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Firenze: Achille Totaro e Giovanni Donzelli in un caldo luglio da diplomati PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Agosto 2010 07:34
Nell'estate del 2010 i mass media sono allagati dalle tresche e dai dispettini incrociati di gruppi, correnti, fazioni e conventicole del più rappresentato partito "occidentalista" dell'Europa continentale.
Non si intende affatto negare la legittimità del governo "occidentalista" che dovrebbe reggere le sorti dello stato che occupa la penisola italiana: ognuno ha quello che si merita e i sudditi di una penisola giustamente famosa a livello mondiale per gli spaghetti, il mandolino e la criminalità organizzata dovrebbero essere orgogliosi di un esecutivo che li rappresenta tanto fedelmente.
Non potendo incidere in nessun modo concreto su una realtà economica e sociale alla quale può obiettivamente proporre esclusivamente galere, sbarre, controlli, sbirri e
tolleranzezzèro, la classe politica "occidentalista" sta trascorrendo i cinque quarti del tempo a disposizione ad accapigliarsi in merito alle esigenze private di uno che dovrebbe, almeno in teoria, fare addirittura il primo ministro. Il compito di contrastare l'evanescenza litigiosa del "partito" è lasciato, letteralmente, a strapagati artisti da avanspettacolo. Si rende qui breve conto di uno a caso di questi cascami di propaganda e dei guitti da gazzetta che ne sono responsabili; teatro, la città di Firenze.

Luglio 2010. Il piddì con la elle è al potere incontrastato da due anni e pare aver esaurito ogni spinta propulsiva. Unica promessa elettorale mantenuta, e ci voleva poca fatica, la guerra senza quartiere ai mustad'afin.
Il problema è che i mustad'afin, complice una situazione economica sulla quale non ci sono né la volontà né gli strumenti per intervenire, stanno diventando la maggioranza della popolazione peninsulare e questo ha imposto anche a frange solitamente dedite ai maccaruna e al mandolino di chiedersi per quale misterioso motivo nessuno abbia più un soldo in tasca e perché un paio di generazioni vivano letteralmente alla giornata nella più totale indifferenza di quelli con la cravatta che fanno finta di occuparsi del bene pubblico.
Ultimo frutto del securitarismo d'accatto che ha fatto la fortuna della racaglia "occidentalista", la sovrana presa in giro della "tessera del tifoso", una versione riveduta e corretta -ovviamente in peggio- di quelle tesserine per indebitarsi che hanno prodotto tra gli amriki diversi milioni di senza tetto. Se non fosse tutto vero, al punto che perfino quelli del pallonaio, di solito stabili sulle posizioni dell'"occidentalismo" più remissivo ed ibne nel senso che il vocabolo ha in lingua turca, non nascondono il loro malumore in proposito, ci sarebbe da pensare che la realtà peninsulare sia qualcosa a metà tra il dispetto e l'incubo.
Le volte che il politicame "occidentalista" fa finta di calarsi in mezzo ai sudditi, i risultati sono talmente controproducente che perfino il gazzettame più servile non riesce ad astenersi dall'ironizzare. L'edizione cartacea del "Corriere della Sera" pubblica il 16 del mese un paio di articoletti di fondo.
Donzelli, patente scaduta (e ritirata) - Il consigliere del PDL fermato mentre parlava al cellulare guidando. M.F. racconta con un registro insolitamente ironico come Giovanni Donzelli, un diplomato che da qualche mese scalda una poltrona meglio foraggiata di quella che scaldava prima, sia incappato nella doppia seccatura di una scorciata dei "punti" a disposizione per aver parlato al cellulare durante la guida, e nel ritiro del documento che si era dimenticato di rinnovare. A giustificativo avrebbe accampato un guasto dell'auricolare.
Questo auricolare è un accessorio che nei primi mesi della sua disponibilità veniva adottato con entusiasmo da quegli "occidentalisti" abituati a misurare il proprio valore sulla base di un miserabile mascheramento da efficientismo aziendale fatto di arnesi pseudotecnologici e di stracci cravatteschi. La moda è durata lo spazio di un mattino per due motivi; il primo è che la costante reperibilità telefonica è un qualcosa che si chiede più ad uno schiavo da comandare a piacimento che non a qualcuno cui siano accordati una sia pur minima discrezionalità o potere decisionale; il secondo è che l'uso dell'auricolare, con microfono annesso, dà agli astanti esattamente la sensazione che chi li usa stia parlando da solo, rendendolo in contesti socialmente normali (ovviamente quelli "occidentalisti" non lo sono) oggetto di meritato dileggio. Il fatto che il diplomato di cui sopra affermi di utilizzare un apparato del genere dovrebbe gettare su di lui una luce tanto interessante quanto poco positiva.
La maldestraggine di Giovanni Donzelli comunque riguarderebbe soltanto lui, se non alluvionasse da anni gli uffici stampa pontificando su tutto e su tutti riempiendo il mondo di gente che aspetta soltanto un suo minimo passo falso per restituirgli il favore.


Nella foto, uno grasso di Scandicci.

La maldestraggine di Achille Totaro, invece, riguarda tutto un partito che oggi come oggi, specie a Firenze, con sostenitori come questo può davvero permettersi di fare a meno dei nemici.
Come i nostri lettori sanno bene, Achille Totaro non è solo un diplomato, ma è anche di Scandicci.
Ed è grasso.
Altri meriti non sapremmo ascrivergliene.
Contro Renzi l'anguria di Totaro - Centrodestra in piazza Strozzi per contestare il sindaco. V.M. ironizza meno del collega anche se il riferimento all'anguria non può non far garbatamente pensare alla forma ventris di quello grasso di Scandicci; la foto allegata all'articolo mostra un furgone tappezzato dei poster di cui si è già riferito ed Achille Totaro, quello grasso sulla sinistra.
Armata di parole d'ordine di un'inconsistenza disperante, la "opposizione di centrodestra" valutata da questo V.M. in 60 (sessanta) persone ha sentito questo signore grasso sì, ma pur sempre di Scandicci, inveire contro gli extracomunitari che "arrivano in città solo per commettere reati" (chissà se nel bel numero sono compresi anche gli amriki, extracomunitari a tutti gli effetti) e si è fatta un pezzo di anguria gratis insieme ad un fantasma di nome Guido Sensi. Il tutto, introdotto da un tizio meno grasso ma pur sempre di Scandicci. Uno che si fa chiamare Gheri Guido, prima il cognome e poi il nome come a scuola, in caserma ed in galera. Uno che di mestiere fa sentire musica per radio e che l'altra sera pare si dimenasse(!) "al suono di una canzone di Vasco Rossi" ripetendo a gran voce di non aver paura di parlare del sindaco...
Non c'è da stupirsi se il piddì con la elle, primo partito della penisola, ha chiuso tutte le sedi fiorentine ad eccezione di una ed ha raccolto quest'anno, secondo la stessa gazzetta su citata, la bellezza di trecento tesserati. A Firenze l'ultimo dei centri sociali è capace di raccogliere il doppio dei simpatizzanti in una giornata qualsiasi. Senza tessere, senza angurie e soprattutto senza imitazioni campagnole di qualche vascorossi già improponibile per proprio conto.

 

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