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Firenze, una sera di novembre n'i'ddegrado, senza sihurezza... PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Novembre 2009 13:01

Il 6 novembre 2009 il mondo tutt'altro che ristretto e tutt'altro che chiuso dell'attivismo politico fiorentino viene colpito da un arresto e da una decina di perquisizioni domiciliari, tutte senza esito alcuno. Ai perquisiti e all'arrestato vengono contestati fatti di sei mesi prima. Ci siamo così uniti alla manifestazione di solidarietà convocata per il giorno successivo.

Una giornata di novembre com'è novembre a Firenze: il mese più fradicio, quello dell'alluvione del 1966.
Ne abbiamo approfittato per unirci ad una manifestazione messa in piedi -dicono- parecchio alla svelta e senza tanta voglia di scherzare o di ridere, perché il sei novembre la gendarmeria ha tirato giù dal letto una dozzina di attivisti politici, gli ha passato a pettine fitto casa e computer, e poi ne ha scaraventato uno in una cella d'isolamento. Pardon, ne ha associato uno alla locale casa circondariale, non certo a seguito di un mandato di cattura, ma ad un ordine di custodia cautelare. Potenza delle parole: si riscrive qualche cosa, e uno passa per magia da carcerato in isolamento a socio da custodire. Da custodire con cautela.
La macchina organizzativa della manifestazione era il Centro Popolare Autogestito di Firenze Sud, oggetto anche in quest'occasione di un tentativo "occidentalista" di linciaggio a mezzo stampa, peraltro meno insistito di altre volte, forse perché fondato su basi più labili del consueto, che andremo adesso a sviscerare.
Il numero del 7 novembre de "Il Giornale della Toscana" è l'unica gazzetta a dedicare molto spazio alla questione: il CPA va distrutto, su questo insistono tutti gli incravattati del piddì con la elle, e a fronte della sostanziale disumanità della linea politica da loro volentierissimo seguita non c'è da dubitare che gli piacerebbe ancora di più che la cosa avvenisse con copioso spargimento di sangue. Costretti ad esprimersi su qualcosa di reale e concreto e dunque molto lontano dalle loro preoccupazioni quotidiane fatte di alti redditi, schermaglie su Facebook, di bella vita e di bella gente (quella che ogni tanto viene associata anche lei, e non certo per i propri ideali), devono ripetere pari pari le linee guida del "partito", sul cui conto ci siamo già espressi più volte essendo l'esplicito disprezzo per l'ala "occidentalista" della politicanza peninsulare la ragion stessa di essere di questo blog.
Il CPA ha fatto bene a non prendere in minima considerazione proponimenti che sono la ripetizione ecoica di asserzioni sempre uguali, che tra l'altro non hanno portato al piddì con la elle neppure un voto in più. Ci sono dati esperienziali sufficientemente affidabili, piuttosto, per sostenere che il CPA gode a Firenze di una popolarità tale da danneggiare elettoralmente chi ne vuole l'esplicita distruzione: la distribuzione dei suffragi alle ultime elezioni amministrative può essere interpretata come una conferma in questo senso. Un altro e più concreto motivo per additare al disprezzo la pochezza "occidentalista" e la spazzatura umana specializzata in linciaggi a mezzo stampa cui il piddì con la elle affida per intero la propria comunicazione politica è data in questo caso da un fatto concreto quanto pochi altri. Abbiamo avuto modo di leggere, per intero e con cura, l'ordine di carcerazione e gli ordini di perquisizione slegati dietro alle persone coinvolte nella vicenda. Il CPA non vi viene mai nominato.
Un dato piuttosto elementare che non viene riportato da nessuna gazzetta, ma che in qualche modo deve aver limitato l'accanimento con cui stavolta è stata eseguita la ripetizione di cliché linciatori. Cliché la cui efficacia sulla realtà fiorentina sta, sperabilmente, mostrando la corda.

Giovanni Donzelli, un diplomato qualunque arrivato a percepire quasi quarantamila euro all'anno sostanzialmente in virtù del suo assoluto sprezzo del ridicolo, lamenta in un comunicato stampa la sostanziale inutilità del lavorìo condotto, praticamente da lui da solo contro una città intera, affinché il CPA venga spazzato via.
Pare non si sia ancora reso conto che a forza di dare gratis del terrorista a chi terrorista non è (in un'altra occasione accusò pubblicamente il CPA di voler avvelenare l'acquedotto), il rischio di finire "associato" lo corre lui.

Il "Giornale della Toscana" del giorno successivo rendicontava sommariamente le ragioni dei manifestanti e lo svolgersi del corteo sottolineando, in disperante mancanza di meglio, le scritte sui muri inneggianti alla libertà per il prigioniero e gli "insulti contro i magistrati". Insultare e disprezzare la magistratura, nello stato che occupa la penisola italiana, è attività riservata ai principali esponenti dei partiti di governo: gli altri, guai se si azzardano.
Va rimarcato anche un altro fatto, di non secondaria importanza. Nel corso degli ultimi anni, molti esponenti della politicanza "occidentalista" hanno parlato di "scioperi fiscali" e di "disobbedienza fiscale" agevolando, con apposite leggi, la vita a chi all'evasione fiscale aveva fatto ampio ricorso. Se l'esempio che viene dall'alto è questo, coerenza vorrebbe che a chi fa saltare con un petardo un vetro dell'Agenzia delle Entrate fosse riservata non la galera, ma quantomeno un encomio solenne.
Lo stesso numero della stessa gazzetta celebra anche la "caduta del muro di Berlino" bellamente incurante dei tanti nuovi muri costruiti dopo di allora, dei quali anzi viene fermamente sostenuta la necessità a tutela, per esempio, della sihurezza degli Stati Uniti d'AmeriKKKa o degli interessi sionisti in Palestina. I nostri viaggi in Asia Centrale e nel Caucaso ci hanno portato a contatto con persone e con intere comunità per le quali la fine dell'equilibrio strategico in Europa ha significato guerra, povertà, deportazioni, emigrazione e disperazione, lasciando poco o punto posto alla gioia di essere benedetti da una "libertà" invariabilmente concretizzatasi in un consumismo fatto di pornografia e paccottiglia dozzinale.
"Adesso il pericolo è l'Islam", statuiscono i guitti di via Cittadella, rivelando un fatto interessante ed elementare. Il piddì con la elle ha la necessità vitale di legittimare a contrario la propria azione politica fatta di galera, incompetenza, avventatezza ed idiozia presentando sempre ai sudditi un nemico di malvagità metafisica, assoluta, completa. In questo modo ai sudditi non viene la tentazione di rivolgere ai governanti domande imbarazzanti sull'impoverimento generale, su un consumismo arrivato a livelli da manicomio, sullo sporco anche morale presentato come un vanto da una miriade di personaggi mediatici, sulla miseria umana e spirituale, prima ed ancora che economica, in cui lo stato che occupa la penisola italiana sta facendo precipitare i suoi sudditi.
In nome della necessità elettorale, che non ha certo a cuore il bene comune ma il bene privato degli eletti, si calpestano realtà elementarissime: lo stato che occupa la penisola italiana, ad esempio, è tra i primi partner commerciali della Repubblica Islamica dell'Iran. Questo non impedisce agli "occidentalisti" di sputare quotidianamente dove mangiano, dando della Repubblica Islamica e dei suoi leader -i cittadini sono presentabili solo se politicamente schierati con la cosiddetta "opposizione"- un ritratto continuamente e pesantemente denigratorio.
I nostri lettori sanno che non consideriamo né un pericolo né una cosa indesiderabile la paventata islamizzazione dell'Europa: nessun credente ci ha mai fatto il minimo torto, così come non ce l'hanno fatto gli "zingari", i rumeni, gli albanesi e tutti gli altri gruppi troppo occupati a strappare alle giornate di che vivere per pensare a difendersi dal fango che le gazzette "occidentaliste" scagliano loro addosso ogni giorno.
La nostra posizione, fondata non su quelle ciarle da pescheria che sono l'essenza della weltanschauung "occidentalista" ma su un minimo di letture approfondite e di documentazione, è convintamente e diametralmente opposta. Vedremmo molto volentieri i minareti di una moschea degna della città di Firenze stagliarsi nel panorama cittadino.

 

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