oltre cento
mustad'afin accampati alla bell'e meglio in un vecchio insediamento industriale a Sesto Fiorentino. Nel titolo, l'asserzione "
Il 3 gennaio veniamo con le ruspe".
Per motivi sempre meno chiari, "La Repubblica" tiene moltissimo a distinguersi dal gazzettame "occidentalista". Puri motivi di marketing.
Comunque, non c'è stato bisogno di attendere il tre gennaio. La notte del trentuno dicembre uno dei capannoni
ha preso fuoco e lo stesso gazzettaio "occidentalista", che deve i quattro quinti della propria tiratura all'
incessante pioggia di odio rovesciata da anni su chiunque non abbia in regola le carte per le quali sono gli stessi gazzettisti a decidere le regole, ha dovuto dare notizia del
sospetto dolo.
Io agli zingari gli darei fuoco. Un'asserzione abituale di feccia "occidentalista" che non ha di solito mai visto cosa resta di qualcuno che brucia vivo.
Gli faremo un piacere tentando di rimediare con la foto qui sotto. Non è neanche tra le scene peggiori reperibili nel web.
Fotogramma tratto da un
video del 20 gennaio 2009.
Gaza. La sicurezza sionista al suo meglio.
La località di Sesto Fiorentino non è troppo lontana dal laboratorio politico "occidentalista" rappresentato dalla città di Prato.
Sulle "radici cristiane" della città di Prato e
dei suoi micropolitici abbiamo già edotto chi legge in più di un caso. A volte, la
profonda condivisione degli insegnamenti alla base del monoteismo si manifesta da quelle parti in modo clamoroso: un certo
Emilio Paradiso si è inventato (o meglio, ha creduto di inventarsi)
i cino-musulmani postulandone la "non integrazione", così come gli scaldasedie della stessa risma tacciano di
islamonazicomunismo chiunque obietti in merito al liquame con cui saturano il mainstream.
In un ambiente
tanto pervaso di spiritualità e di trascendenza, il politicame "occidentalista" ha pensato a niente di meno che ad una
maratona oratoria per la libertà di culto. L'idea è stata di un certo
Giorgio Silli, le cui parole meritano di essere riportate come perfetto esempio di disinvolto esercizio dei due pesi e delle due misure, oltre che di attribuzione causale per lo meno discutibile.
"Non possiamo rimanere impassibili di fronte all'inasprirsi di un'inaccettabile spirale di odio, che si sta sempre piu' manifestando attraverso un vero e proprio stragismo nei confronti dei cristiani di tutto il mondo. Ognuno puo' portare un contributo importante con il dialogo, nella ferma convinzione che dobbiamo dire no ad ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo"
Sarebbe interessante sapere a quale
fondamentalismo e a quale
terrorismo si vuol fare riferimento, perché il secondo vocabolo in particolare, nel linguaggio politico "occidentalista" indica in genere qualunque comportamento diverso da quelli di consumo.
La frase è interessante anche perché almeno uno dei casi di "stragismo" lamentati si è verificato
nella Repubblica Araba d'Egitto, il cui esecutivo da oltre trent'anni segue supinamente le direttive "occidentaliste" in generale ed
amriki e sioniste in particolare, presentate come salvifiche in quanto tali.
Ai Giorgio Silli non viene certo da chiedersi se non ci fosse qualcosa di sbagliato, in certe "esportazioni di democrazia" che da dieci anni insanguinano il mondo senza che i Giorgio Silli diano segno di preoccuparsene.