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Roberto della Rocca stroncato su Indymedia: spunti per dileggiare la propaganda sionista PDF Stampa E-mail
Sabato 12 Giugno 2010 07:48
Giugno 2010. In mezzo ai maldestri tentativi propagandistici di giustificare l'abbordaggio sionista della Mavi Marmara spicca per imperizia il perentorio intervento su Indymedia di un certo Roberto della Rocca...

Su Indymedia Toscana è comparso il primo giugno 2010 un articolo intitolato L'escalation. Perchè Israele è diventata un pericolo per l''umanità (e per se stessa) e firmato Sergio Cararo.
In capo a un giorno, un certo Roberto della Rocca invitava perentoriamente gli amministratori a rimuovere l'articolo.
Sennò, sfracelli.

"[...]In quanto rappresentante di alcune comunita ebraiche nazionali e portavoce delle stesse, invito caldamente "indymedia" a revisionare o cancellare le pagine riguardanti temi cosi scottanti come il popolo ebraico, alla luce anche del periodo difficile per non solo il popolo ebraico ma per la comunità mondiale in virtù delle nuove minaccie [sic] terroristiche.
Vi invito quindi a non intraprendere una guerra legale contro la comunita che io rappresento che porterebbe solo a una perdita di tempo e di denaro."

"[...] Perciò vi avviso per un ultima volta, eliminate questa serie di articoli se non volete ritrovarvi "indymedia" con guai legali sino al collo. Internet non dovrebbe esser il luogo per questo tipo di propaganda e disinformazione che divulgate."

Gli interventi di Roberto della Rocca sono pessimi fin dall'esordio da tutti i punti di vista, a cominciare da quello grammaticale per finire a quelli informatico e, con ogni probabilità, anche giuridico. Consapevolissimi del fatto che gli "occidentalisti" utilizzano normalmente le querele al posto delle argomentazioni, da anni ed anni gli amministratori di Indymedia hanno preso quel minimo di contromisure utili a togliere un po' di intraprendenza dalle manine di individui di questo genere, prime tra tutte quella di non tenere log e quella di collocare i server fuori dal territorio controllato dallo stato che occupa la penisola italiana.

Comunque, i toni fracassoni e perentori di Roberto della Rocca gli attirano una di quelle bordate di starnazzi per le quali il newswire di Indymedia è famoso da anni. Della Rocca non trova di meglio da fare che fornire, in quattro punti, una serie di informazioni non richieste sul suo conto, controproducenti al limite dello spettacoloso. Quattro punti che abbiamo confutato uno per uno nelle righe che seguono.

Al disastro ha contribuito anche chi ha postato un affannoso giustificativo dell'ennesima nefandezza perpetrata dall'esercito sionista, a firma di tale Ugo Volli. Ci ha fornito l'occasione per ribadire il paragone tra il modus agendi (ed i risultati) di Tsahal e quello del Sepah-e Pasdaran.

"Erbe amare - Il secolo del sionismo", il volume di cui si presenta in link la recensione, è una lettura molto utile per chi volesse acquisire argomentazioni sufficienti a trattare la propaganda sionista per quello che è. Non occorrono neppure grossi sforzi; pare che l'efficienza sionista stia passando un momentaccio anche da questo punto di vista.

Si cerchi su Indymedia Toscana l'articolo su presentato in link e poi si proceda con la lettura; a quel punto sarà chiaro perché a fronte di certe richieste di rimozione, per giunta motivate come le motiva Roberto della Rocca, si debba convintamente rispondere agli amministratori di Indymedia

Siete pregati di non rimuovere un bel niente.

Una sera di inizio giugno un certo Roberto della Rocca commenta un articolo in cui si muovono pesantissime e fondate critiche a quella che risulta essere la condotta ormai abituale di uno stato sovrano, e ne statuisce l'antisemiticità dei contenuti.
La cosa interessante è che nell'articolo criticato i vocaboli "ebreo", "ebraismo" o "ebraico" non compaiono in nessun punto.

Dal momento che è realistico ipotizzare che Roberto della Rocca la notte del trentun maggio 2010 stesse dormendo in santa pace nel suo lettino, e non pattugliando su una vedetta le onde del Mediterraneo notturno, non si capisce di primo acchito perché mai la questione dovrebbe interessargli tanto.
Una rapidissima ricerca su Google attesta l'esistenza di un certo rav Roberto della Rocca, presso la comunità ebraica di Venezia. Ma anche questo non significa alcunché, visto che c'è da credere che non abbia premuto lui il grilletto di un Galil, né durante l'assalto alla nave turca né durante le operazioni di ordine pubblico nel corso delle quali una ragazza statunitense di vent'anni ha perso un occhio. Tutto sommato tutt'altro che una giornata da poco, per Tel Aviv: riuscire a guastare in poco meno di ventiquattro ore i rapporti con i due alleati più stretti non è certo impresa da tutti!

In altre parole, nessuno avrebbe alcun motivo per rifarsela con il signor Roberto della Rocca, tantomeno con il rav Roberto della Rocca curiosamente omonimo di questo signore.

Ora, il problema è che Roberto della Rocca crede di potersi comportare su Indymedia come la sedicente élite dello stato che occupa la penisola italiana si comporta ordinariamente durante quelle tramogge di femmine poco vestite, idiozie a piene mani, futilità costose e veri e propri insulti alla ragione che vengono definite "trasmissioni televisive".

Vale a dire sostituendo le ragioni e gli argomenti -che evidentemente non ha- con la minaccia di querelare questo e quell'altro.

Chi scrive, a differenza di quanti adottano correntemente comportamenti che Roberto della Rocca troverebbe sicuramente degni di approvazione, utilizza abitualmente il LA-VO-RO per supplire alle proprie necessità economiche; un comportamento che in un talk show televisivo deve sembrare quantomeno inusitato e ai limiti del tollerabile, ma tra la vita concreta e gli ambienti in cui si muovono i sedicenti "rappresentanti di 'comunità' [o di lobbies, come sarebbe meglio chiamarle]" esistono molte e spesso sottovalutate differenze.

Ma non basta.

Chiunque abbia la bontà e la pazienza di leggere l'intero thread vi scoprirà una non richiesta, ed anzi controproducente, esposizione della panoplia propagandistica tipica del sionismo fuori tempo massimo, fatta con quella tecnica del punto e a capo che sta tra la lista della lavandaia e quelle irritanti rampogne che ti fa il padrone quando arrivi con la cravatta fuori posto nell'agenzia immobiliare dove lavori a nero per trecento carte al mese. Si vanno adesso a demolire un po' di queste certezze a beneficio di chiunque sia interessato al thread.

1- La fine in lager di parenti più o meno lontani, avvenuta non meno di sessantacinque anni or sono, viene addotta a mo' di autopresentazione e di giustificativo. Giustificativo di che cosa è arduo ricostruirlo, dal momento che nessuno, nell'articolo criticato, ha chiamato in causa Roberto della Rocca... e men che mai i suoi zii.

2 - Roberto della Rocca mostra di considerare il "giornalismo" come una fonte affidabile di informazioni. Forse la più affidabile in assoluto. E' il caso di ricordare che sette anni fa centinaia di "giornali" hanno giurato sull'esistenza di un arsenale batteriologico e chimico la cui esistenza doveva giustificare una guerra d'aggressione. A macello eseguito e a patibolo smontato non è saltato fuori nemmeno uno spirocheto, giornalisti nonostante. E nessuno di coloro che hanno contribuito a questo carnaio ha sentito il dovere non diciamo di attaccarsi ad una trave, ma neppure di dimettersi dopo avere chiesto scusa.
Sul "giornalismo", quindi, si ha motivo di ostentare amplissime e motivate riserve.

Alle tre e trentasei del mattino Roberto della Rocca, evidentemente nemico giurato di Morfeo, scrive che "lo scopo di denigrare e criticare così insensatamente e per niente obiettivamente Israele è unicamente dovuto al fatto che è lo stato del popolo eletto, ed evidentemente certi rancori, talune persone se li portano con sè tutta la vita e li trasmettono anche ai propri figli; non c'è da meravigliarsi quindi perchè nella storia abbiamo sempre subito le oppressioni di tutti, ma ne siamo usciti sempre più forti."
A nostro parere lo stato sionista è suscettibile di critica come e più di tutti gli altri dal momento che non riconosciamo alcuna particolare "elezione" ai suoi cittadini.
Anzi.
Il fatto che non più tardi di due anni or sono sia stata smantellata, nel cuore dello stato sionista, nientemeno che una cellula nazionalsocialista dedita alle molestie nei confronti dei chassidim e degli omosessuali ha finalmente conferito anche allo stato sionista quel crisma di "normalità" che gli mancava fin dalla sua fondazione!

Interessante notare che nel paragrafo citato Roberto della Rocca fa abbondante uso di un plurale difficilmente considerabile come plurale majestatis, a differenza del nostro.

3 - L'accostamento tra sionismo e nazionalsocialismo è sicuramente indebito soprattutto se eseguito con l'arbitrio e con l'incompetenza che connotano le discussioni da bar attizzate dai buoni a nulla che fancazzano nelle redazioni, ed appartiene più alla feccia da stadio che non a chi tenga ad un confronto documentato e impostato su un minimo di livelli civili.
Il problema è che in ambienti propagandistici sionisti è prassi tacciare di simpatie inconffessabili chiunque si azzardi a criticare, tanto più se fondatamente, la politica dello stato sionista ed in particolare quella dell'esecutivo in carica, la cui rappresentatività dell'intera popolazione viene statuita in modo dogmatico. L'altro problema è che questa prassi, specie in un duemila e dieci in cui il mondo è cambiato di brutto (e non in meglio per chi si riconosce in certe istanze), perde la sua efficacia appena fuori dalle redazioni dei giornali amici. Già nel 2002 un certo Finkelstein ebbe modo di avanzare l'elementare considerazione che "se non si vuole essere considerati dei nazisti, è sufficiente smetterla di comportarsi da nazisti".
Chi si riconosce in un esecutivo ed in uno stato sovrano che considerano la fattibilità militare di questa o quella impresa come unico limite al proprio arbitrio avrebbe sicuramente di che meditare sulla questione.

4 - Hamas ha goduto della maggioranza dei suffragi degli abitanti di Gaza nel corso di una tornata elettorale abitualmente definita illegittima da parte della propaganda sionista; come per tutte le comunicazioni propagandistiche, anche per quella sionista è "illegittima" qualunque consultazione elettorale porti ad esiti diversi da quelli auspicati.
Per anni ed anni, su quel cumulo di assorbenti usati che in "occidente" è prassi indicare col nome di "liberi mass media", è stata portata avanti la certezza che le uniche elezioni su cui non si dovessero sollevare obiezioni fossero quelle tenute a Kabul ed a Baghdad.
In seconda istanza, chi tiene -per quali motivi sono affari suoi- a difendere tanto strenuamente l'entità statale sionista ed il suo esecutivo, dovrebbe usare certi vocaboli con un po' più di tatto.
In altre parole, se ci si riconosce nel risultato di vicende storico-politiche di cui fanno parte organizzazioni come l'Irgun o la Banda Stern, si dovrebbe evitare di fare torto marcio alla propria cognizione di causa tacciando disinvoltamente di terrorista chiunque non condivida i propri -discutibilissimi- punti di vista. La propaganda sionista, che in nessun caso può essere definita "informazione" (tantomeno "corretta") ha fatto il possibile e l'impossibile, fino ad oggi, per comportarsi in modo opposto.
In conclusione, il fatto che Gaza sia sotto assedio da oltre tre anni senza che questo abbia significativamente ridotto non soltanto le capacità militari (ammesso che ne abbia) ma anche la popolarità di Hamas, dovrebbe dirla lunga sull'efficienza, la competenza e le capacità di Tsahal' e del governo ai cui ordini si attiene, oltre che -perché no- sul suo essere nel giusto.

A proposito del funzionamento di certe dinamiche e del persistere di determinati e ben identificabili bias, è interessante lo scritto di Ugo Volli. E'interessante perché abbiamo motivo di credere che se un comportamento simile a quello di Tsahal' fosse stato posto in atto da qualcun altro -un esempio a caso, la Repubblica Islamica dell'Iran- chi avesse anche solo osato scrivere qualcosa del genere sarebbe stato letteralmente proposto per il linciaggio. Il linciaggio mediatico quotidiano del primo che càpita, d'altronde, costituisce una parte rilevante dei contenuti dei mass media di un mainstream sempre più autoreferenziale ed irritante quanto più si distacca dalla realtà e dalla quotidianità delle persone.
Un altro esempio concreto? Il governo attualmente in carica nello stato che occupa la penisola italiana, sui media mainstream, non è mai scopertamente additato come colpevole di alcunché. Al governo di "mortadella" si trovò modo di addossare anche la colpa di un'eruzione vulcanica in Nicaragua...

Torniamo alla questione.
Posti davanti a necessità simili dalla presenza di una nave armata britannica che si trovava davvero nelle loro acque territoriali, i Pasdaran hanno mostrato strategie di coping infinitamente più costruttive ed efficaci. Il 23 marzo 2007 non fu sparato un colpo. Imbarcazione ed occupanti vennero trattati con ogni riguardo, ed il ritorno propagandistico in termini di immagine fu esattamente quello cercato.

Il link qui sotto porta alla recensione di "Erbe amare", scritto da Ariel Levi di Gualdo. Quanto sia "informativo" e "corretto" non è dato saperlo, ma si tratta sicuramente di una lettura interessante, il cui autore difficilmente può essere tacciato di antisemitismo, non foss'altro che per il nome che si porta addosso.

http://www.iononstoconoriana.com/libri/38-libri/350-ariel-s-levi-di-gualdo-erbe-amare-il-secolo-del-sionismo.html

 

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