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Moschea a Firenze: un sì deciso ad una costruzione centrale e prestigiosa PDF Stampa E-mail
Domenica 19 Settembre 2010 08:59
Anche nel 2010 viene rispolverato dal gazzettame fiorentino e dai micropolitici locali il refrain estivo sulla costruzione di un edificio esplicitamente destinato al culto. La questione, ovviamente, non dovrebbe neppure porsi e la sua presenza nell'agenda setting è dovuta esclusivamente al fatto che la demonizzazione dell'Islam è necessaria ai mangiatori di spaghetti dell'"occidentalismo" politico per continuare a scaldare scranni e poltrone.

All'inizio di settembre 2010 l'imam di Firenze Izzedine Elsir ha presentato alla stampa un progetto di massima per dotare firenze di una moschea vera e propria, auspicandone l'edificazione in un'area periferica della città.
Il sindaco in carica, Matteo Renzi, si è limitato a fare presente che a suo dire la cosa non ha carattere d'urgenza; gli "occidentalisti" fiorentini hanno distolto per alcuni istanti la loro attenzione dalla ridda di dispettini incrociati nei quali stanno impiegando tutto il loro tempo da almeno quattro mesi, ed hanno dato aria alla bocca ripetendo la crestomazia di ciance sui quali abbiamo infierito in più di un'occasione.
I primi a ciarlare, alla fine di agosto 2010, erano stati Massimo Pieri ed Alberto Locchi, in un comunicato stampa che ci eravamo presi la libertà di demolire da cima a fondo. Sulle più tipiche asserzioni di questa gente torneremo più avanti, constatando comunque che anche in questa occasione avrebbero fatto meglio ad occuparsi di pallone, di maccaruna c'a'pummarola 'n coppa, di mandolini e di prostitute, unici settori in cui l'"occidentalista" tipico dimostra invariabilmente un'attendibilità ed una competenza approfondita.
Affrontammo l'argomento moschea a Firenze circa un anno fa, auspicandone una rapida costruzione e proponendo anche un modello di riferimento, che avevamo ravvisato nella Behram paşa di Diyarbakir; osservando la bozza del progetto diffusa un anno dopo, abbiamo l'impressione che i nostri auspici, più che suggerimenti, abbiano avuto un buon grado di fondatezza.
A nostro avviso -ripetiamo- la moschea di Firenze dovrebbe essere degna della città. L'intenzione di realizzare qualcosa di degno della città di Firenze fu esplicitata fin dal primo abbozzo nel progetto della sinagoga di via Farini, le cui cupole coperte di rame ossidato fanno bella mostra di sé da ben oltre un secolo nel panorama cittadino; per l'edificazione di una moschea andrebbero seguiti esattamente gli stessi criteri. Non siamo affatto d'accordo su una sua collocazione periferica e sosteniamo esplicitamente che il luogo adatto sia rappresentato dal lato est di Piazza Ghiberti, previo esproprio -magari senza indennizzo- dei brutti palazzi che vi sorgono e che ospitano da troppo tempo una delle iniziative cui più si deve l'ottundimento generale delle coscienze e l'appiattimento verso un basso senza limiti della generale consapevolezza di se stessi e del mondo. Dalla fine delle pubblicazioni del quotidiano "La Nazione", che auspichiamo repentina e illacrimata, Firenze non avrebbe che da guadagnare.
L'altro nostro auspicio è che la moschea venga edificata con denaro pubblico esplicitamente distolto dalle spese militari e/o da quelle per la "sicurezza". In un pianeta dove nel paese più securitario di tutti (quello famoso anche per gli obesi e per le guerre d'aggressione) esiste almeno un milione di persone inquadrato in organizzazioni giovanili armate dovrebbe essere chiaro che anche nell'agone politico di una certa penisola dell'Europa meridionale il securitarismo rappresenta soltanto un'arma da propaganda elettorale perennemente in mano ad una torma di cialtroni incoscienti capaci solo di scaldare poltrone e di mangiare spaghetti.

Le reazioni "occidentaliste" alla giusta e giustificata iniziativa di Elsir non si sono fatte aspettare. Secondo lo scaldasedie Razzanelli, Elsir dovrebbe esplicitamente esprimersi in merito ad un episodio di giustizia sommaria verificatosi nientemeno che in Somalia, un paese che come tanti altri ha goduto dei benefici di quel democracy export che piace tanto agli "occidentalisti", al pari dell'Iraq dove il carnefice di stato ha avuto l'onore di essere una tra le prime figure istituzionali ad essere richiamata in servizio.
Razzanelli statuisce che "La nostra religione e la nostra cultura non ci permettono di accettare che, nel 2010, possano essere uccise delle persone per un adulterio". Fermo restando che non abbiamo idea di quale "religione" stia parlando costui, potremmo sciorinargli statistiche in merito alle esecuzioni extragiudiziali di donne nella penisola italiana, alla luce delle quali sarebbe bene evitare di insegnare agli altri come devono comportarsi.
Giovanni Galli, Emanuele Roselli e Mario Tenerani statuiscono invece la "cristianità" della società in cui vivono in un comunicato stampa di ovvia adesione alla cialtroneria propagandistica ed all'incompetenza più assoluta: di questa "cristianità" sarebbero rappresentativi i crocifissi nelle aule scolastiche e in questo c'è da dar loro ragione, nel senso che la "cristianità" dei sudditi a tanto si limita e di tanto si contenta. Se teniamo presente il coro di latrati che gli "occidentalisti" levano ogni volta che un ministro di culto si azzarda a toccare il tema della giustizia sociale, si capisce fino a che punto questa "cristianità" rappresenta, per gli "occidentalisti", un elemento esclusivamente identitario da contrapporre a quanti osino mettere in discussione lo stato di cose presente.
Bianca Maria Giocoli invece, di cui approvammo la piena consapevolezza dei propri limiti mostrata in campagna elettorale, si contenterebbe invece di trasformare i credenti in delatori: nella weltanschauung "occidentalista" delatori e spie sembrano avere una posizione di tutto privilegio al pari delle prostitute, il che è un ottimo segnale dell'empietà e della sovversione che ne costituiscono il fondamento. Alla fine, il piddì con la elle è andato a scomodare anche uno dei tanti incolori yes men della camera alta, a Roma; forti di una presenza tanto autorevole derubricano la bozza di progetto di Elsir a "provocazione": non gli torna l'adozione di elementi architettonici fiorentini, non gli torna che la faccenda sia saltata fuori a quattro giorni dal nono anniversario di quelle spregiudicate operazioni urbanistiche sul suolo amriki che gli yankee stessi vorebbero essere i primi a dimenticare, non gli torna la settimana scarsa che separa la presenza della questione sull'agenda setting delle gazzette dall'anniversario della morte di Oriana Fallaci, ricorrenza autoreferenziale al cui imperversare gazzettiero non sono tollerati concorrenti.
Ne va della visibilità e, in fin dei conti, del poter continuare a scaldare poltrone.

 

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