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Casa Pound: sotto il vestito niente PDF Stampa E-mail
Sabato 24 Ottobre 2009 12:48
Uno scritto sicuramente parziale e frettoloso, redatto a metà ottobre 2009 per l'utenza di Indymedia Toscana all'indomani di quella che per la città di Pistoia pare sia stata una domenica pomeriggio molto più movimentata del solito.

Il movimento politico più sopravvalutato degli ultimi anni
Una presenza mediatica già declinante che copre il nulla assoluto.

Esiste un aspetto di Casa Pound che viene sistematicamente sottovalutato e che nell'ottica dei suoi organizzatori è probabile che sia, al contrario, quello fondamentale.
Nel 2009 lo stato che occupa la penisola italiana ed il governo che fa finta di reggerne le sorti non hanno bisogno, per tacitare il dissenso, né di squadracce né di olio di ricino. Il controllo sociale e la repressione sono capillari ed in questo le nuove tecnologie hanno fornito aiuti sostanziali, insieme con la criminosa e spregevole azione della "libera informazione" che, tanto per dirne una, ha giurato a reti unificate sull'esistenza dell'arsenale biochimico iracheno. Se la menzogna viene esercitata in modo tanto perentorio su un argomento del genere, non si capisce perché mai il resto della "informazione", e soprattutto della propaganda politica, dovrebbe essere improntato a verità.
Casa Pound in sé, dunque, non è organica ad alcun potere costituito.
Casa Pound è essenzialmente un franchising di stracci neri e CD da due lire, confezionati rubando idee e concetti agli altri, cosa -questa sì- in cui i fascisti sono sempre stati maestri. Gianfranco Vene', in "Mille lire al mese", afferma in proposito che la pratica quotidiana del fascista della prima ora faceva pensare ad individui capaci "di fare un po' di tutto e niente bene", definizione in cui potrebbe benissimo rientrare il frequentatore medio di quella che è, nella sostanza, una rete di negozietti.
Il marketing è la principale preoccupazione ed la principale occupazione, a Casa Pound: l'iconografia di Iannone e soci (leggasi soci) ha letteralmente sotterrato i vecchiumi di Forza Nuova, che già di suo si era cimentata anni fa in qualcosa di simile che l'aveva portata a monopolizzare la comunicazione politica dell'asfittica estrema destra peninsulare.
L'attività politica di Forza Nuova porta, nonostante i dieci e passa anni di presenza politica come organizzazione strutturata, a percentuali elettorali da prefisso telefonico e a qualche consigliere comunale qua e là, usati dal centrodestra che conta davvero e poi scaricati a pacche sulle spalle, nonostante la doviziosa dirigenza del movimento si arrampichi sugli specchi pur di presentare come folgorante successo ogni comparsata. L'attività politica di Casa Pound non porta neppure a tanto.
I frequentatori dei Casa Pound Shops, sostanzialmente, possono soltanto cimentarsi in risse di quartiere, poco importa se come vittime, come carnefici, come partecipanti o come comparse. Casa Pound è arrivata sulla scena nel momento in cui il pallonaio, per almeno trent'anni autentico incubatoio della violenza più inutile, idiota e spregevole che l'"Occidente" contemporaneo sia stato capace di produrre, è stato ripulito e reso presentabile per le note ragioni: il padrone vero è Rupert Murdoch che non vuole il suo prodotto rovinato dall'eccessiva intraprendenza dei tifosi, declassati a comparse paganti e sottoposti a filtri e controlli degni di greggi in vista del macello, o di fellahin ai valichi di frontiera con l'ente statale sionista.
L'impraticabilità del pallonaio per gli scopi per il quale è egregiamente servito per tanto tempo ne ha trasferito i frequentatori e le logiche in altri luoghi: il fatto che ammazzare a colpi di razzo di segnalazione un Vincenzo Paparelli qualsiasi sia diventato un po' più difficile di un tempo non significa che siano scomparsi nel nulla anche gli individui capacissimi di provarci. Nulla di strano dunque che chi si trova bene con motti come "Nel dubbio mena" vada a cercare occasione di sfogo da altre parti, trovandole in quanto resta della politica di piazza. D'altronde la violenza fisica ed il corpo a corpo sono parte integrante dei simboli usati dal marketing della "Iannone & C - Stracci neri e musichine", così come i letti pieni di trapunte e broccati sono le ambientazioni in cui adagiare una modella a reclamizzare mutande e reggiseni. La farsa è arrivata al punto che, a quanto sembra, i frequentatori della "Iannone & C" usano prendersi reciprocamente a cinghiate durante concerti e serate in discoteca.
Su ogni episodio violento si innesta la polemica mediatica strumentale di un'organizzazione ben più potente, il cosiddetto Popolo della Libertà per Cancellazione di Processo, autentica e instancabile macchina da menzogne in grado di monopolizzare i mass media con le bugie prodotte a getto continuo dai mentitori di professione che vi militano, di solito non gratis. Se i mentitori in servizio permanente effettivo non sono nei paraggi, ci si appoggia alle dichiarazioni delle presunte vittime. Nel novembre 2008 un breve scambio di idee in un circolo fiorentino divenne così all'istante una spedizione punitiva condotta da "trenta comunisti armati di mazze e di bastoni", dichiarazione ripresa pari pari dal gazzettàme, asservito e repellentemente mediocre a tal punto da non aver riflettuto sul fatto elementarissimo che "trenta comunisti armati di mazze e bastoni" ed autenticamente in vena di sfracelli non si limitano a far paura a qualche ragazzino, ma possono tranquillamente tirar su in cinque minuti un mucchio di morti alto fino al soffitto. Appena i gazzettieri trovano qualcosa di più recente per riempire i loro scartafacci tra la pubblicità di un bordello e quella di uno strozzino -pardon, di un club e di una finanziaria- tutto torna come prima. Ogni volta che Casa Pound finisce al centro di episodi violenti, la trafila mediatica delle notizie in merito segue sempre lo stesso schema: episodio violento (non importa chi ha "ragione" o "torto": l'ostentazione di un'iconografia ispirata alla violenza e quella di pratiche violente vere e proprie, comunque, non depone certo a favore di un innocentismo a priori), piagnisteo poundiano, piagnisteo pidiellino, piagnisteo generale, invito alla repressione, auspicio di repressione, e in qualche caso anche le ciance di qualche politicante romano, anche lui ovviamente in vena di repressione. Le redazioni hanno ben sfruttato la "novità" Casa Pound nei mesi scorsi, ma non è detto che la cosa duri all'infinito. Anzi. Il repertorio simbolico pur sempre asfittico ed il valore dei militanti praticamente sotto lo zero -d'altronde perché mai uno che compra un disco o una maglietta dovrebbe rischiare qualcosa per chi gliele vende?- sta già ridimensionando la presenza di Casa Pound, costretta già da mesi a giocare in difesa e a ridurre le proprie "azioni futuriste" al minimo indispensabile per salvare le apparenze.
Intendiamoci bene. Un tempo le idee genocide e la propensione al pogrom erano confinati ad una ristretta e relativamente innocua cerchia di panciabirra ruttanti e rasati a zero. Adesso, specie nello stato che occupa la penisola italiana, sono l'invidiabile patrimonio comune dell'"Occidente" contemporaneo. Ma chi addossasse ad organizzazioni come Casa Pound il discutibilissimo merito di aver convertito in massa all'intolleranza e all'odio i sudditi che bivaccano nel territorio peninsulare attribuirebbe alla Iannone & C. un'impresa molto al di sopra delle sue possibilità.
 

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