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Contro il calcio (terzo scritto) PDF Stampa E-mail
Domenica 25 Luglio 2010 08:35
Questo scritto segue ed integra due scritti altrettanto specifici, anche se la diffidenza e la disistima -se non il disprezzo vero e proprio- nei confronti della materia in oggetto sono ricorrenti nei materiali qui pubblicati. Un primo Contro il calcio è dell'ottobre 2008 ed un secondo Contro il calcio (reprise) del novembre dello stesso anno.

Il pallone è una roba per cui un numero variabile di giovani, di solito maschi (ma l'infezione ha raggiunto anche il sesso opposto che in qualche caso se ne inorgoglisce anche), si divide in due fazioni che si disputano un arnese rotondo da prendere a pedate fino ad un rettangolone di pali di ferro. Questo molto in sintesi.
Di pallonaggi, pallonerie e pallonate ce ne dovrebbero essere di vari tipi e di vari livelli, dal pallonaio di paese a quello intercontinentale che raggiunge i massimi gradi possibili di virtualizzazione mediatica; il livello più elementare, che consisteva nella pratica del pallonaggio in mezzo alle strade e nelle piazze, pare scomparsa per i soliti motivi: sihurézza, degrado, e non sia mai che esbollà o amàsse non trucchino a pentagoni neri le loro bombe antioccidentali per ammazzare i bimbi dell'oratorio.
Tutti i livelli superstiti sono accomunati da un sostegno mediatico, imprenditoriale e sociale talmente stretti da essere quasi inestricabili, e dalla scoperta approvazione di tutta la classe politica peninsulare, nessuna formazione esclusa. Il che autorizza a pensare che si tratti, a tutti i livelli, di uno dei più poderosi ottunditori mentali mai concepiti e che il suo sostegno continuo sia consustanziale al mantenimento del consenso.
A Firenze l'impegno "occidentalista" nei confronti di una realtà tanto repellente è assiduo, costante, continuo, visibile e caratterizzato da una tale assertività che un ex palloniere è addirittura capofila delle formazioni "occidentaliste" in consiglio comunale.
La nostra disistima per questa roba e per il mondo che vi gira attorno è assoluta, totale ed integrale.
Sorprendentemente, dopo anni di scandali vergognosi che hanno reso chiara anche a chi non voleva saperne di vederla la realtà dei massimi livelli della palloneria mediatica, parte di questa disistima trova anche una certa condivisione; è appurato che la palloneria di alto livello è monopolizzata da "giocatori" che sono in sostanza il frutto di una sorta di allevamento intensivo del tipo che serve per il bestiame selezionato, e che si comportano come intercambiabilissime ed ultracostose pedine attraverso cui una rosa di business men talmente ricchi da potersi permettere di fare capitalismo per puro spirito di azzardo delegano la costruzione di un'immagine positiva per il loro ego.
La tesi comunemente diffusa vuole che esita un pallone condannabile, grosso modo identificato con quello ad alta copertura mediatica, ed un pallone innocente, quello che la copertura mediatica l'ha ridotta, o non l'ha affatto. In altri casi si teorizza una sorta di variazione continua dell'abiezione, che varierebbe in maniera continua con la visibilità mediatica stessa.
A nostro avviso si dovrebbe invece parlare di variazioni quantitative, perché le negatività che spiccano in modo tanto macroscopico, tanto puntuale, tanto continuo nelle pallonerie mediaticamente più esposte sono presenti in tutte le dinamiche palloniere ed in tutti i loro contesti d'azione. L'involuzione in questo senso è arrivata al punto che l'esportazione di "modelli occidentali" di pallonaggio professionista anche in contesti dove le priorità sarebbero ben altre, come il Sahel o l'Africa subsahariana, viene presentata come una conquista quando non è altro che un distogliere intere generazioni dai ben più fondamentali traguardi dell'istruzione, di una vita dignitosa, di un utilizzo responsabile delle risorse. Una roba di pallone intercontinentale, in corso nel giugno del 2010 nella Repubblica Sudafricana, ha nuovamente riportato sotto i riflettori la questione, ed il suo svolgimento ne ha suggerite numerose altre.
Lo stato che occupa la penisola italiana ha una fazione di pallonieri strapagata ai cui partecipanti sono concessi, non si sa bene per quale motivo, i più alti onori di rappresentanza. Nel 2006 questa fazione, che indossava monture di un fastidioso azzurrastro con sulla schiena dei piastroni d'oro degni d'un medio calibro del cartello di Medellin, sarebbe addirittura risultata la migliore del mondo.
Quattro anni dopo le cose sono andate alquanto diversamente.
In tutto lo stato che occupa la penisola italiana, così come in tutto l'"Occidente", esistono molti contesti istituzionali che "lavorano" per la cosiddetta "integrazione" di questa o quella categoria che mass media e indossacravatte presentano come dissonante rispetto alle altre, solitamente per i nobili motivi del tornaconto e del successo elettorale. Carceri, scuole, centri di recupero e di "aggregazione" e così via si comportano, salvo casi eccezionali, come agenzie livellatrici verso il basso. In questa funzione ottunditrice ed omologante la palloneria (più virtuale che reale), gli "sport", quei cosi che vengono chiamati "reality" e via via tutto il marciume massmediale che gronda a tutte le ore del giorno da televisori sempre accesi e sempre più infarciti di carne svestita e di colori violenti hanno un ruolo imprescindibile.
Una delle molte prove in questo senso ce l'hanno fornita degli operatori sociosanitari ed assistenziali di nostra conoscenza, che ci hanno riferito come il su citato insuccesso dei pallonieri vestiti d'azzurro sia stato accolto, in una "residenza sanitaria assistita" fiorentina, da comportamenti all'insegna di quella disperazione che in contesti meno "integrandi" è possibile osservare in seguito ad eventi di una gravità immediata e concreta, quale potrebbe essere quello di un lutto improvviso. L'ambiente in cui si sono svolti i fatti è uno di quelli in cui la condivisione dell'interesse per la palloneria viene attivamente promosso o comunque tutt'altro che ostacolato.
Casi come questo fanno pensare che il satanico sistema di potere che pervade ogni livello della società consideri "integrazione" un sinonimo di abdicazione di ogni senso critico, di ogni consapevolezza, di ogni comportamento non consumista. Ogni individuo consapevole dovrebbe farsi preciso dovere di rifiutare, irridere, disprezzare, combattere e sradicare questa "integrazione".
Il pallonaggio virtuale, tanto utile e sovvenzionato, ha comunque un arcaico doppione reale punt'affatto diverso per dinamiche ed interessi in gioco. Alcuni eventi dello stesso giugno 2010 gettano un po' di luce anche su questi aspetti, portando acqua alla nostra tesi che vuole tutti i livelli del pallonaggio e della palloneria ugualmente infetti e negativi.
Il primo. Stando alle gazzette, mali tremendi avrebbero colpito parecchi individui in forza, all'inizio degli anni Settanta, nella più importante fazione palloniera di Firenze. E' interessante notare che per quanto riusciamo a ricordare, fino al 1989 almeno la propensione all'utilizzo di certi facilitatori farmacologici era dal gazzettaio ascritta in blocco ai cosiddetti "paesi dell'Est"; sull'"Occidente" non c'erano, per definizione, ombre di quel tipo. L'idea che la palloneria dei tempi andati fosse connotata da chissà quale incorruttibilità risulta ancora una volta priva di fondamento, e prove in questo senso ne possiamo rintracciare anche per periodi ben più distanti nel tempo. In un "Manuale del giuoco del calcio" edito da Bemporad nel 1935 di cui possediamo copia, il denaro veniva già indicato come primo motore della palloniere e della fazione di successo, prima e ancora di qualunque preparazione atletica.
Il secondo. Il gazzettame -incredibile che l'articolo venga pubblicato proprio da una delle gazzette che più promuovono ogni aspetto della sedicente "civiltà" occidentale- si premura di portarci a conoscenza dei maneggi di un individuo che avrebbe drenato minorenni da fazioni palloniere del sud della penisola, ed è improbabile che l'abbia fatto gratis, a favore dei ranghi di fazioni toscane. Il tutto condito da evasioni all'obbligo scolastico, cibo lesinato e sistemazioni discutibili.
L'impressione che se ne ricava è che lo sporco anche morale, la speculazione sulla vita altrui, le bassezze ed una generale venalità che non rispetta nulla e nessuno non siano aspetti residuali, ma essenziali del mondo del pallone nella sua interezza.
A Firenze questo mondo è difeso a spada tratta dalle formazioni politiche "occidentaliste", sia che si tratti di pallone travestito sia che si tratti di un'erigenda "cittadella viola" di cui ci appaiono misteriose -se non dannose- sia la la funzione che il pubblico interesse.
Il fatto che le formazioni politiche "occidentaliste" al momento al governo nello stato che occupa la penisola italiana non abbiano altre priorità che queste, con l'ovvia esclusione di una sihurezza e di una lotta a i'ddegrado finalizzate alla mera carcerizzazione di ogni aspetto della vita sociale in un contesto in cui continuano a crescere disuguaglianze già vistosissime per conto loro, dovrebbe gettare piena luce sulla natura essenzialmente infera dell'intera materia.

 

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