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Il "Corriere della Sera": la gioventù milanese fa propri i "valori occidentali" PDF Stampa E-mail
Domenica 14 Febbraio 2010 10:48
Un caso di cronaca di ordinaria amministrazione getta, nel febbraio 2010, uno spiraglio su una realtà milanese di altrettanto ordinaria amministrazione...

Un articolo di "nera" dalla gazzetta milanese per eccellenza, quella in prima fila nella lotta al terrore eccetera eccetera eccetera.
Quella che come la apri si dovrebbe sentire odore di risotto giallo e di ossobuco.
Quella di Magdi Allam, di Ferruccio de Bortoli e degli "scritti" di Oriana Fallaci.
Camera bassa e camera alta, a Roma, stanno sputando sangue affinché leggi, processi, galere e in prospettiva le forche (l'invocazione della pena di morte per un parcheggio in doppia fila è diventata ordinaria amministrazione ed è un buon indice di quanto i sudditi che bivaccano nella penisola italiana tengano a quelli che le gazzette gli indicano come i valori della loro "civiltà") siano riservati ai mustad'afin, che ostinandosi ad esistere fanno calare il valore degli immobili. I risultati però tardano ad occorrere, e continuano a sussistere odiosi meccanismi giudiziari che valgono per molti.
In uno di questi meccanismi sono rimasti impigliati alcuni ragazzini, che anni fa violentarono a più riprese una dodicenne; i bolscevichi del tribunale non hanno avuto alcun riguardo per la loro condizione di "normalità milanese", la quale, come tutti sanno, forgia individui non tanto al di sopra delle leggi (delle quali nulla c'importa perché abbiamo per esse una stima pari a quella che abbiamo per il legislatore, ossia nessuna) quanto soggetti cui viene fatta interiorizzare la non-esistenza di tutto il rimanente del cosmo; degli Ubermenschen tirati su a cotolette.
Il Corrierone è coerentemente "occidentalista" e dunque misura l'esistente con il metro del denaro, che è l'unico utilizzabile se non si vuole essere accusati di terrorismo da qualche fancazzista di gazzettiere o di micropolitico; il titolone sbraita dunque di risarcimenti costosissimi in una formulazione infelice come al solito ("Violentano ragazzina, puniti i genitori") dalla quale parrebbe di capire che a dover pagare siano i genitori della vittima.
Ma la sostanza interessante è tra le righe, che riportano sia le motivazioni del giudice, sia alcuni dettagli che lasciano intendere come e qualmente tutta la vicenda costituisca un perfetto specchio della società contemporanea.

In chiave autoliberatoria, i genitori hanno provato a valorizzare in Tribunale «il rispetto dell’orario di rientro a casa, i buoni o sufficienti risultati scolastici, l’educazione nel rispetto delle persone e dei valori cristiani propri della cultura occidentale, l’avvenuta frequentazione delle lezioni di educazione sessuale a scuola, il fatto che prima di questi fatti alcuni dei ragazzi non avessero dimostrato particolare interesse verso il genere femminile».

Come vederli: "Ma signor giudice", implora Ambrogio Brambilla, "il mio Luigino è a letto tutte le sere alle undici, prende sempre sufficiente a geografia e a disegno, saluta tutte le mattine, si è iscritto a Comunione e Liberazione e a scuola gli hanno anche insegnato a non srotolare i preservativi prima di metterli su... E poi, via, questa storia gli ha fatto bene: è maturato, e mi ha fatto per lo meno capire che non è quel mezzo recchion..., sì, gli piacciono le ragazze, vah! Luigino, ué, figa, 'ndùma a ca'!"

 

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