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"Il Giornale della Toscana" tra cialtroneria e diversivi PDF Stampa E-mail
Sabato 13 Novembre 2010 11:26
Nell'autunno 2010 il gazzettaio "occidentalista" è costretto ad autentici miracoli difaccia tosta per distogliere l'attenzione dei sudditi dalle tresche dei politici di riferimento. Ecco che forma ha preso la cosa nelle edicole fiorentine.

A Firenze le gazzette "occidentaliste" non mancano davvero, a cominciare da quel "La Nazione" che da più di un secolo e mezzo agisce imperterrita per il deterioramento del tessuto sociale della città in cui ha sede. Negli ultimi dieci anni l'involuzione del mainstream ha permesso exploit di tutti i tipi nei settori del securitarismo, dei linciaggi mediatici e della propaganda politica presentata come "informazione", e questo ha anche inflazionato il numero delle gazzette: spingere i sudditi a riconoscere il peggio di se stessi nella stampa quotidiana, evidentemente ha garantito e garantisce entrate considerevoli.
"Il Giornale della Toscana" è proprio una di queste gazzettine, la cui locandina giallastra non è peraltro presente neppure in tutte le edicole.
Quella del 31 ottobre 2010 urlava che secondo un certo Bonaiuti "infrastrutture e cultura" sono "priorità" secondo il maggior partito "occidentalista" al governo nello stato che occupa la penisola italiana.
Questo Bonaiuti dovrebbe avere una carica in esso governo. Ma non divaghiamo.
Infrastrutture. Ai tempi della campagna elettorale con il palloniere inviato perentoriamente a Firenze per "cambiarle colore", il piddì con la elle cercò di riempire il vuoto assoluto di proposte che non fossero galera, galera e galera, gendarmi, gendarmi e gendarmi con una serie di proposte una più demenziale dell'altra. Ad un certo punto saltò fuori, durante un convegno al Palazzo dei Congressi in cui il partito maggioritario della penisola raccolse tanta gente quanta un centro sociale qualunque ne raccoglie in una serata qualsiasi, di... interrare i viali di circonvallazione. "Il Giornale della Toscana" riportò tutto fedelmente, arciconvinto di essere preso sul serio: d'altronde, chi non prende sul serio questa roba non può che essere un terrorista. Nella realtà dei fatti non c'è minimo intoppo alla viabilità stradale che non sia oggetto di lamentele in consiglio comunale e alla stampa. Figuriamoci cosa non succederebbe se davvero si decidesse di procedere anche solo a qualche saggio sul suolo per verificare la fattibilità di una simile idiozia.
L'allargamento a tre corsie della autostrada A1 attorno a Firenze è in corso d'opera da otto anni, tutti dominati da governi "occidentalisti" con l'eccezione del periodo 2006-2008. I pannelli luminosi con le cifre che andando al contrario segnalavano il giorno previsto per la fine dei lavori sono stati tolti in silenzio e fatti sparire con discrezione.
Pensano alle infrastrutture, pensano.
Cultura. La pochezza "occidentalista" in questo settore supera il descrivibile, e lo supera di svariate misure. Alla cultura, al pari di ogni altro elemento del reale, gli "occidentalisti" dedicano interesse proporzionale alla possibilità che produca un reddito quantificabile in denaro o una rendita di posizione quantificabile in suffragi. Nel caso di Firenze l'impegno diretto dei partiti "occidentalisti" in questo senso si riduce da tempo immemorabile all'incensamento di qualche figura dai meriti pregressi e dimenticati o capace di fornire avallo con la propria presunta statura intellettuale a qualunque bassezza venga voglia di perpetrare a questa gente.
Il secondo titolo rimette in pari la bilancia tornando al consueto refrain pallonistico. Il palloniere citato ha riempito il gazzettaio per settimane e non certo per le sue gesta "sportive", trovando avallo, giustificativi e comprensione laddove su uno zidar qualsiasi che si fosse reso protagonista di qualcosa di simile sarebbe stata scagliata la solita panoplia gazzettiera di degradensihurézze, sentenze esemplari, certezza della pena e via ciarlando.
Pensano alla cultura, pensano.
Nelle stesse ore in cui in via Cittadella si mandava in macchina questa roba, il fondatore del "partito" del Bonaiuti su ricordato tornava in testa ai titoli di tutti i mass media del pianeta e contribuiva all'ulteriore rafforzamento della corretta immagine che in contesti meno involuti, dal deserto siriano agli altopiani kirghisi, le persone hanno della penisola italiana. E l'immagine che in contesti meno involuti le persone hanno della penisola italiana è quella dell'equivalente geopolitico di una spaghetteria di provincia in cui si smercino anche videocassette pornografiche ed immagini di Padre Pio, intanto che sul retro si affittano camere ad ore a marmaglia in canottiera.
Il fondatore del "partito" di Bonaiuti ricopre attualmente la carica di primo ministro nello stato che occupa la penisola italiana. Uno strano giro di telefonate alla gendarmeria milanese fatto a maggio scorso indica che costui era sollecito della sorte di una minorenne di origine marocchina accusata di furto, in merito alla quale il materiale reperibile sul web consentirebbe di farsi un'idea piuttosto precisa. Ed altrettanto precisa è l'idea che ci si può fare del tipo di rapporti che lega un elemento del genere all'ambiente frequentato da uno dei massimi responsabili di uno stato cui sono sottoposti più di sessanta milioni di sudditi. Il resto lo fanno le vergognose imputazioni contestate a razzumaglia dello stesso giro.
Sono evidenti almeno un paio di cose: la prima è che l'islàmme sarà anche il male personificato, ma evidentemente gli "occidentalisti" non temono di venirne contagiati per via venerea. La seconda è che alla diciassettenne accusata di furto il gazzettaio usa riguardi che gli equivalenti che provenissero da qualche campo rom e finissero in mano alla gendarmeria con un'accusa identica non riceverebbero di certo.
Tranne in caso di pregressa e risaputa frequentazione di certi ambienti.
Altro dettaglio non secondario: nonostante la ragazza sia di origine marocchina, le telefonate la qualificano nipote del presidente egiziano.
I casi sono sostanzialmente due.
1)Il primo ministro dello stato che occupa la penisola italiana non ricorda il nome del presidente marocchino (si noti che il Marocco è un regno) e lo confonde con quello di un paese che sta dall'altra parte del continente, con tutte le conclusioni che da questo è possibile trarre.
2) Il primo ministro dello stato che occupa la penisola italiana non ha la minima idea delle sue stesse frequentazioni, con tutte le conclusioni che da questo è possibile trarre.
Le infrastrutture.
La cultura.

 

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