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Il Libano mediatico: quello "occidentalista" e quello di Julia Boutros PDF Stampa E-mail
Domenica 28 Marzo 2010 09:43
Una delle prassi più diffuse nel mainstream mediatico è quello di identificare contesti e situazioni mediaticamente rivendibili (di solito comprendono ragazze discinte, in un modo o nell'altro) e di ergerle a rappresentativa di intere realtà. Quando le FARC colombiane rapirono la Betancourt, le telegazzette trovarono comunque la maniera di far scavalcare la questione da una sfilata di moda a Bogotà. Questo scritto nasce da questa considerazione.

Quando non tira aria di guerra, occasione in cui si devono arrampicare sugli specchi per difendere le ragioni dei sionisti, i gazzettieri ignorano la Repubblica Libanese in maniera pressoché totale.
Da qualche tempo fa eccezione qualcuna di quelle rassegne fotografiche con ragazze poco vestite che si aggirano su un palco all'aperto in un posto di montagna con la neve altissima e temperature relative che dovrebbe chiamarsi Faraya Mzaar Kfardebian.
La stragrande maggioranza del target ne è portato a concludere che la principale caratteristica della popolazione femminile libanese sia quella di girovagare in mutande con aria ebete ed in posti per lo meno poco adatti. Un comportamento che il gazzettame patinato raffigura come tra i più lodevoli per le giovani donne "occidentali", insieme ai comportamenti di spesa irresponsabili ed alla propensione per l'anoressia nervosa.


La rappresentazione mediatica del Libano secondo criteri "occidentalisti". Si notino anche la neve alta ed il superalcolico.

Il Libano è una delle realtà più composite del mondo ed ovviamente i suoi aspetti macroscopici e maggioritari sono di tutt'altra specie, così come di tutt'altra specie sono i comportamenti quotidiani delle donne libanesi, abituate a smazzarsi ogni giorno, da un anno all'altro, rischi e problemi di tutt'altro genere con una maturità ed una responsabilità inimmaginabili per moltissime giovani "occidentali".
Julia Boutros canta da e per un Libano su cui i gazzettieri non amano puntare l'attenzione e rappresenta proprio gli aspetti più scomodi e mediaticamente meno redditizi, "occidentalisticamente" parlando. Nel corso degli anni ha alternato produzioni leggerissime ad altre, come quella che mostriamo qui, contrassegnate da un impegno sociale e politico sempre più marcato.

Julia Boutros sul set del video.

Il Libano multiculturale in cui alleanze e simpatie che si vorrebbero stagne e consolidate dovrebbero rendere improbabili le attestazioni di stima e di solidarietà di una cantante cristiana alla popolazione sciita della periferia di Beirut o della valle della Beqaa. Julia Boutros ha smontato questo assunto fin dall'inizio della carriera, solidarizzando concretamente con le vittime dell'aggressione sionista e diventando talmente popolare da meritare riconoscimenti istituzionali per aver dato visibilità alla resistenza libanese contro l'occupazione.
Dopo la guerra dei trentatré giorni, Julia Boutros ha realizzato un singolo il cui testo è ricavato da una lettera con cui Hassan Nassrallah rispose ad alcuni combattenti di Hezbollah, la formazione politica e combattente che ha resistito ai sionisti dimostrando che esistono limiti oggettivi anche alla loro prepotenza.
L'iconografia del video è fatta da e per i libanesi. I coprotagonisti sono uno spaccato di un Libano che nei mass media "occidentali" trova posto solo con il ruolo di vittima: bambine rispettose o no dello hijab, la cantante vestita con una compostezza che nel mainstream peninsulare verrebbe quantomeno vista con fastidio, paesaggi mediterranei e uomini con divise ed armi moderne. Alcuni fading mostrano proprio ragazzini trasformarsi in combattenti.
Il video è stato realizzato con l'attiva collaborazione di Hezbollah e questo mostra ancora una volta la crescente competenza con cui realtà sociali e politiche che il gazzettame "occidentalista" si fa un dovere di demonizzare in blocco sono in grado di utilizzare le stesse armi che gli vengono rivolte contro ogni giorno. I combattenti di Hezbollah, a rinforzo dei fatti concreti, dànno qui di se stessi un'immagine di efficienza e di modernità che è opposta a quella dei fellahin sommariamente armati ed addestrati che sparano contro il cielo spesso associata alla resistenza antisionista.
Tutta l'operazione mediatica, dal testo prescelto alla sua diffusione, dalle modalità di realizzazione del video ai suoi protagonisti, è un interessante contraltare al Libano poco vestito ed amante dei superalcolici che il gazzettame "occidentalista" pretenderebbe maggioritario.

"Miei amati, ho sentito il vostro messaggio.
C'è la nobiltà e la fede.
Siete ciò che dite di essere, gli uomini di Dio sul campo
e siete una promessa veritiera.
Voi siete la nostra prossima vittoria
venite dalle montagne del Sole.
Alteri con i prepotenti,
da voi, i prigionieri saranno liberati
da voi, la terra sarà liberata.
Con i vostri pugni, con la vostra ira
sarà custodita la casa e l'onore.
Voi siete i costruttori di una civiltà
la rinascita delle nostre montagne
siete durevoli come i cedri sulle cime.
Siete la gloria della nostra comunità.
Voi, siete voi le guide
siete la corona sulle nostre teste,
siete voi i signori,
miei amati.
Bacio la nobiltà dei vostri piedi:
onorano, essi stessi, l'onore,
si radicano profondamente nella sacralità della nostra terra.
Non inciamperanno né tremeranno.
Con voi, cambieremo il mondo
il fato chinerà la testa a voi.
Con voi, costruiremo un domani migliore
con voi, avanzeremo e ci sarà concessa la vittoria.

أحبائي.. استمعت إلى رسالتكم
وفيها العز والايمان
فأنتم مثلما قلتم
رجال الله في الميدان
ووعد صادق أنتم
وأنتم نصرنا الآتي
وأنتم من جبال الشمس
عاتية على العاتي
بكم يتحرر الأسرى
بكم تتحرر الأرض
بقبضتكم بغضبتكم
يصان البيت والعرض
بناة حضارة أنتم
وأنتم نهضة القمم
وأنتم خالدون
كما خلود الأرز في القيم
وأنتم مجد أمتنا و
أنتم أنتم القادة
وتاج رؤوسنا أنتم وأنتم أنتم السادة
أحبائي..
أقبل نبل أقدام
بها يتشرف الشرف
بعزة أرضنا انغرست
فلا تكبو وترتجف
بكم سنغير الدنيا
ويحني رأسه القدر
بكم نبني الغد الأحلى بكم نمضي وننتصر.
(Traduzione di Miguel Martinez)

 

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