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Firenze: Casaggì e Tommaso Villa insieme per la coerenza "occidentalista" PDF Stampa E-mail
Sabato 09 Ottobre 2010 08:07
Settembre 2010. Nel territorio controllato dallo stato che occupa la penisola italiana la vita quotidiana è ogni giorno più diversa da quella descritta dai gazzettieri e dal securitarismo manicomiale dei "politici". Entrambe le categorie sono costrette dal loro stesso ruolo a fornire ogni giorno di che funzionare alla macchina mediatica da cui dipendono il consenso dei sudditi e la costruzione continua di quell'inerzia e di quella inanità da cui dipendono le loro fortune ed i loro redditi. Nel fare questo, coerenza e presentabilità sono considerate questioni assolutamente marginali: i risultati sono ordinariamente paragonabili a quelli che seguono, e che costituiscono soltanto un piccolo campione di quanto si può riscontrare ogni giorno.
Non si finirà mai di sottolineare come la scena politica, nel "paese" delle fettuccine al triplo burro, sia giunta ad un tale livello di putrefazione da contemplare l'esistenza di un ossimorico "antagonismo filogovernativo" senza che nessuno si scomodi neppure più a sghignazzarne.


Le convulsioni in cui il maggior partito "occidentalista" d'Europa si dibatte da mesi hanno lasciato tracce evidenti anche nella politica fiorentina. Intanto che il piddì con la elle perde un pezzo al giorno, il gazzettame locale sta da qualche tempo preparandosi a passare di padrone con la viltà opportunista tipica dei servi di ogni epoca, trattando ogni collodio escreto dalla pedestre rappresentativa locale della Lega Nord alla stregua di Editti Pel Bon Governo. Questo non sminuisce affatto l'evidenza della malafede cialtrona che costituisce l'ossatura della pratica politica "occidentalista": se mai, concorre a costituirne conferma.
Nello stesso giorno in cui Casaggì latra contro infami e delatori, usando toni granguignoleschi degni di un pulcinella di Scampìa cui si sia rovesciata in mezzo di strada la ciotola dei maccheroni, la Giovane [omissis] cui Casaggì dice di fare riferimento si mette in moto proprio per un'operazione delatoria.
L'ennesima.
E-mail e numero di telefono sono a disposizione, dai primi giorni del nuovo anno scolastico, "per raccogliere le segnalazioni di studenti e famiglie circa inequivocabili prese di posizione politiche contro la riforma Gelmini dei professori durante l'orario di lezione".
Promotore dell'iniziativa, quel Tommaso Villa che mentre stava mettendo in piedi il linciaggio mediatico di un gruppo di occupanti un'aula universitaria fu cacciato a colpi di uova, sperabilmente per lui non troppo stagionate. Tommaso Villa deve la propria meschina "carriera politica" a due fattori sostanziali: l'inaccessibilità della formazione in cui opera per chiunque abbia un minimo di rispetto per se stesso, ed un ricorso sistematico a quella delazione che i suoi commensali di Casaggì dicono di disprezzare tanto.
In contesti sociopolitici più normali, il sistematico ricorso alla delazione per il quale i giovani "occidentalisti" si segnalano da anni avrebbe già procurato loro l'aperto disprezzo di ogni individuo cosciente, fatta salva la possibilità di vederli bersaglio di attestazioni di disistima costituite da un esplicito passaggio a vie di fatto.
Per loro fortuna il contesto sociopolitico dello stato che occupa la penisola italiana, in cui è ordinaria amministrazione l'esistenza di realtà ossimoriche quali l'"antagonismo filogovernativo" o un "non conformismo" che sostiene l'esecutivo in carica, in tutti i modi può essere definito, meno che normale.

 

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