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Ali Khamenei è morto? La "libera informazione" e la Repubblica Islamica dell'Iran PDF Stampa E-mail
Sabato 24 Ottobre 2009 13:13
Attorno al 20 ottobre 2009 un vecchio gazzettiere yankee esperto in maneggi poco chiari, tale Michael Leeden, asserisce di aver avuto da fonte sicura la notizia dell'imminente decesso della Guida Suprema.
Il successivo andamento della vicenda -dopo qualche giorno arrivano smentite svogliate, come si farebbe per smentire le fanfaronate di un mentecatto qualunque già troppe volte ripetute- la dice lunga sia sul gazzettaio "neo-con" che sulle loro "fonti".


Alla metà di ottobre del 2009 si diffondono in rete notizie sulla morte di Ali Khamenei.
Le gazzette cianciano di "blog dell'opposizione" di "paese in fibrillazione" e via di questo passo, secondo un registro condiviso da trent'anni che impone di presentare la Repubblica Islamica nella peggior luce possibile, qualunque sia l'argomento all'origine della "new".
Secondo il giornalame la notizia a Tehran sarebbe stata accolta da cortei festanti di automobili.
Chiunque abbia visitato l'Iran si è probabilmente reso conto che Tehran, nei suoi quartieri a nord, è praticamente un mondo a parte. Dire che a chi ci vive tutto sia concesso è una palese esagerazione: tuttavia il tenore di vita ed i comportamenti di consumo dei suoi abitanti non differiscono potenzialmente in nulla da quelli di un cittadino "occidentale", e questo vale anche per l'accesso alla rete e ai mass media, ivi compresa la spazzatura "occidentalista" sparata a zero sulla Repubblica Islamica da un aggregato di professionisti dell'"informazione" che non stanno certo a chiedersi se certe condotte possano o meno essere controproducenti. Il problema è che il mondo è cambiato, certe strategie sono note da anni e le contromisure sono, per fortuna, alla portata di quasi tutti, con la sola apparente esclusione dei sudditi che vegetano nella penisola italiana, capacissimi a tutt'oggi di bersi qualunque fandonia la pornocrazia governativa decida di diffondere.
Uno dei molti che fa finta di non essere al corrente di questo stato di cose è un tizio di nome Michael Leeden, disinformatore "occidentalista" di lungo corso, al quale si deve la diffusione della non notizia -anzi, della menzogna- di cui qui si tratta, e che l'interessato afferma come al solito di aver avuto da "fonti affidabili".
Sull'"affidabilità" delle fonti usate da gente come lui si dirà qualcosa nei paragrafi che seguono.
Michael Leeden fa parte della feccia gazzettara che tanto ha contribuito a creare il clima ebete di terrore quotidiano che dal 2001 permea la cosiddetta "informazione"; un trend che nella penisola italiana rimane tuttora incontrastato raggiungendo vette di ripugnanza difficilmente eguagliabili e macinando ogni giorno intere esistenze. Di Michael Leeden il mainstream mediatico peninsulare tentò con buon successo di presentare delle copie carbone, nello stile interattivo e nel look. L'aggressione yankee all'Iraq fu seguita da "commentatori" stile promotore finanziario che non avevano mai sentito l'odore di una ferita ai visceri ma che andavano in orgasmo ad ogni flash di agenzia che annunciava una nuova strage fatta da qualche bomba "intelligente", di quelle che smentiscono la loro definizione finendo poche volte sul Pentagono e spesse volte su mercati ed ospedali.
Il resto dovrebbe essere storia abbastanza nota: due guerre d'aggressione contemporaneamente, costosissime, in cui l'unica superpotenza mondiale non soltanto non è riuscita ad aver ragione di quelli che all'apparenza non sono che gruppi di guerriglieri sprovvisti di tutto, ma neppure a capitalizzare, come scelleratamente previsto in anticipo dalla marmaglia dei Leeden stipendiata apposta, i vantaggi conseguiti sul campo. Vittima dei meccanismi globali da essa stessa messi in moto, durante l'amministrazione dell'ubriacone Bush l'AmeriKKKa è passata dal rango di unica superpotenza mondiale a quello di paese come un altro. Per l'entità statale che per oltre cinquant'anni ha dominato l'immaginario di tutto il mondo con le sue produzioni mediatiche e con il tenore di vita che prospettava, non esistono secondi gradini in un podio: retrocedere in questo modo significa atterrare direttamente nel fango.
Gli yankee sono capaci di fornire esempi continui di assoluta incultura. Il web è pieno di filmati che mostrano qualche grassone del midwest alle prese con una carta geografica, a collocare l'Afghanistan vicino all'Australia. Il fatto che individui in grado di scatenare una guerra termonucleare vengano eletti a maggioranza da mostri come questo pare non allarmare nessuno. Nonostante tutto, la gravità delle oscenità commesse tutte insieme dall'amministrazione ha finito per coinvolgere anche il grassone del midwest, su cui è piombata una caterva di debiti da pagare, di sfratti e di pignoramenti, mentre i mutilati di guerra irrompevano nella vita quotidiana raccontando storie un po' diverse da quelle della televisione. Al primo giro di ruota dunque l'amministrazione è cambiata, mettendo all'angolo molte delle lobby in voga fino al giorno prima. E questo spiega la situazione piuttosto difficile che i cosiddetti "neo-con" stanno attraversando da qualche mese. Michael Leeden si è adoperato senza soste per facilitare il lavoro a chi stava distruggendo l'AmeriKKKa e con essa il mondo intero: finanza allegra e bombe, con bando mediatico -o con la galera- per chiunque dissentisse. Logico che al primo rovesciarsi delle sorti gli toccasse assistere ad un brusco ridimensionamento della propria influenza, e che la cosa gli andasse poco o punto a genio. La sua urgenza è quella di recuperare voce in capitolo con qualunque mezzo.
Il problema è che Michael Leeden è una voce ascoltata. Ascoltata fin troppo. Le sue produzioni mediatiche finiscono in un mainstream che non opera più da solo e che è affiancato, nel bene e nel male, dal web. E sul web si esprimono milioni di individui che la responsabilità sociale non hanno alcuna idea di cosa sia, proprio come i fans delle guerre d'aggressione e delle esportazioni di democrazia che ciarlano in tv... che nozione del concetto dovrebbero, in teoria, averla.
La Repubblica Islamica dell'Iran, abbiamo detto, soffre da sempre di un bias mediatico negativo dovuto al peccato originale della sua nascita: cacciare gli yankee a calci ed in quel modo può essere perdonato dagli ambienti che contano davvero, ma non certo dal servitorame incaricato di indottrinare il corpo elettorale. Questo bias negativo inscalfibile perdura, permeando di sé le produzioni di un mainstream affidato acriticamente alle manine dei Leeden ed ampiamente utilizzato per campagne denigratorie che lasciano addirittura spiazzato qualche governo "occidentale". Ignorare il concetto di responsabilità sociale permette alla feccia delle redazioni di mangiare -e di mangiare molto- non solo a spese di chi la paga, ma anche a spese della vita di individui, di paesi o di settori sociali mediaticamente inesistenti, e dunque inesistenti tout court. Un effetto collaterale di questo modo di agire è che dal rapporto biunivoco tra media mainstream e contenuti del web può uscir fuori un cocktail micidiale, di cui i gazzettieri sono ovviamente gli unici a trarre degli utili.
Il caso della cosiddetta "rivoluzione verde" del giugno 2009 è un esempio perfetto di quanto può succedere grazie ai Michael Leeden.
Addirittura ignorando il sostanziale disinteresse per la questione dei politici "occidentali", perfettamente al corrente del fatto che le elezioni presidenziali non avrebbero inciso sostanzialmente sulla politica estera iraniana e che la politica delle scoperte intromissioni negli affari altrui sta attraversando una fase di riconsiderazione (è il caso di ricordare l'exploit dell'agosto 2008 con il quale lo yankee di complemento Shaakashvili è arrivato ad un niente dall'essere portato a Mosca come prigioniero di guerra) il gazzettame "occidentale" ha preso in blocco le parti di uno degli sfidanti per le elezioni presidenziali, trattando il contesto politico iraniano -uno dei più complessi del mondo- con incompetenza assoluta e considerando rappresentativa dell'intero paese la borghesia di Tehran nord. Il contenuto di singoli blog apparentemente -ed in qualche caso sedicentemente- iraniani, a volte redatti in un inglese gergale per lo meno sorprendente, è rimbalzato sul mainstream ed è stato ridiffuso anche nei contesti di apparente provenienza, alimentando furibondi scontri di piazza apertamente approvati dai mass media "occidentali", gli stessi che hanno additato al pubblico disprezzo le centinaia di migliaia di manifestanti che nel 2001, a futuro immediato ampiamente divinabile, scesero in piazza per opporsi alla pianificazione di un decennio intero di prevaricazioni e di ingiustizie sociali. Fracassare un bancomat o pestare un gendarme a Tehran si può e si deve fare, a Genova no.
Lo svolgersi degli eventi iraniani fa pensare che questo meccanismo abbia funzionato molto bene, dando il peggio di sé: pennaioli ben pasciuti e ragazzi a farsi ammazzare in piazza a solo beneficio delle tirature "occidentali" e della pubblicità che le impesta. Il giornalame è arrivato al punto di "documentare" la realtà iraniana con fotomontaggi sfacciati: all'automobile del presidente Ahmadinejad si sarebbe parata davanti una ragazza a dito medio alzato che nelle intenzioni del cialtrone che ha ideato la cosa doveva rappresentare la quintessenza della denuncia sociale. Peccato che in Iran un gesto simile non abbia alcun significato. L'episodio è minimo ma dimostra come la produzione di contenuti mediatici sia guidata da un intento esclusivamente denigratorio e rivolta all'uso e consumo di un pubblico "occidentale" ed "occidentalista" che della realtà iraniana non ha alcuna cognizione, e che meno che mai potrà farsene una affidandosi a simili fonti di "informazione".
Ma c'è di peggio.
Lo sfondo degli scontri di piazza è scopertamente servito per pubblicizzare un arnese chiamato Twitter, ennesimo portale inutile di un internet che ne presenta centinaia. Su Twitter si sono affastellati migliaia di messaggi genericamente indicati come "dall'Iran" che hanno riferito tutto ed il contrario di tutto. Un paio di mesi dopo, e neanche tanto in sordina, i responsabili del servizio hanno ripristinato la tracciabilità dei messaggi. Probabile che i sottoscala di Tel Aviv non abbiano mai pullulato di fonti informate sugli accadimenti iraniani come in quei giorni di giugno!
Tra i blogger sedicenti iraniani il 21 giugno si è dato il caso di alcuni mentecatti repellenti, osceni irresponsabili autentica espressione della civiltà contemporanea, che hanno diffuso la notizia secondo la quale la Repubblica Islamica stava perdendo il controllo dell'esercito. Nulla di più probabile che una voce del genere abbia esasperato gli scontri tra ragazzi disarmati e bassij, che disarmati non lo erano e non lo sono affatto.
Il tutto si è svolto in un tessuto sociale i cui appartenenti hanno spesso una vera passione per i complottismi e le dietrologie, secondo un atteggiamento condiviso che in un contesto del genere va ritenuto sicuramente responsabile di ulteriori peggioramenti della situazione.
La "libera informazione" dei Leeden ha reso pessimi servizi al popolo iraniano, costruendo una realtà fittizia e mendace e mandandolo ancora una volta con noncuranza al macello. Il tutto, probabilmente, in un utilizzo estremo (sperabilmente l'ultimo, ma c'è poco da illudersi) della libertà di linciaggio di cui ha goduto per molto, troppo tempo.

 

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