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Massimo Primerano, il Liceo Carcere Michelangiolo e le nefandezze di Facebook PDF Stampa E-mail
Sabato 13 Novembre 2010 10:45
In occasione di una tornata di occupazioni scolastiche nell'ottobre 2010, si assiste ad un'ulteriore campagna di frenastenia denigratoria che ha uno dei suoi culmini nelle rabbiette di un "dirigente scolastico" del quale abbiamo già avuto modo di interessarci.

Il Liceo Classico Michelangiolo di Firenze tiene molto a presentarsi come una scuola che si ispira a "principi di uguaglianza, vuole educare alla civile convivenza democratica e alla tolleranza, offre pari opportunità per tutti senza discriminanti di qualunque natura, si adopera per il superamento di situazioni di difficoltà e di disagio[...]".
Nell'esperienza concreta che ne abbiamo avuto, il Liceo Carcere Michelangiolo si è rivelato più concretamente un falansterio in cui si producono conformisti e si slatentizzano patologie psichiatriche. Una questione su cui ci esprimemmo a suo tempo, e sulla quale ritorniamo dopo aver scorso un querulo articolone sulla gazzetta "occidentalista" chiamata "Giornale della Toscana". Questo "Giornale della Toscana" è un foglietto che fa il megafono ai partiti "occidentalisti", e segnatamente al piddì con la elle, nel contesto di una città in cui essi partiti riescono a schierare un elettorato passivo che non prenderemmo in considerazione neanche per ricoprire le mansioni di garzone in un maccheronificio di second'ordine ed un elettorato attivo che si vergogna, peraltro assai appropriatamente, perfino di manifestare la propria appartenenza.
A metà ottobre 2010 la penisola italiana è attraversata da una modesta ondata di insofferenza diffusa verso la compagine di ingordi che fa finta di presiederne le sorti. Incapace di influire positivamente su eventi anche minimi, il "governo" dello stato che occupa la penisola italiana ha trascorso nella pianificata carcerizzazione della vita quotidiana dei sudditi e nella lotta a coltello per il mantenimento di privilegi osceni tutto il tempo che non ha dedicato alle operazioni propagandistiche costruite con il sistematico ricorso alla menzogna ed alla delazione, due pratiche politiche che paiono costituire l'essenza stessa della quotidianità "occidentalista". Nel caso delle scuole superiori il malcontento ha preso le forme, in larghissima parte ritualizzate, dell'occupazione scolastica. L'occupazione scolastica sui gazzettini "occidentalisti" è designata con intento di dileggio okkupazione, da fogliettisti che trattano questioni del genere tenendosi a distanza di sicurezza dai luoghi in cui accadono dal momento che per quanto riguarda le loro persone, nel caso finissero a portata di gente denigrata con sistematicità e senza possibilità di replica da un anno all'altro, si potrebbe parlare non tanto di rischio per l'incolumità personale quanto di certezza per la medesima. Il "Capo d'istituto" del Liceo Carcere Michelangiolo è un "dirigente scolastico" che si chiama Massimo Primerano, voce ascoltatissima dal gazzettaio locale, che non manca di concedergli una certa dose di visibilità mediatica: se la merita.
Nel Liceo Carcere Michelangiolo esiste un regolamento di disciplina, come in ogni galera ed in ogni caserma degne di questo nome. La prima mancanza elencata nel documento[1] è la mancanza di rispetto verso il "Capo d'istituto": praticamente un crimen laesae maiestatis che viene addirittura prima dell'infrazione ad una qualsiasi delle pletoriche norme che dovrebbero regolare la vita dei sudditi dello stato che occupa la penisola italiana. Massimo Primerano mostra dunque una propensione alla legge, all'ordine e a tutto quanto contribuisce all'edificio della menzogna securitaria che il gazzettame è in blocco dedito ad allestire ogni giorno, che fanno considerare ben spesi tempo e spazio a lui destinati. Il target del gazzettame "occidentalista", rappresentato da morti già da vivi che riescono a "ragionare" da novantenni anche in piena adolescenza, non potrà che riconoscervisi con conseguenti benefici per le tirature e per gli accessi ai siti.
Ovviamente le gazzette sono una cosa, la realtà un'altra. Ed è qui che cominciano i problemi.
La contestazione studentesca avviene da anni nel sostanziale disinteresse delle forze politiche tradizionali, aderire alle quali è considerato in genere anche dai giovani un comportamento degno di scoperto biasimo. Fanno eccezione poche ed interessate conventicole, solitamente di stampo "occidentalista", in questi anni costrette a difendere l'operato del "governo" in un ambiente che le tratta da appestate. Il grosso delle azioni di protesta sono dunque autorganizzate, con tutta la spontaneità ed i limiti del caso: la preparazione militare sotto lo zero ed una mancanza di prudenza ai limiti dell'autolesionismo -con i cortei non autorizzati annunciati sul Libro dei Ceffi, tanto valeva telefonare direttamente alla polizia politica- rivelano tra l'altro la natura (tanto per cambiare) menzognera delle ciarle sparse ai quattro venti dalla marmaglia "occidentalista" in materia di "cattivi maestri" ed altre simili mestrualità. Lo scorso anno così descrivemmo il clima dominante: "...La completa "occidentalizzazione" dei giovani sta avviandosi ad avere successo, producendo una massa afasica ed omologata cui sono autorizzati esclusivamente l'acquiescenza ed i comportamenti di consumo reputati desiderabili. Senza guide, senza prospettive, senz'altro orizzonte che un futuro alla giornata, la generazione che bussa alla porta è capace, e neppure sempre, soltanto di ribellioni da banlieue in cui predominano gli atti di distruzione fini a se stessi".
In questo contesto, maggiore è l'adesione all'omologazione, al securitarismo ebete ed al controllo sociale che informano di sé il clima organizzativo di un ambiente, maggiore è la possibilità di trovarsi davanti ad episodi di pura distruttività. Cosa che nel tetro istituto di via della Colonna si è verificata anche questa volta.
Facciamo un passo indietro.
Lo scorso anno, davanti a danni per decine di migliaia di euro, il "preside dal polso quasi fermo" Massimo Primerano (così lo definimmo in questa sede) non trovò di meglio da fare che esortare i colpevoli all'autodenuncia. I risultati non devono esser stati gran che, se a giugno del 2010 furono gli stessi insegnanti a rifare l'imbiancatura di un certo cortile. Spesso succede che chi ricopre mansioni dirigenziali non riesca ad interiorizzare di poter essere ipso facto bersaglio del risentimento, se non dell'odio, dei propri sottoposti. A dodici mesi di distanza a Primerano è toccato un ridimensionamento delle sue convinzioni di base addirittura più marcato del primo.
Da una "comunicazione" del 19 ottobre 2010 si viene a sapere che qualcuno la notte avrebbe elevato barricate in sede e succursale, bloccato gli accessi, messo a soqquadro le aule. Insomma, sfracelli. Da un ambiente scassinato sarebbe sparito del denaro, proveniente anche "dalla vendita di magliette dell'Associazione Liceo Michelangiolo".

Il sito di questa associazione non viene aggiornato da oltre due anni e l'ultima iniziativa realizzata risale al dieci aprile di due anni fa. Magliette e felpe sono in vendita dal gennaio dello stesso anno. Questo stando ad Internet, il che non costituisce affatto una garanzia circa la reale vitalità di questa organizzazione. Il fatto che parte del denaro arrivasse da questa rivendita fa però pensare che in quasi tre anni non si è presa neppure l'abitudine di versare altrove il contante raccolto. Per una volta anteponendo le leggi dello stato che occupa la penisola italiana al cult of personality sancito dal "regolamento di disciplina", Primerano ha fatto fuoco e fiamme: "Lo scrivente provvederà al più presto a denunciare gli occupanti identificati [identificati da chi ed in che modo non è dato saperlo, n.d.r.] per interruzione di pubblico servizio, danneggiamenti e furto con scasso".
La risposta arriva a strettissimo giro di posta. La notte seguente, si viene a sapere da un ulteriore motuproprio pel bon governo pubblicato il 20 ottobre ed intitolato situazione occupazione, qualcuno ha ripassato nuovamente il falansterio abbondando con lucchetti e barricate, e rincarato la dose accanendosi con insulti irripetibili contro Primerano e contro la gendarmeria, vergati ad ulteriore ludibrio proprio sulla parete rimessa a posto pochi mesi fa. Rimesse a posto le cose, Primerano ha minacciato ulteriori sfracelli a base di denunce "...per interruzione di pubblico servizio, danneggiamenti e furto con scasso. Uno studente in modo arrogante mi ha chiesto il perché del furto con scasso: ho riferito del furto delle chiavi e dei soldi in Segreteria e lo studente si è permesso di dirmi testualmente che sono un buffone ed un bugiardo. Richiesto di identificarsi si è rifiutato di comunicarmi le generalità e la classe: è ovvio che l’identificazione è solo rimandata di qualche giorno".
Buffone e bugiardo. Chissà perché proprio questi epiteti e non altri ben più lesivi. Sul bugiardo, è ipotizzabile che la foga del momento abbia fatto addossare un episodio preciso a qualcuno che non ne sapeva nulla: sul buffone avremmo da supporre qualche cosa di più. I lettori neanche troppo assidui si saranno accorti della profonda disistima che abbiamo per la repellente autoschedatura di massa rappresentata da Facebook, citata anche in questo scritto e non certo per dirne bene.

Una delle schede presenti in quell'arnese è intestata ad un "Massimo Primerano" di Firenze. Dovremmo evitare di dare per scontata la corrispondenza tra schedatura e soggetto reale, ma la foto che ritrae un individuo identico a quello che le gazzette indicano come "dirigente scolastico" ed il fatto che la scheda sia presente da diverso tempo ci fanno supporre che l'account cui fa capo sia controllato da Primerano in persona, e non da qualcuno che ha realizzato una scheda per motivi tutti suoi. Ora, il mestiere di "dirigente scolastico", come quello di micropolitico "occidentalista", dev'essere di quelli non particolarmente rapaci in termini di tempo e di condizioni di lavoro: al momento in cui scriviamo la scheda riporta la bellezza di 957 (novecentocinquantasette) "amici", coltivare le relazioni coi quali deve essere tutt'altro che una sinecura.
La stessa scheda presenta quella che viene definita "bacheca", una specie di log delle "attività" svolte sul sito con l'account cui la scheda fa capo. L'account con la foto di Massimo Primerano mostra una passione smodata per un gioco che dovrebbe consistere nel far finta di fare i contadini. Un altro segno dei tempi: la semplice proposta di "giocare al contadino", fatta in qualsiasi ambiente ed in qualsiasi forma appena qualche decennio fa, avrebbe suscitato reazioni tra l'offeso ed il manesco.
Il perché del buffone? Difficile rimanere seri quando si coniuga materiale come questo alla tetra quotidianità dei "regolamenti di disciplina" come quello che abbiamo sfiorato. E l'esempio non è neppure dei peggiori, con metà dei sudditi in tutto l'"Occidente"(2) a mettere in piazza roba del genere come se nulla fosse. Pensare che questo divertissement pressoché costante e pressoché quotidiano sfuggisse ai rancorosi su citati peccava gravemente di poco realismo. Chissà che colui o coloro che nella notte del diciotto ottobre avrebbero danneggiato il rack con gli switch della rete scolastica non avessero presente proprioa questo. Un po' come se avessero pensato "Eccoti messo a posto. O vacci ora, a giocare con Facebook".
Proprio contro un muro di realismo rancoroso, nelle ore successive ai fatti, è andato a sbattere il Primerano dei regolamenti e degli orari precisi al minuto e delle giustificazioni e delle schedature. "...Sono assolutamente meravigliato della quasi totale indifferenza delle famiglie degli occupanti che evidentemente concordano non solo con la prova di forza ma anche con le conseguenze che essa comporta. Vedremo se concordano anche sulle denuncie che riceveranno i loro figli".
Il "dirigente scolastico" deve trovare di difficile interiorizzazione anche il fatto che c'è in giro gente cui una denuncia non fa né caldo né freddo. Suona ironico ricordare che proprio le tessere di un partito "occidentalista" tra i primi responsabili dello stato di cose presenti portavano qualche anno fa una citazione attribuita -se a torto o a ragione non sapremmo dire- ad Ezra Pound: "Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui".
Gli "occidentalisti" che conosciamo non se ne sono mai mostrati degni.
I loro avversari, di questa dignità danno prova ogni giorno.

Post Scriptum. "Il Giornale della Toscana" del 22 ottobre inneggia alla "vittoria del preside", che ha tra l'altro riavuto indietro 54 (cinquantaquattro) euro proventi delle felpe di cui sopra. Si lascino da parte le considerazioni sulla miserabili soddisfazioni cui è ridotto il target di quella gazzetta, e si rifletta sulla cifra.
Cinquantaquattro euro.
Cinquantaquattro euro in due anni e passa? Il Liceo Carcere Michelangiolo non deve poi suscitare tutte queste nostalgie. E il tizio che gli ha dato di bugiardo e di buffone? Sarà saltato fuori? O Primerano deve andare a cercarlo su Facebook, anche lui?

[1] Molti dei materiali presenti sul sito della scuola sono in formati proprietari, con tanti saluti all'open source.

[2] Gli scontri di piazza che fecero seguito alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad furono una specie di test di marketing per un qualcosa che fa impallidire gli schedari del passato ma che viene gabellata per espressione di "libertà". E l'utilizzo scriteriato di un altro arnese simile, detto "cinguettatore" o roba del genere, si rivelò a dir poco controproducente per i manifestanti. In "Occidente" si è arrivati al punto di non trovare alcunché di paradossale tra la presentazione commerciale di questi traffici di informazioni e la loro realtà di controllori globali: il motivo che a tratti l'accesso a Facebook dalla Repubblica Islamica dell'Iran risulti difficoltoso viene considerato sufficiente per statuirne... la "mancanza di libertà"!

 

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