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Azione Giovani contribuisce attivamente al degrado della città di Firenze PDF Stampa E-mail
Sabato 01 Maggio 2010 08:46
Inizia la primavera del 2010; ancora una volta basta uscire di casa con la macchina fotografica per stabilire che forse tra ciance "occidentaliste" e realtà quotidiana c'è un rapportino, diciamo così, un tantinello conflittuale.

In questa sede i punti fermi della pratica politica "occidentalista", ovverosia l'incompetenza, la cialtroneria, l'incoerenza, l'incultura ed un ricorso abituale a tutto l'armamentario dell'arsenale propagandistico con particolare riferimento alla saturazione perenne di tutti i media raggiungibili sono sistematico oggetto di dileggio, di confutazione e di assoluto disprezzo.
Alla fine dell'aprile 2010, mentre ai gradi siderei delle formazioni politiche "occidentaliste" si assiste ad un repellente volare di stracci conditi con i consueti linciaggi mediatici, i valletti di camera dell'"occidentalismo" fiorentino sono costretti ad accontentarsi di emettere comunicati stampa in cui, tanto per cambiare, si stigmatizzano l'insihurezza e i'ddegrado, le uniche due categorie del reale, insieme a i'tterrorismo, in cui gli "occidentalisti" classificano qualunque cosa non procuri loro un reddito. Quello delle scritte sui muri è un fenomeno onnipresente; è noto a tutti che murales coprono da trent'anni le mura esterne dell'ex ambasciata amriki di Tehran, o le mura di recinzione ed i lati delle case di Derry e di Belfast. Un "In Grecia come in Cile / mai più senza fucile", scritto a pennello con vernice rossa, era ancora ben visibile qualche anno fa nella fiorentina via Verdi.
Per chi ritiene che le mura pulite si confacciano a popoli muti, gli ultimi decenni vanno considerati di preoccupante involuzione. I murales e le rivendicazioni politiche sono praticamente spariti, vittime di un ottundimento generalizzato che non lascia praticamente più scampo, lasciando il posto all'usanza amriki delle cosiddette tags, segnature del territorio incomprensibili ed inutili, autentiche testimonianze dell'involuzione e dell'afasia ereditata dall'AmeriKKKa insieme a musica irritante e incomprensibile, droghe da strada e mode ridicole alle quali i sudditi che bivaccano nella penisola italiana si sono ovviamente adattati senza la minima obiezione.
Una di queste tags sarebbe comparsa sul fianco di un edificio di culto cattolico, provocando l'indignato comunicato stampa di un certo Massimo Sabatini.
L'indignazione di Sabatini è ipocrita e fuori posto, ovviamente. E lo è per più motivi.
Il primo è che l'assoluta impresentabilità delle compagini presentate ad ogni tornata elettorale dai partiti "occidentalisti" a Firenze è stata lenita solo -e solo in parte- dalla visibilità di Azione Giovani, organica ad uno di essi, che per anni ha affisso manifesti e tracciato scritte a spray praticamente ovunque. L'"occidentalismo" fiorentino deve il proprio salvataggio dal collasso anche a questi soggetti e al contributo che hanno dato alla saturazione propagandistica. In altre parole da i'ddegrado fatto di piastrate di manifesti e di scritte a spray l'"occidentalismo" fiorentino ha tratto discreto vantaggio e coerenza -questa sconosciuta- vorrebbe che si mostrasse per lo meno un minimo di ritegno mentre si sputa nel piatto dal quale si è abbondantemente mangiato.
Il secondo motivo è che l'"occidentalismo" militante ha per i luoghi di culto e per il monoteismo in genere un "rispetto" che è meramente strumentale, poco o punto esitando, in caso di necessità, ad aizzare i propri cani da linciaggio mediatico contro figure religiose, ministri di culto o individui legati in qualunque modo ad ambienti religiosi rei di non avere in regola le carte per le quali sono gli "occidentalisti" a decidere le regole. Il caso, verificatosi qualche mese fa, in cui una gazzetta "occidentalista" ha praticamente fatto fuori un microscopico concorrente direttore di un quotidiano di ispirazione religiosa, può valere come esempio tra i tanti possibili.
Un'indignazione coerentemente riposta Massimo Sabatini potrebbe invece sfoggiarla per commentare la situazione che documentiamo noi con l'immagine qui sopra: una scritta a spray sull'insegna di un supermercato, ossia sul simbolo di una di quelle scatole di Skinner per esseri umani che gli "occidentalisti" hanno eretto a loro templi.
Tanto basti, per adesso, per quanto riguarda il fattivo contributo che gli "occidentalisti" hanno dato e dànno a i'ddegrado; dobbiamo rilevare che anche il contributo fornito, da anni e anni, all'insihurezza.

In altre occasioni abbiamo avuto modo di occuparci -e non certo in positivo- del calcio storico fiorentino. Il calcio storico è una conventicola di iniziati che si riuniscono alcuni giorni d'estate in una piazza del centro appositamente preparata con uno strato di tufo, per regolare pendenze e rancori maturati in un anno trascorso in lavori e lavoretti che coprono tutto l'areale compreso tra il sordido e lo scaltro. Il tutto è ammantato dai paludamenti propri delle tradizioni inventate di cui Hobsbawm fece piazza pulita in un suo celebre scritto. E soprattutto gode di un patrocinio istituzionale che si traduce in denaro.
Nel corso degli anni l'accanimento e la violenza profuse in questa roba sono arrivate a livelli tali da disgustare profondamente alcuni tra i suoi stessi promotori, e da causare soluzioni nella continuità annuale dell'evento. Quando questo si è verificato, gli "occidentalisti" fiorentini hanno sempre perorato la causa del calcio storico. L'ultima di queste perorazioni riguarda ovviamente il denaro; in altri casi si è espressa preoccupazione sulle cariche, in un caso, oltre a bussare a quattrini secondo un refrain ricorrente, si è avuta la spudoratezza di definire questa roba come "l'ultima risorsa vera e genuina" di Firenze.
Ironia della sorte, il 24 aprile 2010 è una gazzetta "occidentalista", il "Corriere Fiorentino", a riportare la notizia dell'arresto di un certo Daniele Taddei la cui "qualifica" di ex calciante viene riportata con grande enfasi.
Lo accusano di aver picchiato due donne in una discoteca, ambienti in cui pallonieri et similia fanno praticamente parte dell'arredamento. E le discoteche costituiscono nella loro interezza dei contesti sociali in cui è agevole cogliere lo stretto rapporto che esiste tra media, imprenditoria, femmine da trivio, delinquenza, politicanza "occidentalista" ed "immagine", sigillato dalle foto di baci veri o presunti e da quel rutilare di carni a vista in cui lo scambio di femmine poco vestite ed eloquentemente propense anche al consumo di alcolici sancisce in qualche modo la gerarchia di potere che esiste tra i loro acquirenti maschi.
Il coinvolgimento di "ex calcianti" in vicende di questo tipo è ricorrente ed ai limiti dell'abituale; e l'ambiente del calcio storico è difeso dagli "occidentalisti" con assiduità. Le conclusioni possiamo lasciarle a chi legge.
 

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