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Ahmadinejad: "L'era delle tirannie prevaricatrici è finita" PDF Stampa E-mail
Sabato 09 Ottobre 2010 08:51
In occasione dell'apertura della sessantacinquesima sessione dell'ONU, il presidente della Repubblica Islamica dell'Iran è stato intervistato più volte da media amriki, più o meno scopertamente intenzionati a poter confermare il cliché di antisemitismo da bombarolo nucleare da essi stessi inventato che accompagna Ahmadinejad ovunque vada. I risultati, da questo punto di vista, non sono stati gran cosa.

Traduzione integrale del testo riportato su
president.ir.

In una intervista in esclusiva per il canale televisivo statunitense ABC, il presidente ha raccomandato al personale della Casa Bianca che nel confrontarsi con la civile, potente e culturalmente ricca nazione iraniana non si utilizzino minacce e metodi fuori dalle leggi, così come di cessare di far ricorso alle scorrettezze per gestire i rapporti internazionali.

Il dottor Ahmadinejad, giunto a New York sabato sera dopo un viaggio di ventun ore inframezzato da brevi soste in Siria ed in Algeria, ha sottolineato nel corso dell'intervista che "l'era delle tirannie prevaricatrici è finita e coloro che si rifanno ai loro metodi andranno incontro ad una sicura sconfitta". In merito alla recente risoluzione che introduce sanzioni economiche contro l'Iran, il Presidente ha affermato che "La nazione iraniana ha fatto da trent'anni l'abitudine ai comportamenti immorali del mondo occidentale ed ha imparato a trasformare le minacce americane che accompagnano ogni volta le sanzioni in altrettante nuove opportunità".
Il dottor Ahmadinejad ha aggiunto: "ricorrere a simile misure illegali non porterà ad altro risultato che la marginalizzazione di quanti vorrebbero marginalizzare gli altri". Rispondendo ad una domanda inerente la preoccupazione espressa da alcune persone all'interno del suo paese, timorose della mancanza di seria considerazione nei confronti delle sanzioni, ha specificato: "In Iran tutti possono esprimere il proprio punto di vista e la propria opinione: non esistono limiti a questo genere di espressione. Il governo ha preso le sanzioni molto seriamente ma questo non significa che si debba dare per scontato che esse sanzioni avranno per forza un effetto negativo. Il governo è dell'opinione che a seguito delle sanzioni l'Iran compirà invece ulteriori progressi".
Il Presidente ha affermato: "La nazione iraniana è civile, potente e culturalmente ricca e non ha bisogno di dipendere dalle altre nazioni. Avere relazioni con le altre nazioni è prezioso, ma questo non significa che gli atti di forza o le sanzioni possano avere effetti negativi sul percorso che la nazione iraniana segue per il proprio progresso".
Ha detto che ogni più piccolo movimento di materiali nucleari viene svolto sotto la supervisione dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), perché a questo riguardo non esista alcuna incertezza.
Sottolineando il fatto che alcuni ispettori dell'agenzia hanno violato la legge distorcendo i fatti in merito alle attività nucleari iraniani, nel tentativo di utilizzare questa materia a fini politici, il dottor Ahmadinejad ha detto che la IAEA ha lasciato che simili rapporti pieni di storture e concepiti a scopo politico minassero la sua credibilità. Ha anche asserito che alcuni paesi, tra i quali gli Stati Uniti, sono impegnati in attività nucleari militari senza che esista alcun rapporto o alcuna supervisione su di essi. Il Presidente Ahmadinejad ha detto che le sanzioni non sono una questione che per l'Iran abbia una qualche importanza concreta, affermando che coloro che stanno lavorando per imporle stanno in realtà impegnandosi per sanzionare se stessi.
Rispondendo ad una domanda sul caso di Sakineh Ashtiyani, su cui pende una sentenza di morte emessa da un tribunale iraniano per adulterio e per la complicità con i suoi amanti nell'assassinio del marito, ha risposto: "come mai il destino di un detenuto iraniano è diventato così importante per i funzionari americani?"
Il dottor Ahmadinejad ha liquidato i servizi trasmessi dai media degli Stati Uniti su questo argomento come completamente manipolati ed ha detto che è davvero una sfortuna per i funzionari americani dover impiegare il proprio tempo dietro a dicerie antiiraniane e a notizie false.
Il presidente iraniano si è anche detto sorpreso che gente le cui mani sono macchiate del sangue di oltre un milione di iracheni e di più di centomila afghani stia tentando di farsi passare per difensori di una donna colpevole e detenuta adducendo maldestramente il pretesto dei diritti umani.
Mahmoud Ahmadinejad ha sottolineato il fatto che il governo dell'Iran è recisamente contrario alla politica statunitense in Iraq ed in Afghanistan, e che la considera un completo fallimento.
Rispondendo ad una domanda in merito ad alcune notizie che riferirebbero della possibilità che Karroubi e Mussavi possano essere in qualche modo imputati in un processo in cui si tenterà di incastrarli, il dottor Ahmadinejad ha risposto che anche se gli avversari politici sconfitti, gli oppositori al governo ed i suoi avversari politici personali hanno commesso atti illegali di ampia portata durante lo scorso anno, tutti si trovano comunque a piee libero e possono diffondere le loro opinioni attraverso i media di cui hanno disponibilità senza che nessuno nel frattempo abbia pensato a disturbarli; un eventuale tentativo di incastrarli in qualche modo avrebbe potuto essere posto in atto nel corso di tutto l'ultimo anno.

La nazione iraniana non ha nulla contro gli ebrei, e gli ebrei vivono al sicuro in Iran.

Rispondendo ad una domanda che faceva riferimento all'esortazione di Fidl Castro di non arroccarsi su certe posizioni in merito all'olocausto ed agli ebrei, il Presidente ha affermato: "ognuno al mondo è libero di esprimere le proprie opinioni, ma devo dire che la nazione iraniana non è antisemita e che gli ebrei, così come gli altri popoli, in Iran vivono al sicuro ed in totale tranquillità. In merito all'olocausto abbiamo soltanto avanzato due domande, alle quali non abbiamo ricevuto risposta". Il dottor Ahmadinejad ha aggiunto che la nazione iraniana non ha mai adottato alcuna prospettiva razziale e che, al contrario, oggi una prospettiva che si rifà al peggior razzismo è in uso nella Palestina occupata e che i sionisti asseriscono ufficialmente di appartenere ad una razza superiore; "certamente noi siamo dell'opinione che i sionisti siano una cosa differente dagli ebrei, e che non abbiano comunque alcuna religione".

La nazione iraniana, con i suoi settantacinque milioni di persone, si erge unita e solidale contro il sistema egemonico.

Ad una domanda che faceva riferimento ad un'asserzione della Guida Suprema in cui si sottolineavano l'unità e la solidarietà nazionali, il presidente ha risposto che da trent'anni la nazione iraniana è unita e coesa, e che il mantenimento di questa unità è sempre stato fra le prime preoccupazioni dei leader della rivoluzione. La nazione iraniana comprende settantacinque milioni di persone unite, che si ergono contro il sistema delle egemonie.
Rispondendo ad una domanda che faceva riferimento alle ragioni che hanno portato alla rimozione dell'ingegner Mashaei dalla carica di vicepresidente, il dottor Ahmadinejad ha spiegato che l'atto è stato raccomandato dalla Guida Suprema; a causa di alcune divergenze di opinione sarebb stato bene che Mashaei non occupasse la vicepresidenza. Questo non significa che Mashaei non potrà occupare altre cariche. "Il signor Mashaei è uno dei migliori membri della compagine di governo ed è una persona dotata di una mente brillante e profondamente pervasa da senso di umanità; Mashaei è un amico ed è mio assistente personale".
Un'altra domanda chiedeva se Mashaei sarebbe stato candidato alle prossime elezioni presidenziali: il presidente ha asserito che il governo in carica non ha, tra i suoi compiti, quello di preoccuparsi delle elezioni future perché ciascun suo componente sta assolvendo compiti di servizio e tentando di rimuovere le barriere che ostacolano lo sviluppo della nazione iraniana; "la nazione iraniana è vigile ed intelligente, ed al momento giusto chiunque la nazione vorrà scegliere sarà eletto, senza che nessuno possa imporre alla nazione iraniana alcuna costrizione o alcun diktat". Ad una domanda riferentesi alle parole del segretario di stato americano che rimarcavano il processo di militarizzazione in atto nel paese, Ahmadinejad ha risposto che la signora Clinton avrebbe fatto meglio a pensare un po' a quello che voleva dire, prima di lasciarsi andare a certe affermazioni. "Tutti sanno che il budget destinato alle spese militari negli Stati Uniti ammonta a mille miliardi di dollari; la popolazione degli Stati Uniti supera di oltre quattro volte quella iraniana, ma le spese militari dell'Iran ammontano a soli dieci miliardi di dollari. A questo proposito l'asserzione del segretario di stato è piuttosto divertente: come può preoccuparsi del potenziale militare altrui uno stato che vi destina una cifra che è pari a quella che vi destina tutto il resto del mondo messo insieme?".
Il Presidente ha affermato poi che per far uscire la politica estera statunitense dall'orrenda era di Bush il presidente Obama dovrebbe senz'altro fare a meno di fare ricorso ai metodi ed ai comportamenti che la caratterizzavano, pena ottenere i medesimi risultati, e che la signora Clinton farebbe meglio ad astenersi dall'esprimere preocupazioni e a concludere invece che l'intromissione statunitense in Iraq, in Afghanistan ed in altre parti del mondo ha comportato ripercussioni e costi estesi sia per gli altri paesi che per gli stessi Stati Uniti.

"Se l'amministrazione statunitense intende presentare proprie raccomandazioni, cominci innanzitutto ad adoperarsi per affrontare i propri fallimenti ed i propri problemi".

L'Iran è stato sempre pronto a colloqui che si svolgano su un piano di parità e di rispetto reciproco.

Ad una domanda in merito alla possibilità che Iran e Stati Uniti intreccino un dialogo diretto, il dottor Ahmadinejad ha affermato che l'Iran ha già posto le basi perchè questo avvenga: "Ad esempio, c'è stato il caso di una lettera inviata a Bush in cui annunciavamo che alle Nazioni Unite eravamo pronti ad un colloquio a due alla presenza dei media; poi, abbiamo liberato per motivi umanitari la signora Sarah Shourd. Atti come questi mostrano che l'Iran è pronto al dialogo, ma questo dialogo deve tenersi in condizioni di parità e di rispetto reciproco".

 

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