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Il piddì con la elle e la sindrome di Sahaf PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Agosto 2010 08:39
Estate 2010. Neppure gli "occidentalisti" più convinti, se appena appena dotati di un barlume di raziocinio, riescono ad esimersi da certe riflessioni.

A volte càpita di dover ringraziare qualcuno con cui si ha, almeno secondo le evidenze, poco o nulla a che spartire. Il caso specifico è quello di Martin Venator, che scrive sul Blog dell'Anarca. Ci ha fatto conoscere quello che parrebbe essere un editoriale giornalistico, scritto da tale Giampaolo Rossi e pubblicato su "Il Tempo".
La parte divertente dell'editoriale si trova verso l'incipit; si afferma in tutta serietà che questo Sahaf era "il famoso e ridicolo Ministro dell’informazione iracheno ai tempi di Saddam Hussein il quale, mentre gli americani occupavano Baghdad... continuava imperterrito a rassicurare gli iracheni che gli infedeli erano lontani, mentre gli iracheni abbracciavano gli infedeli per le strade di Baghdad".
A noi risulta che سورة الكافرون‎ siano stati accolti a colpi di mitra e di bombe a bordo strada e siano stati uccisi a migliaia; anzi, fin dai primi giorni dell'aggressione i gazzettieri embedded dovettero faticare un bel po' per scattare qualche foto a qualche sparuta e rara claque. Probabile che il nostro concetto di "abbraccio" non sia lo stesso di Giampaolo Rossi.
La parte interessante, invece, è costituita dall'ultimo capoverso, che va a peggiorare ulteriormente il quadro già disperante di un piddì con la elle fiorentino che a sentire il Corrierone conterebbe la bellezza di trecento tesserati. Lo stesso Corrierone riportava a metà luglio l'esito di una piazzata che sarebbe stata seguita da sessanta persone in tutto. Qui le stime sono addirittura più che dimezzate.

"...La realtà è che questa idea di partito leggero, dietro la retorica di voler eliminare le nicchie di potere, ha costruito una nomenclatura impermeabile ad ogni forma di condivisione, autoritaria, non comunicativa, che non rappresenta in nulla il leader carismatico e che si configura localmente come una serie di anacronistiche satrapie che si trasformano con grande facilità in comitati d’affari e di interessi di piccole e affamate oligarchie. Qui, inganno e auto-inganno raggiungono l’apice. Un partito lontano dalla politica rischia grosso: e il rischio più grande per il Popolo della Libertà è di rimanere senza popolo. Come è accaduto a Firenze, proprio nella patria politica di Verdini, qualche giorno fa, dove nella sua prima manifestazione contro l’amministrazione di centro-sinistra, il Pdl post-ottocentesco ha portato in piazza 25 persone, costringendo i vertici locali a disertare la manifestazione. Venticinque persone per il più importante partito di governo d’Europa sono qualcosa di peggio di un brusco risveglio. Come per il ministro Sahaf, la dialettica politica tra inganno e auto-inganno rischia di trovare il suo compimento nel ridicolo".

 

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