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I fatti di Rosarno secondo Sherif el Sebaie PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Gennaio 2010 13:26
Nel gennaio 2010 una scintilla fa divampare una giornata d'incendio nel Comune di Rosarno, una cittadina calabrese prossima alla piana di Gioia Tauro in cui, a seconda delle stagioni, migliaia di braccianti stagionali lavorano e vivono in condizioni difficilmente immaginabili.

Dal blog di Sherif el Sebaie si riporta, con alcune piccole modifiche per adattare lo scritto al registro linguistico ed al vocabolario consuetamente utilizzati in questa sede, una serie di considerazioni sui fatti di Rosarno.
Anche stavolta la classe politica peninsulare non ha perso occasione, specie quella nei ranghi governativi, per dare di se stessa il consueto spettacolo miserabile. Non c'è nulla di imprevedibile o di poco logico, in questo: la classe politica è perfetto specchio dei sudditi che l'hanno prodotta e votata, i quali sudditi sono ancora a larga maggioranza arciconvinti di dover difendere dal Nemico anarconaziislamocomunista rossoneroverde una realtà sociale e geopolitica che è di fatto una laida accademia della pornografia, degli stracci firmati, dei debiti, della cocaina e di altre irrinunciabili "libertà", dipinta ogni giorno come un'Arcadia per eletti da un giornalame connviente in blocco.
La piana di Gioia Tauro è stata fino all'altro ieri il palco oscenico dei Don Ciccio Mazzetta e degli scandali alla luce del sole: una contrada dove le organizzazioni criminali hanno un controllo capillare del territorio e delle sue attività. Vedere gente che ha sguazzato per decenni in questo brodo andare a caccia di poveri spalleggiata dai robocop della gendarmeria è uno spettacolo che si commenta da solo.


Dente per dente. Cittadino-controcittadino.

Qualcuno dovrà pur incominciare a chiedersi per quale motivo, ciclicamente, migliaia di immigrati si sollevano violentemente in questo paese. Stavolta era il turno degli africani di Rosarno ma appena tre anni fa erano i cinesi di Milano a sfasciare macchine, rovesciare cassonetti e prendersele di santa ragione da agenti anti-sommossa. In qualsiasi altro paese del mondo civile, il fatto che migliaia di persone (indipendentemente da colore della pelle, confessione o status giuridico) facciano cose simili per chiedere, semplicemente, "rispetto" dovrebbe suonare come un campanello d'allarme. Quello che è successo a Rosarno era pienamente prevedibile, quindi. Cosi come era previdibile ciò che è capitato a Milano prima. Dopottutto è solo un assaggio di ciò che succederà molto più spesso in futuro, possibilmente in forme ancora più partecipate e massicce e quindi decisamente più preoccupanti. A più riprese ho preannunciato il momento in cui la situazione sarebbe precipitata e, ve lo assicuro, non è ancora precipitata. Eppure, ogni volta che lo faccio, vengo tacciato con le accuse più strambe e i commenti più fantasiosi.
Lo stato che occupa la penisola italiana non è più un paese di "recente immigrazione". Quelli che non se ne sono resi ancora conto dovrebbero metterselo nella zucca. Tanto per incominciare, ci sono già milioni di immigrati regolari: hanno messo radici, partorito figli e ora i loro figli stanno mettendo al mondo altri figli. Siamo alla terza generazione, ormai. Passa veloce il tempo, neh? E non ho intenzione di ripetere la tiritera degli "immigrati che fanno i lavori che i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana non vogliono più fare". I lettori onesti sanno benissimo che, anche se pagati il giusto, la generazione che ha come massima aspirazione il velinismo e il Grande Fratello non si metterà mai a raccogliere arance e pomodori. L'ha scritto benissimo un mio commentatore qui. I giovani più bravi, invece, prima o poi fanno le valigie e approdano in paesi che finanziano la ricerca e la creatività. Mi limito solo a dire che gli immigrati sono un dato di fatto, clandestini inclusi. Piaccia o meno. Se ci sono è perché servono. Altrimenti non ci sarebbero. Ed è curioso che il governo si ostini ancora a centellinare i posti nel decreto flussi quando i dati imprenditoriali dimostrano inequivocabilmente che senza un numero crescente di immigrati regolari interi settori dell'economia peninsulare crollerebbero.
Ciò che sorprende veramente, però, è che gli altri paesi di immigrazione - nel bene o nel male - abbiano escogitato qualche tipo di modello, qualche straccio di soluzione, seppur manchevole o migliorabile. Nello stato che occupa la penisola italiana sembra invece che la volontà premeditata sia proprio quella di non fare niente non solo per non assumersi la responsabilità dell'azione ma per accolarsi il merito dell'inazione. Se quindi la situazione è esplosa in Francia, immaginate cosa può accadere in un paese come lo stato che occupa la penisola italiana, che non riconosce praticamente nessun diritto in cambio dei doveri che pretende e che - anche se a qualcuno non risulta - ottiene. Cosa potrebbe succedere in uno stato in cui non si riesce neanche a consegnare un permesso di soggiorno in tempi ragionevoli, tanto da costringere gli immigrati a fare uno sciopero della fame? E basta con le balle: "la burocrazia", "i fannulloni", "anche i sudditi peninsulari patiscono i disguidi". Non è vero: è cosi facile ottenere o quantomeno pretendere (giustamente) i propri diritti "cammuffandosi" da suddito dello stato che occupa la penisola italiana (ove possibile) quanto è difficile farlo dichiarando nome, cognome e cittadinanza di uno stato diverso.
E' alquanto significativo, poi, che i cittadini [cittadini? N.d.R.] di Rosarno che ora stanno incassando la condanna della "violenza dei negri" da parte di tutti, siano gli stessi che hanno votato un comune sciolto per infiltrazioni mafiose, quelli che hanno sparato agli immigrati con i fucili a pallettoni provocando la loro reazione nonché gli stessi che - in una frenetica caccia allo straniero - hanno percosso, gambizzato, tentato di investire con le loro macchine gli africani che erano letteralmente ridotti in schiavitù e trattati come bestie sotto i loro occhi e nei loro campi. Ed ora hanno pure la faccia tosta di protestare contro la presenza degli stranieri, chiedendo "il rispetto della legge". E non sapevano chiederla prima, l'applicazione della legge? E cioè prima di votare una giunta in odor di mafia e di tollerare questa situazione incivile sulla loro terra? E poi quale legge? La Bossi-Fini? Tanto per incominciare la maggioranza degli immigrati africani coinvolti erano regolari. E poi la Bossi-Fini è in vigore dal 2002. Eppure lo stesso ministro dell'interno ha affermato che "In tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un'immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall'altra ha generato situazione di forte degrado". Qualcosa non quadra. O sbaglio?
C'è chi chiede ai politici di non concedere diritti di cittadinanza o di voto agli immigrati, almeno non a quelli islamici. Ora, se tanto mi dà tanto, quelli che hanno messo Rosarno a ferro e a fuoco erano cristiani o animisti. E infatti nessuno ha sottolineato la loro fede. Concedere la cittadinanza o il voto, secondo questi signori, sarebbe un rischio "da sprovveduti" perché potrebbe creare un "cittadino «contro-cittadino»". E quello che è successo a Rosarno cos'era? Un immigrato - regolare o clandestino che sia - «contro-cittadino»? Le botte erano le stesse, per quanto mi risulta. La verità è chi ha paura di concedere diritti agli immigrati (la cittadinanza, il permesso di soggiorno o il voto amministrativo) ha in realtà paura che, concedendo il voto a gente che lavora onestamente e si spacca la schiena per pochi euro, ci sia il rischio concreto di ritrovarsi con dei cittadini che non votano giunte mafiose. E sai che disastro, per l'immagine dello stato che occupa la penisola italiana nel mondo?

 

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