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Khamenei, i gazzettieri e la "distruzione" dello stato sionista PDF Stampa E-mail
Sabato 30 Gennaio 2010 10:22
2010. Da alcuni anni il 27 gennaio ricorda la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell'Armata Rossa. La ricorrenza, ogni volta e con ogni pretesto possibile, viene utilizzata per stigmatizzare e rendere impresentabile chiunque abbia da rivolgere critiche -di solito ben documentate, di solito pesantissime- all'esecutivo sionista ed al suo comportamento in politica estera.

Secondo il Corriere della Sera l'ayatollah Khamenei avrebbe approfittato di un inconto con l'ambasciatore mauritano per rilanciare il cosiddetto "appello di Ahmadinejad a cancellare israele dalla mappa del mondo" e per invitare la Mauritania a "troncare definitivamente le relazioni con Israele". Più o meno con gli stessi vocaboli la notizia -o per meglio dire la ciancia- è presente in tutto il gazzettaio on line.
Quanto segue è la traduzione del comunicato ufficiale presentato dal sito della Guida Suprema. Si tratta di un discorso di circostanza in cui abbondano essenzialmente i toni ed il vocabolario dell'anticolonialismo. Nella versione inglese il vocabolo con cui Khamenei fa riferimento al destino dello stato sionista è collapse, "crollo", "collasso", "tracollo". Qualcosa che fa pensare con precisione a cause endogene di un certo fenomeno. I gazzettieri, ovviamente, hanno tradotto il vocabolo come se fosse destruction, "distruzione", qualcosa di dovuto essenzialmente ad azioni e fattori esterni.
Questo significa che mentre Khamenei esprime sul conto dello stato sionista le pesanti critiche che ognuno è libero di esprimere sul conto di qualunque governo e di qualunque assetto statale presti il fianco ad esse, le gazzette "occidentali" ammanniscono ai loro sudditi tutt'altra storia: una storia in cui i missili a lunga gittata sono pronti a partire per polverizzare Tel Aviv.
In altre parole la sedicente libera stampa non ha perso neanche stavolta l'occasione per presentare la Repubblica Islamica dell'Iran nell'unico modo per essa ammissibile, che consiste nel metterne in cattiva luce con ogni mezzo le istanze ed i rappresentanti a qualunque corrente di potere appartengano. E se il pretesto non si trova, si fa in modo di trovarlo.
Non è certo la prima volta che succede, proprio in quel ventisette gennaio in cui si ricorda l'arrivo ad Auschwitz dei soldati dell'Armata Rossa; c'è ragione di pensare che anche senza dover tirare in mezzo i comunicati stampa di Khamenei le gazzette avrebbero comunque trovato il modo di inchinarsi allo stato sionista, come se shoah e sionismo fossero in una inscindibile relazione diretta in cui l'una legittima l'altro, con particolare riferimento al comportamento più che disinvolto ostentato dal governo sionista nei confronti di qualunque interlocutore internazionale.
Lo stato che occupa la penisola italiana ha un interscambio commerciale con Tehran di assoluta rilevanza; se le gazzette adottassero un atteggiamento meno ipocrita entrambe le parti in causa avrebbero solo da guadagnarci.

L'ayatollah Khamenei, Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, ha incontrato oggi Mohamed Ould Abdel Aziz e la delegazione che lo accompagnava. In questo incontro, Sua Eminenza ha detto che per quanto riguarda la politica estera stabilire rapporti diplomatici e cooperare con i paesi islamici sono i principi fondamentali della Repubblica Islamica. Ha inoltre espresso la speranza che la visita del presidente della Mauritania in Iran aiuterà ad espandere la cooperazione tra i due paesi.
L'ayatollah Khamenei ha fatto riferimento alla decisione di interrompere i rapporti diplomatici con il regime sionista presa dal governo mauritano, ed ha detto che "questo provvedimento rappresenta una lezione per alcuni governi arabi, perché il regime sionista rappresenta una grande minaccia per il mondo dell'Islam e cerca costantemente di incrementare il proprio predominio sulla regione".
Il Leader Supremo della Rivoluzione Islamica ha detto che i crimini commessi dal regime sionista a Gaza sono come una ferita inferta al corpo della comunità dei credenti ed ha espresso il proprio disappunto per la posizione assunta da alcuni governi islamici a questo proposito.
L'ayatollah Khamenei ha detto: "Senza dubbio, le nazioni della regione un giorno saranno testimoni del crollo del regime sionista. Il momento esatto in cui questo si verificherà dipende dalle azioni dei Paesi islamici".
Egli ha inoltre ricordato l'avidità e la brama di dominio dei paesi occidentali, e ha detto: "I paesi occidentali non hanno mai voluto collaborare con i paesi islamici, o aiutarli. Al contrario, hanno portato la corruzione e la distruzione ovunque abbiano calcato il passo".
L'ayatollah Khamenei ha detto che gli Stati Uniti stanno cercando di ottenere il controllo dell'Africa e ha dichiarato: "Gli Stati Uniti stanno tentando di creare in Africa una base per le loro forze armate, e questo rappresenta un grande pericolo. Le nazioni ed i governi africani non dovrebbero lasciare che la loro terra ed i loro paesi diventino una base per gli americani".
La Guida Suprema della Rivoluzione Islamica ha fatto poi riferimento alla necessità di promuovere il ruolo internazionale dei paesi islamici e ha dichiarato: "Se vuole raggiungere il prestigio che merita, la comunità dei credenti deve sviluppare una unità vera e la fratellanza tra i paesi islamici, e non fare affidamento su potenze interessate al dominio internazionale."
L'ayatollah Khamenei ha anche detto che l'Iran è pronto a condividere l'esperienza che ha acquisito nei vari settori scientifici ed industriali con i paesi islamici, tra cui la Mauritania. In questo incontro, cui ha partecipato anche il presidente Mahmoud Ahmadinejad, il signor Mohamed Ould Abdel Aziz ha enumerato i progressi della Repubblica islamica nel campo scientifico, industriale e tecnologico ed ha detto che gli obiettivi raggiunti costituiscono un motivo d'orgoglio per tutti i paesi musulmani. Ha anche detto che i due paesi dovranno incrementare la loro collaborazione in diversi settori.
Il presidente della Mauritania ha ringraziato la Repubblica islamica dell'Iran per i suoi sforzi per promuovere la pace e la sicurezza nella regione e nel mondo.

 

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