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Firenze, una sera d'ottobre n'i'ddegrado, senza sihurezza... PDF Stampa E-mail
Sabato 24 Ottobre 2009 13:02
Ad ottobre 2009, una sera qualsiasi all'inizio del mese, un gruppo di persone improvvisa una festicciola in una piazza del centro di Firenze. Una piazza in cui si trova uno degli ingressi alla Facoltà di Lettere. Una piazza frequentata a memoria d'uomo da una folla di personaggi che l'"occidente" contemporaneo trova assolutamente inconcepibili, essendo il conformismo ed il servilismo gli unici comportamenti presentati come leciti. Insieme alla frequentazione delle prostitute ed all'esportazione della democrazia, chiaramente.

All'inizio di ottobre un gruppo di persone ha restituito per qualche ora a Piazza Brunelleschi la funzione che ha avuto per decenni, quella di raccogliere un'umanità variopinta, discutibile a volte, disperata spesso, ma viva.
Siamo andati qualche giorno dopo sul luogo del non delitto.
La prima immagine mostra l'unico contributo significativo dato dall'"occidentalismo" fiorentino al mondo universitario: sbarre.
Sbarre peraltro inutili, perché dietro di esse carte, volantini, annunci economici -o meglio, annunci antieconomici visti i prezzi sfacciati degli affitti- vecchie biciclette e scritte murali hanno beatamente continuato a proliferare, forse addirittura più di prima. Su come, oltre che inutili, queste sbarre siano state anche mortali abbiamo già avuto modo di tornare.
La sorpresa, piacevole, sta nelle scritte sui muri: ci sono proprio delle scritte di senso compiuto e di rivendicazione molto chiara. "L'orgia del potere uccide. Alexis vive". Alexis è Andreas Grigoropoulos, assassinato a quindici anni dal gendarme Epaminondas Korkoneas il sei dicembre 2008. La morte di Alexis scatenò in Grecia la rabbia di gruppi che non si limitarono certo a qualche scritta sul muro, dando il via a furibonde lotte di strada che durarono settimane. In prospettiva è perfino probabile che, essendo la Repubblica di Grecia un paese in cui l'influenza di mass media asserviti all'esecutivo è minore rispetto alla penisola italiana, ed in cui la memoria storica è a tutt'oggi patrimonio condiviso, l'episodio abbia contribuito a far cadere il governo di Nèa Dimokratìa. Nessun gazzettiere peninsulare si scosse troppo: Atene non è Tehran, è schierata dalla parte giusta della barricata, quella in cui le gendarmerie sono intoccabili. Dunque niente drappi colorati, niente cortei col sindaco in testa, niente fiaccolate, niente tonnellate di spazzatura e menzogne da rovesciare a reti unificate su tutto il paese, niente cronaca minuto per minuto sulle manifestazioni e i funerali. Anzi: il registro opposto, con le scene di esecrazione per le vetrine di qualche negozio dell'Atene che conta rimasto con le vetrine in briciole. Allo stesso modo risultano non pervenute le reazioni del cicaleccio benpensante, in cui abbondano gli obesi pronti a scomodare Cristo croficisso per Bettino Craxi ma a dolersi che quel giorno di luglio, a Genova, di morti in piazza ce ne sia stato solo uno. Contro di loro, odio e disprezzo non saranno mai troppi.

 

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