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Mario Razzanelli, candidato della Lega Nord a Firenze. Appunti sull'"occidentalismo" elettorale PDF Stampa E-mail
Domenica 28 Marzo 2010 10:11
Marzo 2010. Parata mediatica ed elettorale dei partiti, con tutto il loro codazzo di mentitori, manutengoli e marmaglia di vario calibro. Un'occasione come un'altra per dare un'innocua registratina ai casi più vistosi di cialtronaggine militante.

Una tornata elettorale nel mese di marzo 2010 ci fa trovare nella cassetta della posta un volantino patinato.
La campagna elettorale non è di quelle che mandano gente a Roma, e neppure in Consiglio Comunale, ed abbiamo l'impressione che si sia svolta un po' in sordina, complici i pasticci "occidentalisti" a base di liste rifiutate, sospensive ed altra mercanzia del genere.
Mentre scriviamo apprendiamo che un "occidentalista" prototipico, il Pier Gianni Prosperini attualmente ai domiciliari con un carico di imputazioni poco eroiche e molto venali, avrebbe maldestramente tentato il suicidio.
Il legionario, il terrore dei centri sociali. Sic transit, e avanti il prossimo.
Mario Razzanelli è un micropolitico fiorentino entrato al Comune di Firenze con l'Unione di Centro, e recentemente presentatosi da solo con una lista civica per passare armi e bagagli alla Lega Nord in occasione della consultazione successiva.
La sua propaganda elettorale è un tipico esempio di inconsistenza "occcidentalista" e ci facciamo un piacere di demolirla punto per punto tenendone sott'occhio il patinato volantino postale su accennato.
"Voltiamo pagina [per il peggio]. Votiamo Lega Nord".
Tutto il materiale propagandistico "occidentalista" smerciato in Toscana contiene quest'esortazione. Tra parentesi quadra il completamento che i propagandisti si dimenticano di aggiungervi. Abbiamo rimediato noi...
Cara amica, caro amico. Pochissima fantasia anche a questo giro; lo stile relazionale di Mario Razzanelli, ispirato alla stessa confidenzialità irritante, è identico a quello del palloniere cui dedicammo attenzione lo scorso anno. La parte succosa del materiale non si fa comunque aspettare più di dieci righe. Razzanelli statuisce che la lega nord è un partito "che non è coinvolto nelle indagini della magistratura".
Non è vero.
D'altronde, il non essere vere è la caratteristica che accomuna la pressoché totalità delle istanze e delle argomentazioni "occidentaliste".
Un controllo frettoloso fatto con Google fa notare quanto segue.
Mario Borghezio (eurodeputato Lega Nord). Condannato in via definitiva per incendio aggravato da "finalità di discriminazione", per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati extracomunitari che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa.
Umberto Bossi (eurodeputato e segretario Lega Nord). Otto mesi definitivi per tangente Enimont.
Roberto Maroni (deputato Lega Nord). Condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano. Si noti: questo signore fa il ministro dell'interno per lo stato che occupa la penisola italiana. Lo stesso stato che la Lega Nord voleva ridurre in briciole. Si notino anche i capi d'imputazione, degni di un nogglòbal qualunque.
Ce n'è quanto basta per concludere che "le indagini della magistratura" hanno interessato la Lega Nord ai suoi massimi livelli, e fin qui si tratta solo di roba passata in giudicato già da un bel po'. Tra le questioni in sospeso si potrebbe citare il caso della Guardia Nazionale Padana, il cui ultimo sviluppo al momento in cui scriviamo consiste nel rinvio a giudizio di 36 (trentasei) militanti ed esponenti del "partito", borgomastro di Treviso compreso, con l'accusa di banda armata. Chiunque altro, dal frequentatore di pallonai al frequentatore di centri sociali, con un'accusa del genere sarebbe stato fatto a pezzi: in prima istanza dalla spazzatura umana che sporca la carta delle gazzette, e poi in tribunale.
Mica male, per un "partito che è coinvolto nelle indagini della magistratura".
La lista in sette punti delle velleità elettorali di Razzanelli merita un'indagine approfondita. Purtroppo la realtà toscana non offre molti esempi utili alla propaganda leghista: tessuto sociale ancora sano e reati efferati entro i limiti dell'accettabilità non costituiscono un buon terreno per l'allarmismo professionale, e nel più recente passato le iniziative ascrivibili alla Lega Nord o al più ampio areale dell'"occidentalismo" in generale hanno fatto autentici frontali contro vere e proprie pareti di granito. Dalla denigrazione della sanità toscana ai "libri" di Oriana Fallaci, dagli slogan maldestri contro la classe politica fiorentina ("via i compagni di merende da Firenze") al reclutamento per coscrizione nelle schiere del bellicismo da poltrona fino al continuo scagnare contro la tramvia fiorentina (un argomento uscito dall'agenda setting tre millisecondi dopo la giornata inaugurale, con i tram presi quasi d'assalto da una folla entusiasta) non c'è stata arma propagandistica elettorale che non gli si sia ritorta contro [1].
Il primo punto, non curiosamente, riguarda gli horti conclusi della politica di palazzo. La stessa in cui Razzanelli sguazza beato da anni e per la quale invoca una roba che si chiama "trasparenza". Per i reati passati in giudicato e per quelli sotto processo commessi da esponenti del suo nuovo "partito", sulla "trasparenza" par di capire si possa anche sorvolare.
Il secondo punto, roba di bottega anche questo, riguarda il ripristino delle preferenze elettorali. Sulle schede in cui sono ammesse, di solito nessuno le scrive; a "rappresentare" i sudditi finiscono così non gli elementi migliori di una formazione politica (ammesso che ve ne siano) ma quelli che più si impongono con gli strumenti della pubblicità e della propaganda riuscendo così ad ottenerne qualche decina o qualche centinaio. Ottima traduzione operazionale del "democratismo" d'"Occidente".
Al terzo punto Razzanelli invoca un ampliamento di un aeroporto, quello di Peretola, considerato "da terzo mondo": da Firenze si dovrebbe poter andare "a Mosca, al Cairo e in Medio Oriente". Gli aeroporti "da terzo mondo" da noi frequentati, da Sa'na a Tashkent passando per quello di Tehran (nuovissimo ed enorme), di Bengasi e di Damasco avrebbero molto da insegnare all'intero sistema aeroportuale peninsulare, ispirato più alla presa in giro che al servizio efficiente. Certi paragoni all'apparenza scontati si potrebbero rivelare armi a doppio taglio. C'è poi da chiedersi perché mai un Razzanelli che si candida per un "partito" per il quale fino a ieri la civiltà finiva alla riva settentrionale del fiume Po ed il cui elettorato considera "Mosca, il Cairo e il Medio Oriente" alla stregua di patria della barbarie avrebbe interesse a raggiungerle in aereo.
Con bella coerenza Razzanelli invoca una "bretella Incisa-Barberino" per la città di Firenze. I lavori in corso per la sola terza corsia dell'autostrada sono in opera dal 2002 ed ancora non se ne vede la fine. Su quanto richiederebbe un'opera simile è meglio non trarre conclusioni.
Altri, e non Razzanelli, hanno mostrato e stanno mostrando a tutt'oggi, correndo rischi personali come in Val di Susa, quale sia il vero volto della TAV e dei macroscopici interessi ad essa connessi. Prospettando la propria contrarietà alla stazione sotterranea dei treni veloci, Mario Razzanelli si sta appropriando di qualcosa che non gli appartiene, secondo una prassi ordinaria nella politica di palazzo ma spregevole per chiunque abbia un minimo di rispetto di sé. Tutto il terzo punto rotea sulla città di Firenze. Le elezioni per cui Razzanelli si candida riguardano la Toscana, entità sociopolitica e storica di cui Razzanelli non fa menzione alcuna e di cui c'è da temere che ignori pressoché tutto.
Il quarto punto prospetta intransigenza generica contro il nemico elettorale rappresentato dagli "immigrati" e statuisce che "i cittadini chiedono e vogliono il rispetto delle leggi e delle regole". Un'affermazione simile, in un contesto sociale aduso alla furberia spicciola e al condono e dove le "leggi" si applicano ai poveri e si interpretano per i ricchi, non può che suscitare aperto sarcasmo. Si noti: in tutto il volantino elettorale l'unica proposta positiva è rappresentata dalla costruzione di un campo di concentramento. Il futuro della Toscana e la soluzione dei suoi problemi passano dunque innanzitutto attraverso l'edificazione di un lager. Nemmeno la NSDAP avrebbe condotto una campagna elettorale con queste priorità.
Il quinto punto invoca quel "sociale per tutti" che fino a ieri era apertamente osteggiato e disprezzato dalle formazioni politiche "occidentaliste". Per vent'anni l'ognun per sé ha avuto valore di testo sacro. Come mai tanta resipiscenza?
Il sesto punto critica la sanità toscana la cui unica vera colpa è quella di seguire policies opposte a quelle "occidentaliste". Una maldestra operazione dello stesso genere, in endorsement con una casa farmaceutica, fallì peggio che miseramente meno di cinque annni fa. Il settimo punto, in un contesto politico e governativo apertamente ostile a qualunque spesa non riguardi soldati, gendarmi, missioni militari ed armamenti in genere, mostra il pio desiderio di "fare di Firenze un centro per l'arte, per le fiere, per i congressi, per gli spettacoli". Ossia, quello che Firenze già è, Razzanelli o non Razzanelli.
In chiusura, il volantino invita alla chiusura della campagna elettorale in un albergo di periferia.
La sfilata di politicanti amici è accompagnata dalla musica di Guido Gheri, buffone di corte ufficiale dell'"occidentalismo" fiorentino dotato di un blog ad alta risibilità, e da Giuseppe Povia, la candidatura del quale ad un posto di bracciante agricolo "a progetto" verrebbe da noi accettata solo dopo attentissima ponderazione.

[1] Tra i più sottovalutati pregi del web c'è quello dell'ottima memoria. Si consulti dunque questo breve scritto sui costruttivi risultati conseguiti dall'applicazione della propaganda "occidentalista" al contesto fiorentino.

 

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