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Le radici cristiane della città di Prato: l'inculturazione miracolosa della classe politica PDF Stampa E-mail
Martedì 27 Luglio 2010 11:36
Nell'estate del 2010 tutta la politica "occidentalista" della penisola sembra aver esaurito ogni spinta propulsiva ed anche il suddito più illuso si avvia a capire che il clima di terrore mantenuto ad arte per poter millantare l'efficienza della repressione al quale gli "occidentalisti" devono tanta parte delle loro fortune elettorali condisce la pastasciutta assai meno di quanto non facessero i discorsi di Togliatti. La politicanza "occidentalista" è divenuta a tutti i livelli una tale lotta a coltello che perfino la microscopica realtà di un consiglio comunale può fornire un desolante saggio della "competenza" e degli interessi di certi individui.


“A Prato ci sono due etnie di immigrati: quelli cristiani provenienti dall’Est Europa e dal Sudamerica, che tolti i delinquenti si possono inserire nella città eppoi ci sono i cino-musulmani del tutto indisponibili ad includersi”.

Lo ha statuito un certo Emilio Paradiso, che scalda una poltrona per conto della Lega Nord al Consiglio comunale di Prato, nel corso di un "vertice di maggioranza"; gli ha fatto eco un certo Riccardo Mazzoni, arciconvinto che "a livello nazionale la concessione della cittadinanza breve agli stranieri possa portare a dei quartieri governati secondo la sharia".
La difesa usberghi addosso e stendardi al vento delle radici cristiane della città di Prato deve procedere piuttosto a rilento e dare risultati piuttosto deludenti, se in un anno ci si è ridotti da un trionfalismo fatto di "militarizzazione" del territorio e di sperticate promesse di uscite rapide da una crisi economica che ha tutte le caratteristiche dell'irreversibilità, al dover fare quel tipo di verifica politica che caratterizza gli esecutivi traballanti. La frase sopra merita comunque un po' di approfondimento. Indossate le vesti dell'etnografo, Emilio Paradiso identifica in una "cristianità" tutta da dimostrare l'elemento identitario che accomunerebbe argentini e polacchi, moldavi e salvadoregni, peruviani e rumeni, che li porrebbe in modo quasi taumaturgico al di sopra dei rischi di "non inclusione".
Ora, il significato "occidentalista" di inclusione sociale è molto preciso e coincide con quello che in contesti più normali verrebbe definito "rinunciare totalmente al sistema di credenze, alle conoscenze, alla cultura materiale sui quali si è imperniata la propria intera esistenza, per abbracciare comportamenti esenti da pecche all'occhio di autonominati arbitri che considerano senza aperto sospetto esclusivamente i più deteriori ed inferi comportamenti di consumo".
Un esempio di "inclusione riuscita", secondo il metro "occidentalista"? Eccolo:

Domenica scorsa me ne stavo con degli zingari [...] i quali si stavano integrando nei Valori Occidentali.
Vale a dire, che il ragazzino di sette anni, che di solito non apre bocca, era tutto teso davanti al computer a fare un videogioco in cui un muscoloso nero americano in maglietta picchia e ammazza un gran numero di gente.
Il resto della famiglia invece se ne stava a guardare Canale Cinque. Le trasmissioni della domenica pomeriggio, in orario per nonne, badanti, frequentatori dell'asilo e simili.
Io la televisione non ce l'ho nemmeno, e quindi se non fosse per gli zingari, manco saprei cosa fanno le reti del Presidente del Consiglio. Ma con gli zingari, succede che devi sopportare non solo di vedere un agnello sgozzato per Herdelezi, ma pure di guardare Mediaset, che è un po' peggio e per me pure un po' più esotico.
Vagamente, intuisco che ondeggia uno stuolo di meretrici, puttane, cocotte, baldracche, peripatetiche, lucciole, zoccole, pelande, sgualdrine, bagasce, escort e semplici troie appartenenti trasversalmente a tutti i generi noti alla biologia, e c'è pure Vittorio Sgarbi, con una capigliatura che somiglia ormai a quella di Babbo Natale, che mentre sputa parolacce, si è anche tolto la camicia.
Le meretrici e i meretori un po' ridono e ballano e un po' compiono varie azioni caratteristiche del loro mestiere con automobili di lusso, presumibilmente istigando i telespettatori, nonché gli zingari integrandi, al loro acquisto.
Da un breve approfondimento su Internet, scopro che ciò fa parte di qualcosa che si chiama Domenica Cinque...

Non si sa sulla base di quali evidenze, Emilio Paradiso afferma la maggior "includibilità" di sud americani ed esteuropei, dimenticando forse che non più tardi di due anni or sono la demonizzazione nella sua interezza di uno stato sovrano dell'Europa orientale ha costituito la parte fondamentale delle operazioni propagandistiche che hanno portato tanti voti alle formazioni politiche come quella cui appartiene.
Vestendo anche i panni dell'etnografo, riesce a identificare anche i cino-musulmani, posti all'altro lato del continuum e quindi insuscettibili di "inclusione" alcuna, per fortuna loro. Il bello è che qualcosa di simile ai "cino-musulmani" esiste sul serio, ma per favore nessuno vada a raccontarglielo. Ovviamente tra le affermazioni di individui come questo e la realtà delle cose esiste, nel migliore dei casi, un rapporto piuttosto labile. Questo non significa che le linee guida del pensiero "occidentalista" non emergano chiaramente dall'asserzione di Emilio Paradiso, dalla quale si può dedurre che esistono almeno due gruppi distinti, uno passibile di "redenzione" (o di dannazione, dal nostro punto di vista) a mezzo dell'"inclusione" di cui abbiamo indicato le modalità, ed uno cui questa possibilità è negata. In altre parole, esisterebbe una correlazione diretta tra appartenenza religiosa e/o nazionale e propensione alla "inclusione", per la quale nulla vieterebbe di ipotizzare una base genetica. E la man forte di un Mazzoni timoroso che l'instaurazione di uno "stato islamico" sia la prima preoccupazione dei nuovi sudditi -ché nel caso dello stato che occupa la penisola italiana l'epoca in cui si poteva parlare di cittadini si è chiusa da un bel pezzo- aggiunge il tocco finale ad uno scenario dalle tinte irriferibili; se la frase di Mazzoni è stata riportata con correttezza, perché questo si verifichi non occorre neppure che ad ottenere la cittadinanza siano individui provenienti da dar al'Islam; è sufficiente che siano stranieri, il che fa pensare che secondo Riccardo Mazzoni esista una correlazione anche tra la condizione di "straniero" e quella di propugnatore della Legge Sacra...

 

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