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Bianca Maria Giocoli: un esempio di traduzione operazionale delle menzogne "occidentaliste" nella politica fiorentina PDF Stampa E-mail
Domenica 20 Dicembre 2009 10:21
Il 14 dicembre 2009 il piddì con la elle aveva fissato una giornata per il tesseramento a Milano, teoricamente suo feudo di sicuro affidamento. Culmine della giornata, il comizio del fondatore del "partito", un settantaquattrenne che secondo la deteriore ed insistente aneddotica del gazzettaio trascorre assai più tempo occupandosi a vario titolo di biancheria femminile che non degli affari di stato.
Chi ha seguito televisivamente il comizio (non è il nostro caso, non abbiamo tempo da perdere con la pornografia) ci ha riferito di essere rimasto impressionato dallo scarso numero di convenuti -incredibile che un "partito" come quello non riesca neppure a colmare una piazza una volta all'anno- tale da lasciare perfino posto alle contestazioni, e dalla regia mediatica dell'evento, condotta, secondo tecniche collaudate, in modo da fingere un contraddittorio tra settantaquattrenne e contestatori alla fine del quale questi ultimi potessero venire messi in condizione di non replicare.
Fatto sta che a fine comizio il fondatore del piddì con la elle è stato aggredito fisicamente e ne è uscito relativamente malconcio. Autore del gesto, stigmatizzato da gazzette inorridite ed associato al crimen laesae maiestatis dalla casta autoreferenziale di mangioni incompetenti che si autodefiniscono "politici", un individuo cui viene ascritta una lunga storia di disturbi del comportamento.
Questi, si direbbe, i fatti.

Dietrologie a parte, tutto fa pensare che per il primo ministro dello stato che occupa la penisola italiana si tratti di un doppio smacco: aggredito praticamente sotto casa, e senza che la sihurezza potesse impedirlo. Il tutto in un clima politico inscalfibile in cui essa sihurezza è giustificativo sempiterno di qualunque repressione preventiva e di qualunque bugia la marmaglia politico-gazzettiera abbia voglia o necessità di far ingurgitare ai sudditi per mascherare la propria pochezza, la propria impotenza (in tutti i sensi) e la propria sostanziale inutilità, tutelando in questo modo greppia e reddito.
Questo però a qualcuno non basta, perché non ci sono abbastanza elementi per rintracciare gli autori del gesto laddove li si vorrebbe collocare. Il problema, propagandisticamente parlando, è serio perché quanto successo non può essere convertito fino in fondo in uno strumento utile per delegittimare e stroncare ogni opposizione sociale e politica al governo "occidentalista".
Ma se la realtà dei fatti non aiuta, si può sempre dare un'aggiustatina alle cose, ed è quello che, con l'appoggio delle gazzette di scuderia, tenta di fare Bianca Maria Giocoli, esponente fiorentina del piddì con la elle la cui pratica politica raggiunge solitamente le più inviolate cime della pochezza e della malafede propagandistica più assoluta. Questo non significa che Bianca Maria Giocoli abbia esclusivamente dei lati negativi: le va dato atto, ad esempio, di aver espresso in piena campagna elettorale un'autovalutazione eccezionalmente assennata del proprio spessore politico!
In un comunicato connotato da quella inconsistenza irridente -se non ridanciana- che è caratteristica di molti esponenti dell'"occidentalismo" toscano (risus abundat, come si dice in questi casi) Bianca Maria Giocoli utilizza il tempo a sua disposizione in Consiglio comunale per lamentarsi come segue:

"Nei momenti di dibattito politico il sindaco non c’è mai". [...] "Sappiamo che Renzi ha inviato il classico telegramma di rito, ma oggi è ancora in tempo a far conoscere, anche se impegnato a reggere le sorti del mondo a Copenaghen, la sua opinione sui fatti successi, il suo parere sulle gravissime affermazioni degli onorevoli Bindi e Di Pietro e sulla voluta minimizzazione da parte dei consiglieri della sua maggioranza, che hanno già di fatto derubricato l'episodio come un gesto isolato di un pazzo, preoccupati più che altro di non criticare gli ebrei i centri sociali. Aspettiamo fiduciosi".

Bianca Maria Giocoli sta reggendo un copione che, da solo, è alla base di quasi tutta la comunicazione politica "occidentalista".
Stiamo parlando di consorterie che negli ultimi mesi, intanto che gendarmeria e politici si davano un gran da fare con manganelli e repressione, hanno tra le altre cose messo in pratica il linciaggio a mezzo stampa di un microscopico nemico e si sono inventate false lettere di minaccia di un'organizzazione combattente; ecco a quale razza di individui è permesso, nello stato che occupa la penisola italiana, lamentarsi per il "persistente clima di odio".
Si noti l'immagine del cartaceo riportata nel secondo link: intanto che si dà fiato a falsità del genere, una foto per gettare fango sulla Repubblica Islamica dell'Iran si trova comunque il modo di metterla in prima pagina.
Si dice che l'ayatollah Khomeini auspicasse dei mezzi di comunicazione di massa "pieni di talento e in grado di smascherare la macchinazioni del Nemico". Il caso della penisola italiana non potrebbe essere più opposto: i mass media sono infarciti di spazzatura umana che con il Nemico mostra piena connivenza.
All'indomani di qualunque contestazione, sono elementi del genere ad allagare il mainstream di starnazzi indignati, facendo finta di non capire cosa possano aver mai fatto, loro e i loro referenti e padroni, per essere oggetto di un odio che comincia appena fuori dalla loro corte ossequiosa e prostituita di manutengoli e lacché.
Torniamo al caso specifico.
I "centri sociali", qualunque cosa siano, sono estranei alla vicenda, ma dal momento che vanno spazzati via perché vi allignano mustad'afin commercialmente non sfruttabili, capaci di eludere molte delle dinamiche messe in atto per quella mercantilizzazione dell'esistere che rappresenta l'essenza vera della weltanschauung "occidentalista" e che in ogni atto della loro vita quotidiana mostrano per gli "occidentalisti" una frazione infinitesima del disprezzo e della totale disistima che meritano, è necessario addossare loro anche questa, così come si scagliano responsabilità di ogni genere su intere categorie sociali i cui appartenenti hanno giornate tanto fitte di impegni gravosi da non pensare affatto a tutelare la propria onorabilità contro l'inveire impunito degli scaldapoltrone da gazzetta.
Giornalame e micropolitici utilizzano anche in questo caso la solita panoplia da denigrazione che li ha portati, nel corso degli anni, ad infarcire di ributtanti menzogne ogni livello della vita politica istituzionale, tale da renderla frequentabile solo dai loro pari.
Localmente -ma con ovvie ripercussioni sull'opinione pubblica di tutta la penisola- questo modus agendi ha permesso loro di ad accusare gratis dei signori nessuno di voler decapitare il David di Donatello in occasione del Social Forum di Firenze, o di asserire per anni ed anni la propensione dei rom al rapimento dei bambini; a livello internazionale la stessa pratica politica consente di fingere l'esistenza di interi arsenali per giustificare guerre d'aggressione.

Che nella penisola italiana imperi un "clima di odio" è indubbiamente un dato di fatto; la nostra esperienza personale e l'amplissima documentazione disponibile per chiunque si dia la pena di cercarne ce ne fanno rintracciare l'origine in sedi ben diverse da quelle indicate dagli indossacravatte "occidentalisti" e dai pennaioli in servizio permanente effettivo.

 

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