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La Repubblica Islamica dell'Iran e il "paese" dove si mangiano spaghetti PDF Stampa E-mail
Domenica 14 Febbraio 2010 10:58
Il facondo individuo da cui i sudditi dello stato che occupa la penisola italiana si sentono rappresentati ha compiuto nel febbraio 2010 un breve viaggio nello stato sionista. La facondia dimostrata in quei tre giorni ha avuto reazioni piuttosto ferme nella Repubblica Islamica dell'Iran, partner industriale ed economico di primaria importanza pochissimo disposto a farsi mettere i piedi in testa da uno basso specializzato in barzellette conviviali.
Della manifestazione a Tehran, presentata dal gazzettame come un "assalto all'ambasciata" alla fine ha fatto le spese un cartello di toponomastica stradale. C'è da augurarsi che le ciarle del gazzettaio peninsulare, di cui nella Repubblica Islamica dell'Iran si ha piena e costante consapevolezza, non vengano interpretate come un invito a fare per lo meno un po' più sul serio.


Tanto tuonò che piovve. Poco, pochissimo rispetto ai parametri della più elementare prevedibilità, ma piovve.La serie di filippiche tenute da uno che fa il Primo Ministro nello stato che occupa la penisola italiana in occasione di una breve permanenza nello stato sionista hanno dapprima incrinato i rapporti, da sempre otttimi nonostante lo scagnare della marmaglia di governo e dei loro amichetti imbrattacarte, con la Repubblica Islamica dell'Iran; poi, il nove febbraio 2010, provocato un "assalto" all'ambasciata. Anni fa, fedele ad un agenda setting che doveva ad ogni costo dipingere i più alti livelli della politica iraniana come dei nostalgici delle camere a gas per preparare il terreno ai bombardamenti yankee, un giornalaio obeso convocò la claque a questo preposta per una marcetta con fiaccole che si concluse a qualche metro dall'ambasciata romana della Repubblica Islamica dell'Iran.
A Tehran si preferiscono sistemi un po' più spicci ed un po' più coreografici. Di quale autonomia d'azione godano i bassiji non è dato sapere, né è dato sapere fino a che punto agiscano di propria iniziativa e dove comincino effettivamente a seguire le linee dettate dall'esecutivo. Di certo, il segnale nei confronti del "paese" dove si mangiano spaghetti non poteva essere né più chiaro né più meritato.
Producendosi per l'ennesima volta nel coretto stridulo e indignato più adatto ad una canzonettista sorpresa nuda in camerino che non ad individui che si piccano di intendersene di politica internazionale, gli indossatori di cravatte che giocano ad occuparsi dei politica per conto dello stato che occupa la penisola italiana hanno reagito minacciando sfracelli in sede internazionale. Tentando di superare in "intransigenza" -o meglio, in idiozia da bambini viziati- anche la dirigenza yankee (adesso che non c'è più Bush si può anche far finta di passarle avanti) e credendo di poter influire chissà quanto su avvenimenti che nel migliore dei casi fanno finta di non capire, i "politici" peninsulari hanno lasciato che il loro primo ministro avanzasse ai sionisti promesse che non è affatto in grado di mantenere, e sollecitasse il sostegno internazionale per i manifestanti "verdi" ad un anno di distanza dalla loro prima scesa in piazza; quando si dice saper prevedere gli avvenimenti. Il più probabile ed unico risultato di tutto questo baloccarsi con le telecamere sarà quello di far ritirare le imprese peninsulari dal mercato iraniano, lasciando campo ad una concorrenza che non chiede di meglio.
Come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare, uno storico dell'immediato futuro che volesse sottolineare gli aspetti peculiari di vari contesti sociopolitici di questo scorcio del XXI secolo evidenzierebbe con ogni probabilità l'impetuosa crescita economica della Repubblica Popolare Cinese e la regressione inarrestabile dell'economia e della società yankee; ricorderebbe la Repubblica Islamica dell'Iran per il suo impegno a favore delle energie alternative... e lo stato che occupa la penisola italiana per le millantate prodezze sessuali della sua classe politica.

 

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