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Federico Tosoni non vuole moschee a Prato PDF Stampa E-mail
Martedì 29 Dicembre 2009 11:22
Dicembre 2009. In questo post si scherniscono sia le istanze espresse da un micropolitico pratese sia la "difesa delle radici cristiane" della cosiddetta "civiltà occidentale", espresse a Prato, in Toscana, in un contesto di cui si illustra l'ammirevole coerenza.

La battaglia dei politicanti pratesi per la tutela e la riscoperta delle "radici cristiane" della città da loro amministrata pare proprio una cosa da non prendere sottogamba.
La città è colma di richiami edificanti, la riscoperta dei luoghi di culto è in piena fioritura ed i segni del risveglio spirituale si notano fin dal primo approccio con la periferia. I milites Christi (milites gloriosi) di giunte e consigli vari dànno dunque, serissimi, fiato alla squilla dell'assalto.
Federico Tosoni, del quale nulla sappiamo se non che è armchair warmer per la Lega Nord in consiglio comunale o roba di questo genere, raccoglierà firme per la crociàha contr' all'islàmme.

Da notiziediprato.it:

Partirà a gennaio la raccolta firme della Lega Nord per scongiurare la possibilità che una moschea venga realizzata a Prato. Ad annunciarlo è Federico Tosoni, commissario provinciale del Carroccio pratese. “La Lega Nord è assolutamente contraria – afferma Federico Tosoni - alla costruzione di una moschea in tutta l’area pratese. Non dobbiamo permettere che nella nostra provincia si costruiscano luoghi di preghiera dove la shari’a (letteralmente ‘la via da seguire’) sia l’unica legge che i musulmani seguono mentre disconoscono totalmente quelle italiane. Mi domando perché dovremo permettere che nella nostra terra vengano edificati luoghi di culto quando a noi nei Paesi arabi, anche quelli più occidentalizzati come l’Egitto, non ci viene permesso di costruire una chiesa e siamo perseguitati e considerati come gente di seconda categoria. L’Italia è un Paese democratico – prosegue il commissario provinciale – dove la principale fonte del diritto è la Costituzione la quale stabilisce il carattere democratico della Repubblica. Spetta, perciò, ai cittadini decidere se debba essere o meno costruita una moschea nella provincia di Prato”.

Per una volta copiamo ed incolliamo l'articolo per intero, perché raramente ci càpita sotto gli occhi una simile crestomazia di fandonie; l'incompetenza e la malafede che la intridono non meritano neppure di essere sottolineate perché sono il tratto essenziale della produzione mediatica "occidentalista".
Parrebbe di capire che secondo Tosoni all'interno delle moschee sarebbe in vigore la shari'a, mentre fuori sarebbero vigenti le leggi dello stato che occupa la penisola italiana. Così, in due righe rilasciate a beneficio delle gazzette, Fedrico Tosoni nella sua piena maestà statuisce... l'extraterritorialità delle moschee.
Davanti a questi continui e repellenti appellonzoli alla "legalità" emessi ogni giorno nel paese del condono (fiscale, edilizio e così via, fino ad una faccenda che ha l'inquietante nome di condono tombale) è strano che vi sia ancora qualcuno che rimane serio: ma è probabile che per Federico Tosoni la categoria di musulmano e quella di delinquente siano semplicemente ed ampiamente sovrapponibili. Un atteggiamento anche scusabile, se vogliamo, visto che le gazzette cui troppi sudditi pratesi delegano il loro pensiero e la loro rappresentazione del mondo si sono adoperate in questo senso fino a conseguenze paradossali.
Dopo aver statuito l'identità concettuale tra "arabo" e "musulmano", Federico Tosoni ci dà ad intendere di disporre anche della hit parade dei "paesi arabi" per grado di "occidentalizzazione", in testa alla quale ci sarebbe l'Egitto. C'è da credere che per "occidentalizzazione" Federico intenda, non certo a torto, il numero di topless rintracciabili a Sharm el Sheik.
Ad ogni buon conto, "occidentalizzazione" nonostante, statuisce Federico Tosoni, "non gli viene permesso di costruire una chiesa".
Questo è uno dei leitmotiv che la propaganda "occidentalista" cavalca da anni, e che possiamo confutare agevolmente almeno da due fronti.
Il primo fronte parte da semplici esperienze concrete.
I paesi di dar al'Islam da noi visitati sono in qualche caso letteralmente punteggiati di monumenti cristiani, come il Marocco, la penisola anatolica o la Siria; nei mercati della Repubblica Islamica dell'Iran si trova tutta l'iconografia cristiana che si vuole, la Kara Kelisa di Tabriz è lì da milleseicento e più anni, ad Esfahan esiste il quartiere armeno di Nuova Jolfa.
L'impressione, vivissima nel caso di Mardin e di altri insediamenti nella zona di Şanlıurfa (l'antica Edessa), è quella di trovarsi in realtà che sopravvivono non nell'ostilità quanto nell'indifferenza del mondo che si muove loro intorno. Al di là dell'ebete spirito di protervia e di prevaricazione con cui gli "occidentalisti" hanno anche la faccia di lamentarsi del "clima di odio" che li circonderebbe, quale utilità avrebbe il costruire "una chiesa" laddove quelle che ci sono da millenni accolgono fedeli il cui numero si conta sulla punta delle dita?
Simili pretese, si badi bene, vengono avanzate in questi anni dagli appartenenti ad un partito politico che raccoglie un giorno sì e l'altro pure l'apertissimo biasimo dei più alti esponenti della gerarchia cattolica. E questo ci porta al secondo fronte di confutazione.
Questa seconda prospettiva muove dalla considerazione in cui i ministri di culto vengono correntemente tenuti presso gran parte dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana, in questo perfettamente rappresentati dal partito di cui sopra.
Il ruolo cui devono attenersi, pena linciaggio a mezzo stampa e telefonatine in curia ad opera dell'occhiuta conventicola a questo preposta ed operante in ogni parrocchia, è stato tempo fa ben definito da Miguel Guillermo Martinez Ball.

I preti sono mantenuti da tutti gli italiani, grazie all'otto per mille e numerosi altri ingegnosi sistemi, non certo per parlare di teologia, denunciare gli orrori di una società che è di per sé peccato, o condurre alla salvezza le anime.
In realtà, il loro compito è quello di unire l'assoluto e il banale, nella banalità assoluta.
Ad esempio, il prete deve essere molto gentile quando in chiesa celebra le nozze tra l'imprenditore Tizio, il più noto bestemmiatore del paese, nonché grande narratore delle proprie prodezze erotiche a pagamento in Tailandia, e la Notoria Troiona tatuata e buddista.
Il celebrante si guarda bene dal parlare di peccato o di fede o di cose simili. Ma può parlare per almeno venti minuti, a ruota libera, di quanto Dio ami tutti con un amore davvero amorevole, e per questo anche noi ci dobbiamo amare di un amore davvero amorevole.
Poi c'è il prete che ha la fortuna di avere un morto ammazzato, in parrocchia, di quelli teledegni (i morti più mediatici li mandano direttamente al Duomo).
"Voce rotta dal pianto..." "vedova si accascia, sorretta dai parenti..." "Il parroco, Don Tarcisello Tontini, con voce ferma, proclama solenni parole che scuotono le coscienze dei presenti: 'non cedete mai alla tentazione dell'odio, perché Dio è perdono, ma cercate sempre la giustizia, perché Dio è giustizia, e non abbandonate mai la speranza, perché Dio è speranza'".
Seguono applausi (anzi, ai funerali dell'ispettore Raciti, il prelato catanese li ha esplicitamente chiesti).

I ministri di culto sono ridotti a tanto: fino a non troppo tempo fa presenze autorevoli -se non autoritarie- anche nei borghi più sperduti, adesso non vengono tanto irrisi e calpestati ogni giorno, quanto costretti ad operare in un tessuto sociale in blocco indifferente nei loro confronti.
Sulle "radici cristiane" dell'"Occidente", e più prosaicamente di quelle testimoniate da realtà locali come Prato, già si è detto molto. Le conclusioni, sulla credibilità delle istanze con cui la schiera di Tosoni ingolfa i mass media, non potrebbero essere più facili da trarre.
Il nostro auspicio, va da sé, è diametralmente opposto: la moschea si deve fare, a Prato come a Firenze; l'ideale, anche in questo caso, sarebbe che venisse finanziata con denaro pubblico esplicitamente decurtato dai fondi per la "difesa" e per la sihurezza e che avesse il carattere monumentale che si deve conferire agli edifici duraturi e realizzati con materiali di assoluto pregio.

 

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